“Sono persone, persone disperate. Non possono essere rispedite indietro, noi siamo la loro unica speranza”

Racconti di viaggio, Riflessioni

di Danilo Maddaluna

A 28 anni di distanza dall’epico sbarco della nave “Vlora” riecheggiano ancora queste parole, pronunciate dall’allora Sindaco di Bari, Enrico Dalfino, quando venne deciso di rispedire al mittente tutti i profughi accolti all’interno dello stadio Della Vittoria.

Una delle pagine più buie della nostra storia recente, quando scoprimmo l’immigrazione e ci dovemmo confrontare con le prime prove di accoglienza.

Era l’8 agosto 1991 quando la nave “Vlora”, brulicante di migranti albanesi (circa 18.000) che fuggivano dalla miseria e da un regime feroce durato più di 45 anni, sbarcò al porto di Bari. Le cronache di allora riportano l’evento come una sorta di festa dell’accoglienza, ma la realtà è stata tutt’altra: i migranti che non erano riusciti a fuggire furono “internati” nel vecchio stadio Della Vittoria, con la falsa promessa di poter essere smistati in varie città d’Italia.

Per otto giorni migliaia di albanesi rimasero dentro quell’inferno, con acqua e cibo lanciati dagli elicotteri. Gli scontri con la polizia durarono 3 giorni, scene da Apocalisse.

Nel Frattempo venne organizzata la prima grande operazione di rimpatrio, scegliendo di non rispettare i diritti umani e negando l’accoglienza.

Molti altri però riuscirono a rimanere in Italia e altri ancora, dopo essere stati rimpatriati, tornarono indietro. Una vera e propria gara di solidarietà si scatenò tra i cittadini pugliesi, che, consapevoli della loro storia di terra di immigrazione, seppero dare accoglienza dignitosa ai profughi che sfuggivano alla fame e al caos. Un esempio da ricordare in tempi in cui dilaga l’odio e si inneggia alla chiusura dei porti.

‘La nave dolce’, un film di Daniele Vicari

Oggi

Alle 19.30 sarà lanciata nell’etere una grande onda radiotelegrafica portatrice di un messaggio in codice morse. La frase pronunciata dal sindaco Enrico Dalfino nel 1991, “attraverserà il globo – si legge in una nota del Comune, che patrocina l’iniziativa con Arca Puglia – per raggiungere chiunque sarà in ascolto e vorrà condividere questo segnale che fa appello al quel senso di umanità che oggi sembra smarrito. Per qualche minuto il caratteristico segnale morse, amplificato da un potente impianto audio all’esterno del teatro, farà da richiamo collettivo generando nell’etere un sistema universale di dialogo e condivisione”.

Questo messaggio, in alfabeto morse, si traduce con una sola parola: #Restiamoumani

IlMigrante.org – 08 agosto 2019