This is Nigeria

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Alla vigilia delle elezioni presidenziali, i problemi del Paese raccontati da un rapper

La Nigeria è un paese che balza facilmente agli onori della cronaca, se consideriamo la media dei paesi dell’africa sub-sahariana occidentale. Tutti ricordano il terribile rapimento delle 275 studentesse da parte dalle milizie di Boko Haram, nel 2014, a Chibok.

In Italia si è parlato in varie occasioni della mafia nigeriana, del ruolo che svolge nella tratta di esseri umani, nella prostituzione e nella droga. Più di nicchia la vicenda del capo spirituale tradizionale dello stato di Edo* (vicenda ingiustamente ridicolizzata dalla stampa italiana), che tentò di “liberare spiritualmente” molte donne costrette a prostituirsi, dichiarando annullati i rituali di giuramento che vincolavano le ragazze ai loro aguzzini.

La comunità nigeriana in Italia è cresciuta considerevolmente negli ultimi anni, passando da circa 30mila persone nel 2005 a più di 100mila nel 2017 (tra nuovi arrivi e bambini nati in Italia, a cui il nostro paese si ostina a negare la cittadinanza italiana). Facendo riferimento ai dati ISTAT, questa nazionalità si colloca al 13° posto nella classifica delle comunità immigrate più numerose nel nostro paese e sale al 3° posto se si considerano solo i paesi africani (rispettivamente dopo Marocco ed Egitto).

La Nigeria con più di 200 milioni di abitanti è il paese più popoloso dell’Africa, di questi il 62% ha meno di 24 anni, ciò rende il tasso di crescita demografica tra i più alti del mondo. Con un PIL di 375 milioni di dollari, nel 2011 è diventata la più grande economia dell’Africa sub-sahariana, superando il Sudafrica.

Il grande boom delle materie prime, tra cui il petrolio – di cui è primo esportatore africano – ha trainato una sostenuta crescita del PIL negli ultimi 15 anni. Tra il 2014 e il 2017 l’economia nigeriana si è contratta di circa 200 milioni di dollari e una fase di recessione è ufficialmente subentrata nel 2016, dalla quale il paese sta avendo una lenta e difficile ripresa.

E’ anche terra di vivaci movimenti culturali ed artistici, sede di università tra le più prestigiose del continente, patria dell’afrobeat di Fela Kuti e di tanti altri artisti e scrittori di fama internazionale, per esempio Chinua Achebe, padre di una generazione di scrittori africani, Teju Cole e Chimamanda Ngozi Adichie giovani autori nati o emigrati negli USA.

Un Paese da record. Che incuriosisce. Traboccante di energie. In cui ci potremmo specchiarci se solo fossimo interessati a trovare un terreno di confronto. Tantissimi ragazzi e ragazze nigeriane vivono in Italia, ci siamo mai chiesti qual è la realtà sociale e politica del paese che si lasciano alle spalle?

E’ difficilissimo rispondere a questa domanda, ma per capire di più possiamo iniziare ascoltando This Is Nigeria di Falz, una canzone rap sulla falsa riga di “This Is America” di Childish Gambino, che con il giusto mix di rabbia e ironia fa luce su alcuni dei problemi cruciali del paese.

Non a caso il brano, diffuso in tutto il mondo con quasi 16 milioni di visualizzazioni su YouTube, non è stato accolto con simpatia dalle autorità nigeriane ed è stato censurato dalla Nigerian Broadcasting Commission con l’accusa di “indecenza e volgarità”.

L’intro è davvero una bomba. Con un susseguirsi di denunce ti catapulta all’interno del sistema sociale, economico e politico del paese. Una cornice scarna, lucida e disincantata, indispensabile per contestualizzare le strofe che seguono.

[Un paese] estremamente povero. 

Le strutture mediche sono inadeguate.

E non per modo di dire. La Nigeria detiene un triste record mondiale: quello del paese con il maggior numero di persone – 87 milioni – in povertà assoluta. Secondo la African Development Bank, 152 milioni di nigeriani, circa l’80% della popolazione totale, vive con meno di due dollari al giorno.

Amministriamo un sistema capitalista predatorio e neo-coloniale,

fondato sulla frode e sullo sfruttamento.

Esemplare il caso della concessione petrolifera OPL245. Per la quale Eni e Shell pagarono una mazzetta da 1 miliardo di dollari, arricchendo così Dan Etete, ex ministro del petrolio e proprietario della Malabu Oil and Gas, insieme a un folto gruppo di politici, imprenditori, giudici ed intermediari locali. Attualmente è in corso un processo  internazionale in cui le due multinazionali sono accusate di corruzione e del pagamento della tangente più grande mai scoperta.

Purtroppo, questo caso è perfettamente inserito in un sistema capillare di corruzione e di appropriazione indebita delle risorse nazionali da parte dei funzionari pubblici: secondo la ONG Global Witness, complessivamente circa 400 miliardi di dollari provenienti dalle entrate petrolifere sono spariti dalle casse dello stato.

Ma non è finita qui, l’accordo OPL245 prevede che alla Nigeria spettino solo il 41% dei proventi (nonostante il Fondo Monetario Internazionale raccomandi almeno il 65%), privando in questo modo il paese di ulteriori risorse. Da notare il ruolo di Eni, multinazionale italiana a compartecipazione statale, che smonta la retorica del “aiutiamoli a casa loro” tanto sbandierata da molti politici italiani.

Il rapper nigeriano Falz

è chiaro che siamo destinati ad avere corruzione.

Molti casi criminali sono risolti in una stazione di polizia [invece che in tribunale].

Qui, come anche più avanti, l’accusa è lanciata direttamente alla SARS [Squadra Speciale Anti Rapina della polizia nigeriana]. Questa si occupa di crimini violenti ed è considerata – dalle statistiche ufficiali – la più propensa alla corruzione e agli abusi di potere.

Già nel 2016 Amnesty International ne ha denunciato pubblicamente le detenzioni illegali, le estorsioni di denaro e le torture. L’anno dopo, una campagna su twitter #EndSARS ha portato migliaia di cittadini nigeriani a condividere e raccontare le violenze e le intimidazioni subite, con l’obiettivo di ottenere l’abolizione di questo corpo di polizia. In dicembre, l’ispettore generale di polizia ha finalmente accettato di discutere con le istituzioni una  riforma della SARS.

Anche l’esercito è parte del problema, sempre secondo Amnesty International, dal 2011 più di 8mila persone sono morte (fucilate, affamate, soffocate o torturate) sotto custodia dell’esercito nigeriano. Nessuno è stato processato o considerato responsabile per questi crimini. A dicembre, grazie alle pressioni della stampa e dei social media, una legge che proibisce e criminalizza la tortura è stata finalmente ratificata.

Ecco il ritornello: “This is Nigeria, everybody be criminal”.

Questa è la Nigeria!

Guarda come vivo adesso

Guarda come vivo adesso

Tutti sono criminali

Questa è la Nigeria!

Guarda come viviamo adesso

Guarda cosa stiamo mangiando ora

Tutti sono criminali

Look how we living now, look what we eating now”. Guarda come viviamo, guarda cosa mangiamo.

Per tantissime persone in tutto il mondo la povertà alimentare è un problema reale. In Nigeria il prezzo del riso è duplicato negli ultimi due anni. Come ci ricorda l’autore della canzone, parlando sia del suo successo che dei prezzi di consumo: “Se vai in alto, non scenderai mai più”.

Questa è la Nigeria:

solo perché adesso sono in TV

le persone che non hanno un lavoro

controllano il mio orologio

per vedere se è originale.

Folarin Falana a.k.a. Falz è un personaggio tanto eccentrico quanto popolare: avvocato, cantante ed attore, figlio d’arte sia per quanto riguarda la professione forense che la vocazione politica: i genitori sono famosi difensori dei diritti umani. Non nasconde di preferire i grandi profitti dello show business al lavoro per cui ha studiato.

Questa è la Nigeria:

dove il denaro svanisce dall’ufficio

di Madam Philomena,

36 milioni,

lei dice [che è stato] un animale.

Questa è la Nigeria:

la recessione non è mai finita.

Questa storia ha davvero dell’incredibile, ed è subito diventata virale sui social. Philomena Chieshe è un’impiegata responsabile del JAMB, istituzione governativa che si occupa degli esami e delle tasse di ammissione alle università. La donna, a fronte della sparizione di 36 milioni di naira (circa 88mila euro) dal suo ufficio, ha dichiarato che un serpente si era intrufolato da una finestra per divorare i soldi.

Ad oggi è in corso un processo in cui una ragazza, collaboratrice domestica di M’am Philomena, è accusata di stregoneria, o quantomeno di aver addestrato il serpente al furto…

Questa storia folkloristica simbolizza tutti i limiti del sistema educativo nigeriano, i cui prezzi proibitivi non riescono neanche a garantire l’occupazione dei giovani laureati che si ritrovano disoccupati alla fine degli studi, costretti a pagare tangenti pur di trovare un lavoro che metta a valore le competenze acquisite a caro prezzo.

Qui saccheggiatori, assassini e ladri ancora corrono per le elezioni.

Politici rubano miliardi su miliardi e non vanno in prigione.

Le stazioni di polizia chiudono alle 6

per motivi di sicurezza.

Babangida, presidente militare del paese dal 1985 al 1993, è stato accusato di appropriazione di denaro pubblico, spostato sui suoi conti privati in diversi paradisi fiscali, per 12 miliardi di dollari. Questa attività è stata così redditizia da renderlo, secondo Forbes, uno degli uomini più ricchi dell’Africa.

Ibrahim Babangida

Questa consuetudine non è passata di moda con l’avvento delle istituzioni democratiche. Solo nel 2018, riporta Human Right Watch, il segretario del governo federale (Babachir Lawal) e il capo dell’agenzia di intelligence (Ayodele Oke) sono stati liquidati, dopo il ritrovamento di 43 milioni di dollari in contanti nella casa di quest’ultimo. L’ex ministro del petrolio Alison-Madeke, accusato di corruzione, frode, lavaggio di denaro e appropriazione di fondi pubblici, è stato processato e ha subito la confisca di 44 milioni di dollari in proprietà e altri 21 da conti bancari a lui collegati.

Fratelli cari e sorelle care,

voglio che alziate le mani in questo momento

perché il miracolo che aspettate arriverà questa settimana.

Se avete fede fatemelo sentire

e dite “Amen”.

Questa è la Nigeria:

devozione e lode al Signore, cantiamo adesso!

Il pastore mette le mani sul petto dei suoi membri,

sta tirando fuori i demoni.

Gli scandali legati alle congregazioni religiose, evangeliche ma non solo, sono pane quotidiano in Nigeria. Questi variano dagli abusi sessuali, alle truffe, fino ad arrivare ai crimini violenti e a vere e proprie sparatorie all’interno dei luoghi di culto. Si trova ogni tipo di notizia, come quella del pastore che viene scoperto in possesso di buste colme di biancheria intima usata, o la congregazione in cui i fedeli vengono invitati a spogliarsi e ballare nudi.

In un paese in cui la fede religiosa muove milioni di persone, questa potrebbe avere un ruolo importante nel promuovere valori come l’onestà o l’amore verso il prossimo. Purtroppo invece si diffondono sempre più gruppi religiosi che fanno del successo e della prosperità economica i capisaldi della loro devozione.

Questa è la Nigeria:

non c’è elettricità giornaliera.

La nostra gente fa lavori multipli

e loro dicono che siamo pigri.

Your people are still working multiple jobs and they talk say we lazy”.

Nell’aprile 2018 il presidente Buhari ha affermato queste testuali parole: “Più del 60% della popolazione è sotto i 30 anni, molti di loro non sono andati a scuola e reclamano che, siccome la Nigeria è un paese produttore di petrolio, loro dovrebbero avere la possibilità di stare seduti senza fare niente e ricevere casa, sanità ed educazione gratuite”. Inutile dire quanto il discorso abbia infiammato gli animi, scatenando manifestazioni di protesta nelle più importanti città.

Questa è la Nigeria:

ci sono sempre troppi wahala sha [problemi],

intanto i pastori Fulani continuano a uccidere

Prendono la gente e poi la massacrano.

Questa è la Nigeria!

Così funziona nella mia zona…

questa è la democrazia.

Isteria politica!

La Nigeria è un grande stato federale, multi-etnico e multi-religioso. Le tre etnie maggioritarie sono quella Igbo, quella Yoruba e quella Hausa-Fulani. Per quanto riguarda la religione, il Sud e il Centro sono prevalentemente cristiani, mentre al Nord è diffusa la fede islamica. Queste differenze sono state esacerbate in primis dall’amministrazione coloniale, in seguito da una forte disparità nello sviluppo socio-economico tra le regioni. Non sorprende che, nei suoi settant’anni di vita, il paese sia stato scosso più volte da movimenti secessionisti e gruppi armati.

Il caso più noto è quello del Biafra – il cui movimento separatista è ancora attivo – che si dichiarò indipendente nel 1967, innescando così una sanguinosa guerra civile in cui si stima abbiano perso la vita 3,5 milioni di persone, soprattutto bambini affamati a causa dell’imposizione di un rigido embargo.

Negli anni duemila le cose si complicano ulteriormente. Le tensioni e gli scontri armati tra cristiani e mussulmani nel Nord crescono, per poi espandersi in tutto il paese. Nel Sud si rivitalizzano i gruppi ribelli nati negli anni ’90 che rivendicano il controllo del ricco Delta del Niger e ne saccheggiano gli oleodotti.

Nel 2009, a Maiduguri nel Nord-Est del paese, nasce Boko Haram. Gli attentati di questo gruppo terroristico – ancora attivo nonostante gli sforzi del governo centrale – sono continui, il numero complessivo dei morti è difficile da valutare. Solo nel mese di gennaio dell’anno corrente, 8mila persone hanno attraversato la frontiera col Cameroon.

Amnesty International denuncia la grave crisi umanitaria che imperversa nella regione, dove si trovano 1.7 milioni di sfollati e più di 5 milioni di persone a rischio di denutrizione.

Se di Boko Haram si parla molto anche a livello internazionale, meno conosciuto è il caso delle violenze (definite inter-comunali) tra contadini cristiani e pastori nomadi mussulmani nel centro-Nord del paese. Anche in Nigeria poco si parla di questa situazione, tardivamente riconosciuta dal governo centrale. Il fatto che Falz decida di nominare l’origine etnica dei pastori (Fulani) ha un grosso peso, perché – le malelingue affermano – questi gruppi sono in qualche modo tollerati data la loro comune provenienza etnica con il presidente Buhari.

Dietro la narrazione dello scontro tribale, si cela in realtà una vera e propria guerra per le risorse, causata dalla progressiva desertificazione del territorio e dalla decennale difficoltà di accesso alla terra per le comunità nomadi del Nord, che si spingono sempre più a Sud, costringendo con la violenza gli agricoltori ad abbandonare i loro terreni.

Gli Yahoo Yahoo [una gang giovanile famosa per le sue frodi online] sono ovunque.

Ora ci comportiamo come se fosse un lavoro normale.

Aiutare le persone e venire punito solo per aver cercato di fare la cosa giusta.

Qui Falz si riferisce a se stesso, tra i pochi ad aver denunciato pubblicamente questo scandalo. E in Nigeria non è cosa da poco, dato che la libertà di espressione non è esattamente tutelata. L’ong Human Rights Watch riporta molti casi di giornalisti arrestati e processati con accuse di terrorismo, colpevoli secondo il governo, di aver promosso “discorsi d’odio”, contrari alla sicurezza nazionale e agli interessi del governo federale.

Questa è la Nigeria!

Guarda la mia nazione adesso…

La SARS [Squadra Speciale Anti Rapina] mi ferma per strada,

e qualsiasi spiegazione chiedi ti portano alla stazione [di polizia]

Signore, guarda…. Mi dispiace, sono solo uno studente,

sono uno studente dell’Università di Lagos, siamo appena usciti dal club… ok?

Si, io e il mio amico. No signore, [per favore],

ho il mio documento di identità per dimostrarlo…

Questa è la Nigeria!

Guarda come vivo adesso

Guarda come vivo adesso

Tutti sono criminali

Questa è la Nigeria!

Guarda come viviamo adesso

Guarda cosa stiamo mangiando ora

Tutti sono criminali

Questa è la notizia:

la trasmissione di mmmm….la trasmissione cioè… insomma la trasmissione…

Questo è il calco della dichiarazione stampa di Ibrahim Idris, ispettore generale della polizia, incapace anche solo di leggere una nota stampata. Tra le righe si legge una critica al sistema di assegnazione delle cariche pubbliche, per cui molti incompetenti sono premiati con una brillante carriera, mentre molti giovani preparati sono destinati ad essere sotto-impiegati.

Ma quello che succede ogni giorno è questo…

il sistema lo ha permesso.

Ad esempio, non esiste una legge che ti consenta di prelevare denaro dalla chiesa,

investirlo in affari e privatizzarlo… No!

Solo in Nigeria puoi prendere soldi della chiesa,

denaro donato dai membri poveri della congregazione,

e [con quei soldi] fondare un’università

che i membri della congregazione non possono frequentare,

non ci possono mandare i loro figli.

È contro le regole e le leggi di Dio.

È contro la nostra costituzione.

Qui la voce non è più quella di Falz ma quella del padre, Senior Advocate che ha portato alla ribalta questo caso di corruzione, affrontandone personalmente le conseguenze legali. La vicenda è quella del tele-predicatore David Oyedepo, fondatore della Living Faith Church Worldwide [Chiesa Internazionale della Fede Vivente], conosciuta anche come la “Cappella dei Vincenti” e diffusa in più di 65 paesi in tutto il mondo. L’uomo è accusato di aver dirottato le donazioni dei fedeli sui suoi conti personali, per arricchirsi e mantenere uno stile di vita lussuosissimo. Pare che con questi stessi soldi abbia fondato la Covenant University e la Landmark University, tra le più esclusive della Nigeria le cui attività educative non vanno certo a beneficio dei fedeli.

Al di là del coinvolgimento personale, il ruolo della chiesa nel plasmare le abitudini e i comportamenti dei suoi connazionali, in particolare dei giovani, è un tema molto caro al rapper a cui è dedicato “Moral Instructions” primo singolo del suo nuovo album.

LE ELEZIONI: WHAT’S COMING NEXT?

Il 16 febbraio in Nigeria si terranno le elezioni presidenziali, due settimane dopo i cittadini saranno nuovamente chiamati alle urne per scegliere i governatori e i parlamentari rappresentativi dei singoli stati. A contendersi il potere due uomini con una lunga storia politica alle spalle, entrambi mussulmani e originari del Nord.

Si tratta del presidente in carica Muhammadu Buhari (APC), ex dittatore militare tra l’83 e l’85, salito al potere nel 2015, dopo tre tentativi falliti nel 2003, 2007 e 2011, grazie a una campagna elettorale basata sulla lotta alla corruzione e al terrorismo.

Molti però ritengono che abbia fallito nel mantenere le sue promesse. Il paese è più corrotto che mai. Boko Haram non è stato neutralizzato e c’è chi addirittura lo accusa di trattare con un occhio di riguardo i pastori Fulani, minimizzando la situazione di violenza diffusa scaturita dai loro attacchi. Inoltre, in nome della sicurezza nazionale, molte misure liberticide sono state approvate.

Recentemente ha fatto molto discutere la sospensione dal suo incarico del capo della Corte di Giustizia Walter Onnoghen, sostituendolo con un suo uomo di fiducia. Gli oppositori hanno denunciato il fatto come un vero e proprio preludio alla dittatura e anche diversi osservatori internazionali hanno espresso preoccupazione. Poi c’è la crisi economica, la scarsa ripresa dalla recessione e i sempre più alti tassi di disoccupazione giovanile a pesare come spade di Damocle sulle spalle del presidente uscente.

Lo sfidante più quotato è senza dubbio Atiku Abubakar (PDP), ex vicepresidente del governo di Olusegun Obasanjo, salito e poi sceso dal carro del vincitore Buhari, imprenditore tra i più ricchi del paese, più volte accusato dalla stampa di corruzione, al cui fianco si sono schierati anche molti esponenti dell’esercito.

Quattro anni fa il presidente Goodluck Jonathan (PDP) – cristiano del Sud, poco amato nel Nord del paese, durante il cui governo la sparizione di fondi pubblici dalle casse dello stato era più una regola che un’eccezione – decise all’ultimo di ritirarsi pacificamente e di cedere la carica all’oppositore Buhari, nonostante i forti sospetti di brogli elettorali. Fu il primo presidente della storia nigeriana ad accettare la sconfitta e fare un passo indietro nel rispetto delle istituzioni democratiche. Molti dicono che fu un atto di amore per il paese, per salvarlo dalle violenze e da una temutissima guerra civile.

Cosa succederà questa volta non possiamo prevederlo. La sfida tra i candidati è ancora aperta,  i risultati delle urne incerti, l’esercito e le forze militari sono in stato di allerta, molti si aspettano giornate insanguinate. Un’imponente campagna mediatica Vote Not Fight è stata lanciata, con il cantante 2Face come ambasciatore d’onore.

Un’altra grande incognita è rappresentata proprio dai giovani, la generazione cresciuta negli anni della democrazia e dell’attivismo amplificato grazie ai social media, sempre meno disposta ad accettare lo stato attuale delle cose.

*La Nigeria è una repubblica federale che comprende 36 stati. Lo stato di Edo è nella Nigeria meridionale.

[Fonte: QCodeMag – Francesca Messineo – 14 febbraio 2019]

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