Ramy, lʼeroe egiziano del bus e la lezione di civiltà

Convivenza e inclusione, Riflessioni

Un ragazzino di 12 anni ha evitato la strage. Non è italiano ma il popolo del web sa solo lanciare commenti razzisti

“Questa è l’integrazione?”; “Porti chiusi ora e sempre”; “Rimandiamoli a casa loro” e l’immancabile “prima gli italiani”. Sono commenti, quelli più tranquilli, che la “gente” attraverso i social scrive a proposito della notizia dell’italiano di origine franco-senegalese che ha tentato di dare alle fiamme un autobus con a bordo 51 ragazzini delle medie. Commenti razzisti, esplicitiamolo. Gli eroi per loro sono solamente i carabinieri, quelli che hanno liberato il bus, arrestato il cattivo, coloro che fanno rispettare la legge.

Cari italiani, vi siete sbagliati. Se oggi possiamo dire di aver evitato il nostro primo attentato terroristico degli ultimi venti anni lo dobbiamo a un egiziano: un ragazzino di 12 anni di nome Ramy. Un eroe tanto quanto i carabinieri.

E’ stato lui che con coraggio ha nascosto il cellulare e ha potuto dare l’allarme. E’ stato lui, figlio di genitori egiziani, a chiamare il 112 e sentirsi chiudere il telefono perché si era pensato a uno scherzo. E’ sempre stato lui, il non italiano, a chiamare il padre che poi finalmente ha fatto partire la corsa delle forze dell’ordine.

Ramy Shehata, 12 anni, ha guardato in faccia Ousseynou Sy quando gli chiedeva di dargli il cellulare e gli ha risposto: “Oggi non ce l’ho”. E invece lo aveva nascosto. E subito dopo, con l’aiuto di Riccardo e Adam (un italiano e un bimbo, guarda un po’, anche lui egiziano), nonostante le mani legate ha potuto fare le chiamate che hanno impedito la strage.

Invece dobbiamo leggere i “mandateli a casa loro” ad opera dei leoni da tastiera. Per Ramy la sua casa è l’Italia e ha fatto quello che dovremmo fare tutti noi: proteggerla dal male, proteggerla dal razzismo. Grazie quindi a Ramy, Adam e Riccardo per la lezione di integrazione e civiltà che avete dato.

[Fonte: tgcom24 – 21 marzo 2019]

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