migranti

C’è un paese in Salento che ha dedicato le sue vie a migranti, rifugiati e attivisti

Convivenza e inclusione

Che effetto farebbe vedere le vie della propria città intitolate a Cedric Herrou, Aboubakar Soumahoro o Yusra Mardini e leggere targhe dedicate a migranti, rifugiati e difensori dei diritti umani? Ce lo siamo già chiesti, riflettendo sull’immaginario che le nostre strade ci consegnano quotidianamente. Oggi c’è chi questo spunto l’ha fatta diventare pratica.

Ad Uggiano La Chiesa, comune di poche migliaia di abitanti in provincia di Lecce, sono state intitolate strade a migranti, rifugiati, difensori dei diritti umani e delle vittime del caporalato. In generale si parla di persone portatrici di cambiamento, figure legate ad ideali di solidarietà e fratellanza.

“Raccontami una strada”

L’iniziativa si chiama “Raccontami una strada” ed è stata ideata di concerto dall’amministrazione comunale e dal centro Siproimi del paese, gestito dal GUS (Gruppo Umana Solidarietà), in occasione del 20 giugno, Giornata mondiale del rifugiato.

«Ogni anno organizziamo un evento in occasione di questa giornata, ma a causa dell’emergenza ci siamo ritrovati a pensare a qualcosa di diverso che potesse avere comunque un impatto mediatico», ci spiega Federica Ferri, coordinatrice del progetto Siproimi di Uggiano La Chiesa. E così l’idea di incidere con un’azione direttamente sul territorio, inserendosi in un dibattito oggi molto attuale.

“Raccontami una strada” nasce in stretta connessione con il Comune e il suo sindaco, Salvatore Piconese, che sulla toponomastica ci lavorava già da tempo. Non a caso, infatti, il sindaco ci tiene a ribadire che è “Città dell’accoglienza e della pace” anche attraverso la segnaletica.

Un ruolo fondamentale, però, ce l’ha anche il Consiglio dei ragazzi: un vero e proprio organo ufficiale formato dai ragazzi della scuola media del paese, con tanto di sindaca. Loro sono stati parte attiva di “Raccontami una strada” e hanno scelto molti nomi di adolescenti come protagonisti di questa storia.

Anche le strade di Uggiano La Chiesa, come avviene anche in molte altre città, sono dedicate a personaggi e idee legati all’unità d’Italia. Queste stesse targhe, ora, affiancate da quelle nuove assumono un altro significato: «Via Cedric Herrou sta accanto a Via degli Eroi, perché Cedric ha messo da parte la sua vita privata per seguire la sua legge morale ed etica e in questo senso per noi è un eroe», continua Federica, «Aboubakar Soumahoro è su Via della Libertà, perché noi crediamo che la sua lotta per la libertà sia quella da perseguire».

Se anche queste targhe rimarranno solo per qualche giorno, l’impatto simbolico del gesto è forte. «Uggiano La Chiesa è un paese di passaggio per molte mete turistiche del Salento e quindi mi chiedo: che effetto farebbe, a chi passa da qui, leggere le vie intitolate a queste persone?»

Una città per l’accoglienza e per la pace

Questa azione si inserisce all’interno di un percorso fatto di stretta collaborazione con il Comune: «Noi gestiamo il centro dal 2016 e abbiamo sempre lavorato molto bene con l’amministrazione comunale, che è molto presente e attiva, e con le altre associazioni presenti sul territorio», commenta la coordinatrice del progetto Siproimi.

In questi anni, infatti, il centro ha accolto e supportato circa 70 persone di differenti nazionalità, fra cui molte famiglie con bambini arrivate grazie ai corridoi umanitari. Uno dei lavori più importanti è quello di supporto e inserimento nel percorso scolastico grazie alla collaborazione con le scuole medie ed elementari. Accanto a questo, si guida il migrante nel suo percorso verso l’autonomia, attraverso un orientamento sanitario, legale e sociale ad ampio raggio.

«Molte delle persone che abbiamo accolto sono rimaste qui o nelle vicinanze, ad esempio a Lecce», ci spiega Federica Ferri, «e anche le persone del territorio sono coinvolte positivamente». Segno che il lavoro dell’accoglienza ha funzionato.

Nel suo piccolo, Uggiano La Chiesa ripropone un modello positivo, fatto di inclusione e solidarietà, che per ideali ricorda la Riace di cui si è tanto parlato negli ultimi anni e che ora porta avanti quegli stessi progetti dal basso. E soprattutto sta a significare una cosa: convivere nelle differenze non è così difficile come vogliono farci credere. Questo 20 giugno ci saranno le sue strade a ribadirlo, ma non per questo la loro storia termina qui.