acquaformosa

C’è un paesino arbereshe in Calabria che accoglie e stupisce: Acquaformosa

Convivenza e inclusione

«Qui nessuno è straniero», recita una scritta – in italiano e in arbereshe – all’ingresso di Acquaformosa, paesino di 1100 abitanti nella Calabria cosentina e sede di un progetto Sprar. E non a caso: le migrazioni sono nel DNA di questo paesino, formato da albanesi che cinquecento anni fa hanno percorso la rotta balcanica per stabilirsi proprio lì.

Oggi, infatti, ad Acquaformosa vivono anche i migranti dei nostri tempi, fra comunità autonome di lavoratori stagionali e persone che seguono un percorso di accoglienza istituzionale.

Da quando è nato nel 2010, lo Sprar di Acquaformosa ha fatto molto parlare di sé.

Quasi alla ricerca di una ricetta magica, questa realtà è stata indicata come modello virtuoso. Ma «non mi piace parlare di modello, piuttosto di buone pratiche», ci tiene a specificare subito Giovanni Manoccio, presidente dell’associazione Don Vincenzo Matrangolo che gestisce lo Sprar.

Ogni luogo ha una sua storia ed è grazie al costante legame col territorio che lo Sprar di Acquaformosa adesso è «semplicemente parte del tessuto economico e sociale della città».

Tutto infatti nasce in un periodo di crisi per il paese che rischiava di veder chiusa la sua unica scuola a causa del Decreto Gelmini. «All’epoca i nonni dei bambini fecero uno sforzo enorme, iscrivendosi a scuola pur di non farla chiudere», racconta Giovanni Manoccio, all’epoca sindaco del paese. «Da qui è nata l’idea di portare nuove residenze, nuove persone, per salvare la scuola, e così c’è stato il primo approccio all’immigrazione».

All’epoca, lo Sprar di Acquaformosa era il primo ad aprire in provincia di Cosenza, ma è diventato subito una buona pratica anche in altri comuni del circondario. Oggi l’associazione Don Vincenzo Matrangolo ne gestisce altri 9 in altrettanti comuni, per un totale complessivo di 300 persone circa. È riuscito a contrastare lo spopolamento tipico dei paesi calabresi e ha dato lavoro a ben 120 abitanti del territorio, creando sia «un sistema di economia sociale e solidale che di gestione dell’accoglienza».

«È quel tipo di accoglienza diffusa, che fa vivere i migranti direttamente nel paese e li guida verso l’autonomia, grazie ai nostri operatori che li indirizzano in base alle loro competenze nel mondo del lavoro», racconta il presidente dell’associazione.

Negli anni, infatti, gli ospiti dello Sprar hanno fatto attività di diverso tipo: da corsi di panificazione a quelli per diventare OSS (Operatore socio-sanitario). «In pochi rimangono poi a vivere qui, ma quel che è certo è che l’accoglienza va oltre i termini del progetto Sprar e anche chi torna qui avrà sempre un supporto». Al momento, ad Acquaformosa vi sono 57 persone inserite nel progetto, tra famiglie, singoli individui e minori stranieri non accompagnati.

Da nove anni, inoltre, lo Sprar di Acquaformosa organizza il Festival delle Migrazioni.

Per circa una settimana ad agosto, il paese diventa luogo di dibattito, scambio e contaminazione, grazie a incontri a tema su ciò che riguarda le migrazioni oggi. «Se tutto è nato in stretto collegamento con ciò che succedeva qui nel paesino, pian piano abbiamo allargato lo sguardo: abbiamo cominciato a fare rete e a guardare alla Calabria, poi all’Italia intera e adesso vogliamo dare un’aria internazionale al festival».

Esistono già partenariati con 7 organizzazioni europee ed africane e c’è in mente di costruire qualcosa di simile in Senegal, grazie al musicista e cantante senegalese Badara Seck, che è stato ospite del Festival nelle ultime tre edizioni.

Per alcuni sarà anche difficile credere che grazie a tutto questo ad Acquaformosa la scuola non abbia chiuso, molti abitanti abbiano trovato lavoro e per una settimana all’anno vi si riversi gente da diversi continenti. «Viviamo in un’epoca di sovranismi e un po’ ce n’è anche qui», commenta l’ex sindaco, ma basta «venire, girare per il paese e vedere da sé come funziona». Del resto, se la stessa giunta comunale è stata riconfermata per tre volte da quando è nato lo Sprar, qualcosa vorrà dire.

Se c’è una volontà politica al di fuori dell’ottica emergenziale con cui si guarda oggi al fenomeno migratorio, si innesca un meccanismo fatto di contaminazione e ricchezza, che in un circolo virtuoso parte e ritorna al territorio stesso.