Trento – Mancata accoglienza: esposto contro il personale del Ministero dell’Interno e appello solidale “Casa, diritti, dignità!”

Addetti ai lavori

L’Assemblea antirazzista di Trento ha da poco concluso una confenza stampa indetta per denunciare la mancata accoglienza di molti richiedenti asilo arrivati in modo autonomo nel territorio e promuovere un appello, “Nessuna persona deve rimanere in strada: casa, accoglienza e dignità, riconoscimento e rispetto“, in risposta alla legge Salvini e alla decisione del presidente della Provincia Fugatti di smantellare il sistema d’accoglienza trentino. Con una nota l’assemblea antirazzista spiega nel dettaglio le richieste alle istituzioni e quali azioni sono state messe in campo.

1) Denunciare le prassi illegittime del Commissariato del Governo e della Questura (con l’avallo della Provincia di Trento) di mancata accoglienza di persone richiedenti asilo arrivate in modo autonomo nel territorio

Da inizio dell’anno, Antenne Migranti, ha svolto un’attività di monitoraggio dei migranti che dormivano nei parchi cittadini [2].
In questa azione ha raccolto diverse segnalazioni di richiedenti asilo costretti a dormire in strada o a rivolgersi ai servizi di bassa soglia, perché gli veniva impedito in modo del tutto illegittimo l’accesso al sistema di accoglienza.

Come prima “barriera” per filtrare le domande di asilo è emersa una prassi della Questura che ancora oggi non è stata abbandonata. Tramite il Cinformi il migrante deve richiedere un appuntamento in Questura per formalizzare l’istanza di protezione internazionale: questa gli viene preclusa fino a quando non dimostra di avere un domicilio, consegnando una dichiarazione di ospitalità.
La richiesta di dimostrazione da parte del richiedente della disponibilità di un’autonoma sistemazione ai fini dell’accesso alla procedura è illegittima, in quanto, come confermato da ampia giurisprudenza in materia [3], è in palese contrasto con l’art. 6, par. 6 della direttiva 2013/33/UE a tenore del quale “gli Stati membri non esigono documenti inutili o sproporzionati né impongono altri requisiti amministrativi ai richiedenti prima di riconoscere loro i diritti conferiti dalla presente direttiva, per il solo fatto che chiedono protezione internazionale”.

Tuttavia, anche quando il richiedente asilo supera questo ostacolo e dimostra di avere un domicilio, la seconda “barriera” consiste nei tempi di attesa biblici per entrare nel sistema d’accoglienza. Nonostante i numeri delle persone accolte nel sistema d’accoglienza provinciale siano in costante diminuzione, conosciamo richiedenti asilo che hanno atteso quasi un anno per entrare nei posti dedicati. Anche in questo caso la normativa vigente (art. 1 co. 2 e 3. del D.Lgs. 142/2015) stabilisce che l’accesso alle misure di accoglienza deve essere garantito fin dal momento della manifestazione della volontà di chiedere protezione internazionale, e che le misure di accoglienza si applicano anche ai richiedenti asilo sottoposti alla procedura di determinazione dello Stato membro competente ad esaminare la domanda di protezione internazionale.

Il caso del giovane richiedente asilo afghano che ha deciso di denunciare, grazie al supporto di Antenne Migranti e dell’avvocato Giovanni Guarini, il personale del Ministero dell’Interno ed eventuali correi “per tutti i reati desumibili dai fatti narrati o da quelli che risulteranno in corso di indagini”, è emblematico della situazione attuale: viene negato l’accesso alla procedura di protezione internazionale e il diritto all’accoglienza solo allo scopo di creare un deterrente per far desistere e lasciare il territorio.

Gli ostacoli che il giovane riporta nella denuncia sono quelli che abbiamo ascoltato e testimoniato spesso durante questi mesi: la richiesta del domicilio per formalizzare la domanda e avere un appuntamento per il rinnovo del permesso, la mancanza di una risposta chiara alle questioni poste, il continuo “rimpallo” di responsabilità, l’attesa di mesi per l’ingresso in struttura di accoglienza (che, nel suo caso, non è ancora arrivato).

Tutti questi ostacoli comportano evidenti ripercussioni negative: da una parte i migranti sono costretti a trovare ripari di fortuna che vengono poi sgomberati o a ricorrere ai dormitori; dall’altra, tutti i servizi di bassa soglia rivolti ai senza dimora si trovano caricati anche dei bisogni di persone che invece dovrebbero essere inserite nel sistema d’accoglienza provinciale.
L’estrema precarietà a cui sono costrette per mesi queste persone ha chiaramente un impatto anche sullo stato d’animo e sulla possibilità di costruire relazioni positive con il territorio in cui si trovano.

2) Appello “Nessuna persona deve rimanere in strada: casa, accoglienza e dignità, riconoscimento e rispetto”

L’appello rivolto a tutta la cittadinanza si propone di costruire una rete solidale con l’obiettivo di mettere a disposizione posti letto e trovare locali idonei per ospitare persone che sono oggi senzatetto: richiedenti asilo in attesa di entrare nel sistema di accoglienza, rifugiati fuoriusciti dai progetti per effetto della Legge Salvini, cittadini stranieri o italiani che si ritrovano senza casa.

In questi giorni, in gran parte d’Italia, molte e molti migranti stanno soffrendo i primi effetti della legge Salvini. Donne e uomini, anziani e bambini sono costretti a lasciare i centri d’accoglienza senza che le istituzioni abbiano predisposto ipotesi alternative alla strada. Attendibili previsioni affermano che nei prossimi mesi circa 40.000 persone verranno espulse illegittimamente dai centri, con arbitrarie declinazioni dei vari poteri.

Qui, la Giunta provinciale e il suo presidente Fugatti hanno già confermato la loro fedeltà al capo un mese fa puntando il dito in modo strumentale su 20 richiedenti asilo, per poi spedirli, come pacco indesiderato, a Settimo Torinese, in onore dello spirito natalizio. Non è dato sapere quante saranno le persone messe alla porta nelle prossime settimane, ma non ci facciamo illusioni: verranno tagliate strutture e servizi del sistema accoglienza.

Anche a Trento molte persone con o senza protezione umanitaria sono cinicamente messe alla porta, aumentando così il numero di coloro che devono rivolgersi ai servizi di bassa soglia presenti, già strutturalmente carenti rispetto i bisogni attuali. Anche se si trovasse un posto letto nel dormitorio questo sarebbe usufruibile solo per 30 giorni (con la possibilità di fare domanda per altri 30 solo durante l’inverno). In pratica, le persone non avranno altra possibilità che dormire per periodi – più o meno lunghi – in strada.

Questa non è accoglienza dignitosa! Di fronte a tutto questo proviamo rabbia e vergogna, per questo facciamo nostre le parole di Padre Alex Zanotelli che auspica una “disobbedienza civile” a “questa deriva anti-democratica, xenofoba e razzista“.

Ci rivolgiamo a tutti coloro che sono disponibili su base personale e volontaria ad ospitare in casa propria una o più persone. Chiediamo nuovamente a tutta la cittadinanza, alle associazioni, alle parrocchie e alla curia, ai partiti e ai sindacati di aprire le proprie porte e ospitare le persone che sono senza casa o che verranno lasciate in strada dalla giunta Fugatti (italiani e non).

Attualmente alcuni singoli e gruppi solidali hanno deciso di prendere posizione rispondendo a questa indegna e ingiusta situazione provando a costruire assieme un’azione sia singola che collettiva di contrasto, resistenza e denuncia, aprendo le proprie case per ospitare una decina di persone, creando assieme luoghi di reciproco aiuto ed incontro.
Abbiamo costruito una griglia (in allegato) per meglio identificare le esigenze delle persone senza casa e metterle in contatto con chi è disposto ad accogliere.

Griglia disponibilità alloggio

E’ possibile dare la propria adesione compilando la griglia e inviandola a questo indirizzo mail: liberalaparolatrento@gmail.com

3) Chiediamo alle istituzioni di aumentare nel più breve tempo possibile i posti letto per senza dimora; a fronte di circa 400 persone senza dimora, i posti letto attualmente disponibili (per un periodo limitato) sono solo 192. Nel contempo chiediamo di andare oltre la logica del servizio di bassa soglia per aprire una riflessione seria sulla povertà e su come rendere effettuale il diritto all’abitare di ogni persona.

Non abbiamo scelto a caso il luogo dove svolgere questa conferenza stampa: l’ex Provveditorato è un edificio vuoto e chiuso da troppo tempo. Questo è uno dei tanti esempi di come nella nostra città non manchino gli spazi utilizzabili per dare una risposta abitativa a chi si trova senza alloggio. Potrebbe essere uno degli immobili utilizzabili immediatamente per fornire un posto caldo a tutte quelle persone che ogni sera non trovano posto nei dormitori. Noi possiamo assumerci fin da subito l’impegno di gestire assieme alle persone senza casa questo spazio.

Se c’è la volontà politica, le istituzioni hanno sia i mezzi che le risorse per intervenire. Mantenere anche l’impegno sottoscritto firmando le “Linee di indirizzo nazionale per il contrasto alla grave emarginazione adulta“, oggetto di apposito accordo tra Governo, Regioni, Province autonome e Autonomie locali.
Il comune di Trento dia l’esempio facendo vedere di essere diverso dalla Provincia a guida leghista che taglia il sistema d’accoglienza e spedisce in Piemonte come pacco indesiderato i richiedenti asilo.

Per maggiori informazioni:
trentoantirazzista@gmail.com

[Fonte: MeltingPot – 28 dicembre 2018]

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