Afghanistan: un fallimento globale

Nel Mondo

Quanto sta accadendo in Afghanistan avrà ricadute geopolitiche difficili da prevedere. Nei giorni scorsi, migliaia di afghani, tra i quali pare anche il presidente Ashraf Ghani, si sono precipitati all’aeroporto di Kabul sperando di lasciare il paese. E diventare rifugiati. Magari in un paese europeo.

In Europa e nel mondo, la caduta di Kabul ha riaperto questioni mai risolte sulla gestione dei migranti. Alcuni capi di stato europei temono il ripetersi di quanto avvenuto nel 2015. In Germania, già prima che iniziassero gli arrivi dei rifugiati afghani, la cancelliera Angela Merkel ha dichiarato che “Il 2015 non deve ripetersi”. “Noi europei siamo in quel paese da 20 anni, ovviamente abbiamo una responsabilità morale, specialmente per le persone che fuggono da questo nuovo regime talebano”, ha dichiarato Jana Puglierin, capo dell’ufficio di Berlino del Consiglio europeo per le relazioni esterne. “E ora stiamo dicendo che l’Afghanistan, non è un nostro problema”. Un modo un po’ contorto per riconoscere che l’Afghanistan rappresenta un obbligo morale per i paesi europei.

I muri europei

L’Europa appare spaccata in due. Alcuni paesi rifiutano gli arrivi e alzano recinzioni al confine protette da filo spinato: in Grecia, dove si teme un aumento degli arrivi, sono stati rinforzati i controlli alle frontiere e lungo il muro di 40km appena terminato al confine con la Turchia. Anche l’Austria, che per anni è stata attraversata da una delle principali rotte migratorie, ha categoricamente escluso di accogliere profughi afghani. Altri paesi, invece, pur avendo deciso di accogliere i rifugiati, hanno adottato misure diverse. I leader di Albania e Kosovo hanno dichiarato che accoglieranno la richiesta degli americani di ospitare temporaneamente rifugiati politici che chiedono di poter entrare negli Stati Uniti. “Sono devastato nel vedere le persone lasciate indietro e voglio dare loro almeno la possibilità di respirare di nuovo”, ha detto il Primo Ministro albanese, Edi Rama. “Sappiamo cosa significa vivere sotto una dittatura e cosa significa essere uno straniero in cerca di rifugio da qualche parte”.

fonte: Jerusalempost

La Spagna, dal canto suo, ha dichiarato che accoglierà come rifugiati quanti hanno lavorato nelle ambasciate e con le rappresentanze europee in Afghanistan. Lo stesso ha fatto il Ministro della Difesa olandese, Ank Bijleveld, che ha promesso di mettere in salvo gli interpreti che hanno lavorato con le forze armate olandesi. “È inammissibile che portare i nostri colleghi afghani in Olanda non sia la priorità assoluta dei ministri coinvolti”, hanno scritto i rappresentanti della polizia olandese in un appello rivolto al Ministro e sottoscritto anche da Amnesty International. Una selezione dei rifugiati alquanto discutibile.

La gestione dei minori stranieri non accompagnati

Quella di rifugiato è una figura che molti paesi europei hanno deciso di interpretare a modo proprio. Anche quando si tratta di minori. In Italia, nell’indifferenza più totale da parte della classe politica che ha preferito rimanere al mare o in vacanza, le autorità sembrano non sapere che tra i minori stranieri non accompagnati presenti sul territorio nazionale, il secondo gruppo più numeroso tra gli “irreperibili” sono proprio gli afghani. Sono loro che decidono di fuggire per andare non si sa dove. Fuori e dentro l’UE, la vita che li aspetta non è certo migliore. Nel Regno Unito, il Ministero dell’Interno ha previsto che alcuni dei bambini fuggiti dall’Afghanistan venissero ospitati in hotel. Ma in condizioni a dir poco scandalose. Per settimane decine di bambini sono rimasti senza scarpe, vestiti di ricambio, denaro o accesso all’assistenza sanitaria. Recentemente, un bambino afgano di cinque anni è morto cadendo dalla finestra di un hotel di Sheffield, pochi giorni dopo essere arrivato nel Regno Unito. Successivamente i richiedenti asilo sono stati allontanati da quell’hotel perché riconosciuto non idoneo ad accoglierli. Un comportamento che ha creato un certo imbarazzo nelle autorità. Philip Ishola, amministratore delegato dell’organizzazione contro la tratta di bambini Love146, ha affermato che l’approccio del Ministero degli Interni sembra violare le misure di protezione dei bambini, comprese le sue responsabilità ai sensi del Children Act, nonché le convenzioni internazionali sulle vittime di tratta. Solo dopo le polemiche sorte, il Ministro Priti Patel, annunciando i piani per trasferire migliaia di rifugiati afgani nel Regno Unito, ha promesso che il suo paese avrebbe fatto “tutto il possibile per fornire supporto” e garantire che possano “integrarsi e prosperare”.

Gestione dei “rimpatri”

Intanto, da alcuni paesi UE continuano i rimpatri “volontari e non” in Afghanistan dei migranti. A confermarlo, nonostante la situazione drammatica, sono stati i Ministri degli Esteri di Germania, Austria, Paesi Bassi, Danimarca, Belgio e Grecia. In una lettera indirizzata ai Commissari UE Margaritis Schinas e Ylva Johansson, i Ministri hanno sottolineato “l’importanza di rimpatriare chi non ha reali esigenze di protezione”. “Fermare i rimpatri invia un segnale sbagliato ed è probabile che motiverà ancora più cittadini afgani a lasciare casa per dirigersi in Ue”. A giustificazione della loro richiesta, i Ministri hanno citato gli accordi sanciti tra l’Unione Europea e l’Afghanistan del 28 Aprile scorso. Questo accordo prevede rimpatri “dignitosi e sicuri” dei cittadini afgani che “non soddisfano le condizioni per rimanere nell’Ue“. Oggi, appare ridicolo parlare di sicurezza e di condizioni dignitose in Afghanistan. “La dichiarazione non prevede alcuna clausola per fermare o sospendere i ritorni in Afghanistan – qualsiasi tipo di controversia sull’interpretazione degli accordi dovrebbe essere risolta nel gruppo di lavoro congiunto”, si legge nella nota dei Ministri. Per questo, hanno chiesto alla Commissione europea di impegnarsi non affinché sia ripristinata la democrazia (non era questo l’obiettivo delle “missioni di pace”?) ma di “impegnarsi in un dialogo intensificato con i partner afgani sulle questioni urgenti in materia di migrazione, tra cui una cooperazione rapida ed efficace per i rimpatri”. In altre parole dopo vent’anni di guerra (persa), ai capi di stato dell’UE non importa più nulla dell’Afghanistan. Importa solo rispedire indietro quanti più rifugiati possibile. Solo Olanda e Germania hanno deciso di sospendere i rimpatri. Ma per non più di sei mesi. Poi tutto ricomincerà come prima.

Dove sono le Nazioni Unite? Che fine hanno fatto gli alti funzionari dei vari uffici che dovrebbero occuparsi della crisi in Afghanistan e dei rifugiati? Quanto sta avvenendo in Afghanistan avrà conseguenze che non è facile prevedere. Una cosa sola è certa già oggi: le scelte delle Nazioni Unite e dei governi dell’UE in tema di rifugiati e migranti si sono rivelate un fallimento. Incapaci le prime di far fronte alle emergenze umanitarie e sempre più disuniti i secondi (in Europa, ognuno fa di testa propria). Tutti maldestri nel gestire i fenomeni migratori globali. Poco importa se legati alla necessità di trovare un lavoro. O di trasferirsi in un posto migliore dove vivere. O di fuggire per salvare la propria vita, come sta avvenendo in Afghanistan.