Cinque film sulle rotte dei migranti dall’America Latina al Medio Oriente

Convivenza e inclusione

Dall’Afghanistan all’America Latina al Mediterraneo, i flussi migratori sono una costante di questo secolo. Le immagini di migranti in viaggio, a piedi o su un barcone, illuminano per un attimo le storie di viaggio e di vita di queste persone.

Ma in cosa consistono davvero questi viaggi e quanto sono determinanti nella vita di queste persone? Quanto durano, cosa sperimentano e quali sono i pericoli che affrontano? Dopo i nostri consigli sui libri da leggere sull’immigrazione in Italia, ecco una lista di cinque film sulle rotte migratorie che possono aiutarci a comprenderle meglio.

America Latina – “La gabbia dorata” di Diego Quemada-Diez

Film di co-produzione spagnola e messicana e uscito nelle sale nel 2013, “La gabbia dorata” racconta la storia di tre giovani guatemaltechi (due ragazzi e una ragazza) che decidono di partire alla volta degli Stati Uniti.

Sara, Juan e Chauk affrontano insieme le difficoltà di una rotta migratoria pericolosa, che espone chi la percorre a continue minacce, violenze, a volte anche alla morte.

Il Sara, Juan e Chauk affrontano insieme le difficoltà di una rotta migratoria pericolosa, che espone chi la percorre a continue minacce, violenze, a volte anche alla morte.film è molto realistico nella sua drammaticità e non lascia nulla all’immaginazione. È un racconto disincantato delle migrazioni dall’America Latina, meno presenti nel discorso pubblico italiano sui migranti concentrato sulla Libia e sul Mediterraneo. Ne “La gabbia dorata” la dura realtà irrompe nei sogni e nelle speranze di tre giovani.

Medio Oriente – “Io sto con la sposa” di Gabriele Del Grande, Antonio Augugliaro e Khaled Soliman Al Nassiry

Girato tra il 2013 e il 2014, “Io sto con la sposa” è un documentario che in modo originale riesce a raccontare la storia di alcuni palestinesi e siriani arrivati in Europa.

Nel documentario, infatti, un poeta palestinese e un giornalista (rispettivamente Khaled Soliman Al Nassiry e Gabriele Del Grande) aiutano questi cinque migranti provenienti da Palestina e Siria, sbarcati a Lampedusa, a raggiungere la Svezia. E come? Inscenando un corteo nuziale e con l’aiuto di una ragazza siriana con il passaporto tedesco.

Il viaggio – questa volta nel cuore dell’Europa – diventa l’occasione per narrare la storia dei protagonisti, i loro desideri, ciò che hanno vissuto e come la guerra abbia inciso nella loro vita.

Un film originale che, divertendo, riesce a raccontare storie drammatiche e a dare luce a ciò che sta succedendo in Medio Oriente.

Balkan Route – “The game” del Collettivo Checkmate

“The Game” è un documentario del 2018 autoprodotto dal collettivo “The Checkmate” che, dopo aver fatto un reportage sulla Balkan Route e sulle storie di alcuni migranti, decide di farne un film.

L’intento è chiaro: raccontare, denunciare quello che succede ai migranti che tentano di attraversare il confine dalla Croazia, dove ormai le violenze della polizia sono conclamate.

La militarizzazione dei confini e l’affidamento del blocco delle frontiere a paesi extra-europei è infatti ormai la norma, così come i pestaggi, i respingimenti, le condizioni di vita precarie di chi per mesi si ritrova a stazionare senza una casa né soldi in paesini sul confine.

La denuncia è forte: tutto quello che accade in queste situazioni è contrario ai principi delle convenzioni internazionali che l’Unione Europea si è data. Eppure tutto continua come se niente fosse.

Attraverso scorci, immagini e storie di vita il collettivo The Checkmate racconta e allo stesso tempo mostra l’assurdità di quello che accade alle porte dell’Europa.

Mediterraneo – “Fuocoammare” di Gianfranco Rosi

Uscito nel 2014, “Fuocoammare” parla degli sbarchi dei migranti a Lampedusa, che è uno dei principali punti di arrivo per chi intraprende la traversata del Mediterraneo dal Nord Africa.

Ma lo fa con una prospettiva è diversa: i protagonisti non sono i migranti, ma un bambino dell’isola, Samuel, che cresce con la voglia di diventare pescatore e conoscere il mare. Attraverso i suoi dialoghi con la famiglia e altri abitanti del luogo, vengono snocciolati pezzo dopo pezzo racconti e immagini che riguardano gli sbarchi dei migranti.

All’interno del documentario, infatti, vi è anche uno di questi momenti: l’arrivo, il controllo medico, lo spostamento nell’hotspot dell’isola, i momenti di vita di queste persone sospese fra il presente e un futuro completamente indefinito.

“Fuocoammare” è un film che parla soprattutto attraverso le immagini, i suoni e i silenzi, regalando sensazioni più che storie di vita.

Francia, Calais – “Welcome” di Philippe Lioret

Con “Welcome” ci spostiamo a Calais, in Francia. Siamo nel cuore dell’Europa, in quel punto dove per anni migliaia di migranti (provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente in prevalenza) sono passati e hanno vissuto mesi nel tentativo di arrivare in Inghilterra.

Infatti, il protagonista del film, uscito nel 2009 e ambientato in quegli anni, è un ragazzo curdo-iracheno, Bilal, che migra in Europa con l’obiettivo di arrivare a Londra, dove vive la sua ragazza, Mina, anche lei di famiglia curdo-irachena. Bilal ha viaggiato per tre mesi ed è finito anche lui nella “giungla di Calais”.

Bilal prova più di una volta ad attraversare la Manica nascondendosi in un camion, ma non ci riesce perché soffre di claustrofobia. In questi tentativi non è solo e in ognuno di essi c’è quello che vivono le persone migranti in quei momenti: la speranza, il sogno, le delusioni quando non ce la fai, l’arrangiarsi ogni volta per trovare una via d’uscita.

Alla fine, Bilal – che nel frattempo ha fatto amicizia con Simon, un francese che lo ospita nella sua casa – deciderà di imparare a nuotare per raggiungere direttamente l’Inghilterra, senza intermediari.

L’espediente della storia d’amore consente un racconto a noi più vicino di tutte le difficoltà che queste persone devono affrontare: da quelle più “banali” come arrangiarsi per la vita di ogni giorno al problema della clandestinità, della violenza nella vita di strada, dell’essere sempre in bilico sull’orlo della sopravvivenza.