Afghanistan: c’è bisogno di speranza

Nel Mondo

Quando la scuola chiuse, a seguito di uno scontro a fuoco nel 2001, Khalil era ancora piccolo. Ma la scuola, ormai distrutta non fu più ricostruita. Per questo Khalil non ha mai avuto il piacere di frequentare una scuola vera, e come tutti gli altri bambini di Passab, villaggio nel sud dell’Afghanistan, ha dovuto studiare tra le macerie, all’aperto, o sotto tendoni precari.

A 17 anni Khalil ha detto basta: non si può continuare in queste condizioni, non è giusto. Ma invece di aspettare che qualcuno dall’alto risolvesse questo problema, ha deciso di essere lui questo qualcuno. Coinvolge i suoi compagni di classe, i genitori, i maestri. Nessuno di loro è un ingegnere o un architetto. Nessuno di loro ha mai costruito una scuola. Ma insieme si rimboccano le maniche e ci provano. Di giorno studiano matematica, storia e geografia, il pomeriggio disegnano il progetto, raccolgono i materiali, iniziano a costruire. E alla fine ci riescono. La scuola è pronta: ci sono 11 classi vere, di mattoni, pareti colorate, banchi e sedie, un pozzo per l’acqua potabile. La scuola apre ed è un successo: aumentano le iscrizioni tanto che si devono organizzare i doppi turni per accogliere ben 850 studenti. E in un paese dove circa 3 milioni e mezzo di bambini non hanno accesso all’istruzione, aprire una scuola è una grande cosa, perché come scriveva Victor Hugo: “Chi apre la porta di una scuola, chiude una prigione”.

Questo era un post di circa un anno fa. Sarebbe bello pensare che la scuola oggi sia ancora in funzione e che Khalil e gli studenti stiano bene. Mai come oggi in Afghanistan c’è bisogno di speranza.

[Tratto dal Blog – La farfalla della gentilezza]