“Solo chi ha visto i migranti in faccia può capire”. La solidarietà di una dottoressa agrigentina a Carola Rackete

Addetti ai lavori

Il medico ha lavorato a lungo al pronto soccorso dell’Ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento. Era il periodo di piena emergenza sbarchi.

“Tutti quelli che criticano l’azione di Carola Rackete e che sostengono lo abbia fatto per lucro o chissà per quale motivo, che ne sanno cosa vuol dire trovarsi faccia a faccia con i migranti?

Dice il medico che da qualche anno si è trasferita al Cervello di Palermo, il tutto raccontato su Agrigentooggi.it da Domenico Vecchio.

“Ho lavorato quattro anni ad Agrigento. Lì i migranti sbarcano tutti i giorni tutto l’anno. Nei quattro anni di lavoro lì ho visto tutto lo strazio che si poteva vedere. Vi racconto cose che per me erano irripetibili ma che è giusto che si sappiano, prima di criticare i gesti di benevolenza. I migranti spesso non hanno i soldi da dare agli scafisti per partire ma sono troppo disperati per restare“.

Sferrazza è dalla parte dei migranti, capisce cosa significa e racconta:

“Se vengono sorpresi senza soldi succedono loro cose orribili: le donne vengono violentate, gli uomini gambizzati. Un giorno ci è arrivato un ragazzo con un braccio amputato: era stata l’ascia di uno scafista. Ci è arrivata una donna incinta in coma e non capivamo perché: puzzava di petrolio ed era rimata ore sotto stiva nascosta, lei e il suo bambino mai nato. ovviamente morta. Ci è arrivato un giovane ragazzo con 2 di emoglobina: deceduto da lì a poco. Se solo vi foste trovati faccia a faccia con questo schifo tanto da mancarvi il fiato vi guardereste bene dal criticare il gesto di Carola. Per il resto… ci pensa Dio“.

[Fonte: Globalist – 02 luglio 2019]