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Terre di mezzo

Addetti ai lavori

Mi chiamo Edgar e vi scrivo dalla Litoranea Salentina, sul Mar Ionio, a metà strada tra Taranto e Lecce. La Puglia, penisola di penisola, terra di passaggio, di transito e di radicate tradizioni territoriali, in cui ogni 10 km, ancora oggi, cambiano accento, lingua originaria dialettale, tradizioni e costumi, gastronomia… spesso si fa effige della sua particolare fisionomia in maniera esclusivista, autoescludendosi dal novero delle regioni del Sud, dall’Italianità ed in definitiva, da una identità coesa ed uniformante.

Le nostre sono state terre di importanti comunicazioni e scambio tra l’Occidente ed il Medioriente dopo aver lentamente accolto il corridoio di passaggio tra Magna Grecia ed Antica Roma, affacciando la sua punta, ancora oggi chiamata Finis Terrae, il capo di Leuca, al Peloponneso ed ai Sofisti, ed in origine, facendo da rifugio a Messapi e Bizantini, le antiche genti del Nord-Est Europeo.

Nascere qui, vicino al porto di Brindisi, in particolare, in questi tempi di omologazione, confusione e macroeconomia, mi ha portato a scegliere di esercitare poesia e danza negli spazi vuoti e concavi delle nostre cittadine, dei nostri paesoni, delle campagne e del mare; negli spazi semplici e convessi delle case, nelle conversazioni tra le cose. In definitiva di dedicarmi all’arte cercando di dare colori alla astratta complessità storica di questo luogo.

Non avevo compreso il senso di questa scelta, pensandola timida ed individualista, quando, in allenamento per mesi alla stazione ferroviaria di Toulouse, nel Sud della Francia, dove ho iniziato i miei studi di danza contemporanea ed Africanismo, le ore passavano incrociando sudore a storie di migrazione e ‘nomadismo interiore’.

Ali dall’Afghanistan, posseduto dal sogno di danzare come Michael Jackson, mi racconta del suo viaggio, della sua vita in strada ed in comunità ufficiose, della preghiera e degli scialbi ricordi di miseria e disordini armati, perché inondati dalla sua luce e dal suo sorriso.

Oliver dalla Guyane, che balla come una morbida roccia, fuggito dal fanatismo di alcuni estremisti delle sue terre che sacrificavano la vita di bambine e giovani donne, ossessionati dalla ricerca dei loro antichi costumi, in parte andati persi dall’ultimo secolo di Istituzionalizzazione Eurocentrica, che si è salvato dalla sete di vendetta personale verso i suoi capostipiti grazie alla fede ed ad alcuni missionari.

Fu poi in Place de l’Europe, appunto, che ‘militando’ con musica ed esercizi in strada, denominati ‘Jam’ abbiamo esplorato l’attrazione positiva delle Metropoli, ricevendo cibo, bevande e proposte di progetti da abitanti del luogo e famiglie benestanti, da s.d.f. (senza dimora fissa, ufficialmente riconosciuti dal sistema Francese), da viaggiatori ed altri artisti.

Il ritorno in Salento

Ritornato da tre anni tra le mie terre, un violento risveglio mi attanaglia, nei primi mesi di riadattamento al Salento, quando mi accorsi di aver sempre desiderato di dare un mio senso al concetto di Mediterraneità: era quella la ricerca che scoprii di aver cominciato e da quel momento, ogni luogo in cui posso allenarmi è una lente di ingrandimento sul tempo che stiamo attraversando, in Occidente, attraversati dall’ondata di ritorno della tentata Civilizzazione e del Colonialismo degli ultimi secoli, da parte di pressoché tutte le culture nelle loro macroscopie particolari.

Alla stazione ferroviaria del mio paese, situata appena sotto l’abitazione della mia famiglia, incrocio Etiopi, Senegalesi e Nordafricani comunicando in Francese per donar loro informazioni utili ai loro quotidiani spostamenti, accompagnandoli agli Sportelli Unici, dagli orari cangianti come i ritmi, sempre uguali, dei nostri asfalti.

Uno sguardo sulla mediazione Interculturale in Salento

In tirocinio, grazie ad Anna ed alla realtà di formazione interculturale, Cefass, che presiede a Lecce, presso gli Sprar/Siproimi di Latiano e Torre Santa Susanna, Lariel, Mamadou, Moruf, Costa d’Avorio, Etiopia, Bangladesh, mi regalano la possibilità di scoprire le nostre discipline di accoglienza, con piccoli strappi alla regola in cui ci dedichiamo quotidianamente alle musiche, ai giochi fisici ed alla preghiera di ognuno dei loro paesi, a seconda dell’aria che si respirava ed……. all’umore degli Assistenti Sociali.

Infine a Campomarino di Maruggio, dove trascorro fin dalla nascita i lunghi mesi assolati della stagione Salentina e da dove scrivo, sempre allenandomi all’aria aperta, avvicino Madri e Figlie dell’Africa Centrale nel mezzo delle loro lunghe passeggiate sulla Costa, a volte indirizzandole a progetti di accoglienza mirati, conosco la nutrita comunità Indiana, vestita di candido cotone ed i loro argenti, più o meno d’importazione e, tra la frenesia dei locali di ristorazione della estate Marina, giovani migranti che hanno scelto di abitare nei centri storici di Maruggio, Sava, Manduria, ridando spesso vita a quelle che, un tempo, erano le Arterie di chianche e marmo delle nostre comunità.

Ho desiderato sempre viaggiare alla scoperta di nuova Umanità e di tutti i suoi colori: volevo nutrire la mia danza, scoprire la mia persona, sentirmi Mediterraneo.

Per questo danzo da fermo, spesso in solitudine, nei luoghi in cui sono nato: perché da Mediatore tra le mie terre, a volte, riesco a nutrire di comprensione i lunghi percorsi dei viaggiatori del mondo, dei cercatori di uguaglianza sostanziale, dei migranti; in cambio, in realtà, Loro, non mi fanno sentire mai da solo.