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Chris Obehi, dalla Nigeria alla Sicilia abbatte barriere con la sua musica

Convivenza e inclusione

Il suo nome in esan (lingua nigeriana) vuol dire “mano d’angelo” e gli è stato dato da sua nonna. Oggi, è diventato anche il nome del suo primo album musicale, che mescola ritmi afro, pop e musica siciliana. Stiamo parlando di Chris Obehi, giovane cantante nigeriano che ha fatto di Palermo la sua seconda casa.

Chris Obehi negli ultimi mesi ha fatto molto parlare di sé, anche grazie ad un video in cui canta “Cu ti lu dissi” di Rosa Balistreri nel quartiere Ballarò di Palermo.

Ma qual è la storia di Chris Obehi?

La sua è una storia di “migrazione fortunata”, se così si può dire per chi comunque ha dovuto lasciare forzatamente il proprio paese, vivere l’inferno dei lager libici e poi attraversare il mare.

Chris Obehi, infatti, è arrivato nel 2015 con i barconi a Lampedusa, dopo 4 mesi passati in Libia. Ha soltanto 15 anni quando arriva in Italia e passa da Messina a Palermo, dove vive segue il percorso di accoglienza del Centro Astalli della città. Una volta maggiorenne, fa richiesta d’asilo e ottiene la protezione umanitaria.

«All’inizio non è stato facile, ma ho incontrato persone che mi hanno aiutato e che devo ringraziare, come i comboniani de “La Zattera” che mi hanno accolto come un figlio quando non avevo dove andare», racconta Chris, spiegando come dopo l’ottenimento della protezione umanitaria si fosse ritrovato senza una casa.

«Nel frattempo, mi dedicavo sempre alla musica: durante la mia permanenza nel centro avevo imparato a suonare la chitarra da autodidatta grazie a dei video su youtube», continua il cantante. La musica, infatti, fa parte della sua vita fin da quando è piccolo: la madre canta il gospel e il padre è appassionato di musica raggae. Chris arriva in Italia che sa già suonare basso e tastiera. «Ma non cantavo, perché ero timido. È stato qui che ho iniziato a farlo, cantando ad esempio canzoni di Bob Dylan».

Poi, il colpo di fulmine con Rosa Balistreri. Chris inizia a cantare “Cu ti lu dissi”, colpito da quelle sonorità. Lo fa prima nella sua stanza, poi in strada. La sua carriera da cantante e musicista, infatti, inizia proprio qui, fra le strade e i locali di Palermo. E questo incontro gli porta fortuna.

Grazie a questa canzone, infatti, viene notato da alcuni giornalisti di Palermo Today: «Ho cantato questa canzone con il cuore e mi ha portato fortuna, non pensavo che sarebbe andata così».

Oggi, Obehi è anche il titolo del suo primo album musicale.

Grazie ad impegno e passione, infatti, Chris oggi ha fatto molta strada. Non canta più da solo, ma ha una band al suo seguito, ed è seguito da Fabio Rizzo, manager e produttore musicale. Il suo album è stato pubblicato con la casa discografica 800A e mescola sonorità pop, afro-beat e siciliane in quattro lingue (esan, inglese, italiano e siciliano).

«Ho scelto di cantare in diverse lingue sia perché così comunico con più persone possibili e abbatto le barriere sia per mettere qualcosa di me, qualcosa di autentico», commenta Chris.

La sue canzoni, infatti, vogliono anche raccontare e denunciare ciò che riguarda la sua storia e il suo paese. Da “Mama Africa”, che parla di storia e colonialismo, a “Mr Oga”, una denuncia nei confronti di chi ha il potere e ne abusa, fino a “Walaho”, dedicata alla madre che non vede da quando è partito.

“Non siamo pesci” è ispirata alla sua esperienza personale: «Quando ero sul barcone, c’era un bambino che stava per morire di freddo e l’ho salvato: una volta arrivati a Lampedusa mi sorrideva. Questa storia mi ha ispirato per dire che non ci può essere discriminazione e non solo nei confronti dei migranti che arrivano coi barconi, ma in generale».

Con la sua musica Chris ha raggiunto risultati importanti. Ha suonato con Roy Paci, che ha fatto i fiati di “Mr Oga”, ha fatto tournée nazionali e internazionali e ha vinto alcuni premi (Premio Rosa Balistreri e Alberto Favara e  Targa SIAE Giovane Autore a Musica contro le Mafie). Gli piacerebbe, in futuro, avviare un laboratorio di musica come terapia «perché con la musica si può fare sia la guerra che la pace e io ho scelto la seconda».

Intanto, ha già in programma di suonare con la sua band all’orto botanico di Palermo in occasione del Festival “Una marina di libri” il prossimo 25 settembre. E, sperando che non si debba più parlare di “storie di migrazione fortunata” ma soltanto di “storie di migrazione”, gli auguriamo buona fortuna.