“Climbing Iran”

Storie

Una vita in “bilico”

Documentario realizzato dalla regista Francesca Borghetti per raccontare il personaggio di Nasim Eshqi, climber professionista iraniana, classe 1982, una delle poche donne del Paese mediorientale ad essersi appassionata all’arrampicata outdoor, unica a raggiungere difficoltà elevate, condizione che le rende complesso trovare compagne di cordata. Una donna carica di grinta, forte abbastanza da sfidare i pregiudizi del suo Paese e da impegnarsi per trasferire la sua passione ad altre donne.

Nasim Eshqi

Dopo aver studiato matematica, si specializza in Scienze dello Sport all’Università di Teheran. In quel periodo vive per conto suo. Finito lo studio, però, vivere da sola è un problema. “Oggi vivo insegnando arrampicata, sia indoor che in falesia. Posso insegnare solo a donne. Sono tornata a vivere in famiglia, ma i miei non approvano le mie scelte”. 

Per migliorare nell’arrampicata su roccia, Nasim Eshqi si trasferisce per un periodo tra gli Emirati Arabi, l’Oman, la Turchia e la Georgia, dove le falesie sono molte. Non ottiene il permesso, però, per il Majlis-al-Djinn, la caverna teatro nel 2014 di una spettacolare arrampicata di Stefan Glowacz e Chris Sharma. 

La tappa successiva è l’incontro con la Red Bull, che invita Nasim a partecipare a un film, arrampicando in varie zone d’Europa. “E’ stata una magnifica esperienza, ho scalato nelle Dolomiti e nell’Elbsandstein, in Verdon, nel Rätikon e intorno a Chamonix” racconta la climber. 

E’ stata un’esperienza importante anche per un altro motivo. Per la prima volta sono stata trattata come una professionista, e pagata” racconta Nasim Eshqi. “Molte volte, registi iraniani o stranieri mi chiedono di arrampicare gratis nei loro film. Posso capirli, so che i budget sono bassi, ma per me non va bene anche perché preferisco arrampicare senza la telecamera accanto. Il rapporto con Francesca è nato in maniera diversa”.

Il Film

Nasim ha mani forti e unghie dipinte con smalto rosa shocking. Ha trovato la propria strada sulle montagne persiane, diventando una pioniera dell’arrampicata all’aperto in Iran, dove le donne si allenano e competono solo su pareti indoor, durante orari prestabiliti, e solo tra altre donne. Oggi porta altre ragazze in parete, insegnando loro free climbing e a guadagnare una nuova indipendenza, e ha un sogno: superare le barriere che isolano il suo Paese ed aprire una via in Italia, sulle Alpi trentine.

In Iran lo sport è difficile per tutti

In Iran fare sport è difficile per tutti, uomini e donne” continua. “Le famiglie hanno valori tradizionali, vogliono che i loro figli diventino ingegneri o dottori. A parte il calcio, che è molto popolare, i ragazzi praticano la corsa e le arti marziali, ma anche andare a lavoro in bici è una cosa strana. Per le donne, tutto questo semplicemente non è possibile”. 

In Iran ci sono moltissimi escursionisti e alpinisti. I climber invece sono pochi, e tra loro ci sono pochissime donneracconta Nasim Eshqi. “Alcune frequentano le palestre indoor in orari diversi da quelli dei maschi, ad arrampicare all’aperto siamo una decina. Sono l’unica a scalare su difficoltà elevate, per me trovare compagni di cordata in Iran è difficilissimo”. 

Andando verso le montagne, quando si traversano dei villaggi, so di dovermi coprire. In parete anche il casco nasconde i capelli. In montagna, il modo in cui mi vesto dipende solo dal clima. E poi, a volte, il velo se lo porta via il vento”.  

[Tratto da Montagna.tv]