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A Riace la lotta per l’accoglienza non si è mai fermata

Convivenza e inclusione

Sembrano passati secoli da quel 2 ottobre 2018, quando Mimmo Lucano veniva arrestato nell’ambito dell’operazione “Xenia” e una macchina del fango si metteva in moto per screditare l’esempio di accoglienza di Riace.

Nel frattempo molte cose sono cambiate: Mimmo Lucano non è più sindaco del paese (passato al leghista Trifoli) e l’esperienza istituzionale di Riace è stata pian piano smantellata, fino a lasciare pochi migranti nel borgo.

Nonostante Riace sia sparita dai giornali, però, c’è stato anche chi si è impegnato per far vivere nel paese quelle pratiche ispirate ad ideali di accoglienza, giustizia sociale ed egualitarismo.

“È Stato il Vento”, una Fondazione per Riace

Fondata il 22 maggio 2019, “È Stato il Vento” sta portando avanti l’esperienza di Riace al di fuori delle istituzioni, sostenendo alcuni progetti sul territorio.

«La Fondazione è nata grazie ad un gruppo di persone che seguiva da tempo il progetto di Riace», ci spiega Chiara Sasso, che ne è la presidente. Si parla di Gianfranco Schiavone, vicepresidente della Fondazione e dell’ASGI, di Barbara Vecchio, che viene dalla rete di cooperative comunitarie Longo Mai in Francia, di padre Alex Zanotelli, dei due magistrati Livio Pepino ed Emilio Sirianni, di Enzo Infantino, di Felicetta Parisi e di Peppino Lavorato.

«Insieme a Lucano si è pensato di attivare uno strumento che potesse continuare a far rivivere il borgo anche con una nuova amministrazione e sostenere le famiglie di immigrati che avevano deciso di rimanere a vivere in quel contesto».

Il nuovo corso del sindaco di Riace, infatti, non lasciava adito a dubbi: «La nuova amministrazione con Trifoli sindaco ha dato dei segnali precisi: hanno chiuso l’ambulatorio gestito dall’associazione Jamuel, punto di riferimento per tante famiglie; sono stati tolti i cartelli che presentavano Riace come il paese dell’accoglienza; l’amministrazione ha lavorato per disincentivare i migranti a vivere in paese». Il declino del paese è tuttora evidente. Ma è proprio contro questo declino che lottano la fondazione e i volontari sul territorio.

I progetti oggi a Riace

Sostenuta da bandi, donazioni, raccolte fondi e reti di amici in Italia e all’estero, la Fondazione al momento sta sostenendo diverse attività, fra cui un frantoio, l’ambulatorio Jamuel e la Taverna Donna Rosa.

«Nonostante il periodo buio c’è stata con grande fatica una rimonta dei progetti», ci spiega Chiara Sasso, presidente della Fondazione. «In autunno il frantoio di comunità ha cominciato a lavorare sfruttando un’ottima annata di raccolta delle olive: nel frantoio e nei campi per la raccolta hanno potuto lavorare sia migranti che ragazzi di Riace».

Il frantoio di comunità – Foto della Fondazione “È Stato il Vento”

Riacesi o immigrati non fa differenza. Questa è la vera ricchezza di questo posto, dove i progetti hanno l’obiettivo di costruire una comunità più equa e più giusta, in una terra dove il problema del lavoro è endemico e la disoccupazione giovanile sfiora il 52,7%: «Sono state riaperte le botteghe artigianali e coperte le spese e gli stipendi di diciannove operatori», continua Chiara Sasso.

Un altro luogo importante è l’ambulatorio Jamuel: un presidio medico che offre visite gratuite (fra cui anche visite ginecologiche) a tutti, grazie ad una rete di medici che si sono resi disponibili.

L’ambulatorio Jamuel – Foto della Fondazione “È Stato il Vento”

Anche questo spazio era finito sotto i lacci dell’amministrazione leghista. Chiuso con l’insediamento della giunta comunale di Trifoli, è stato riaperto a gennaio alla presenza dell’europarlamentare e medico dottor Pietro Bartolo. Anche qui il commento della presidente della Fondazione ci ricorda che «ne usufruiscono sia cittadini riacesi che di Camini, Caulonia e ovviamente famiglie di immigrati». La salute della comunità, infatti, passa attraverso una sanità del territorio, che può funzionare solo se inclusiva sia da un punto di vista economico che sociale.

La Taverna Donna Rosa – Foto della Fondazione “È Stato il Vento”

Infine c’è la Taverna Donna Rosa: «È stata salvata da speculazioni e l’abbiamo acquistata: la taverna è un punto nevralgico del nostro progetto», uno spazio dove le comunità si incontrano grazie alla condivisione di culture e sapori.

“È stato il vento”, aveva detto Mimmo Lucano nel 1998, quando la prima imbarcazione carica di curdi approdava sulle coste di Riace. E oggi, quello stesso vento fischia ancora. Anche se non tutti lo sentono. Anche se c’è chi vorrebbe ingabbiarlo.

Per sostenere la Fondazione “È Stato il Vento” e dunque i progetti a Riace