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Combouniversitaria: una comunità per migranti, studenti e padri comboniani

Convivenza e inclusione

Comunità, autonomia e condivisione nelle differenze: sono queste le tre principali caratteristiche di Combouniversitaria, il progetto del Centro Astalli di Trento, dove richiedenti asilo, studenti e padri comboniani hanno creato una comunità.

Si tratta di un’esperienza giovane, nata nel 2018 e ospitata in una struttura dei padri comboniani che, sotto la spinta delle parole del papa, hanno deciso di aprirsi e condividere gli spazi con gli altri due gruppi, dando vita ad un esperimento di vita comunitaria.

Combouniversitaria e la vita di comunità

«Il progetto è nato dal desiderio di aprire la struttura dei padri, ma anche da altre due volontà: la necessità degli studenti fuori sede di trovare una soluzione alloggiativa e sperimentare nuove forme di convivenza e la voglia di costruire un percorso davvero inclusivo con i richiedenti asilo», ci spiega Elisabetta Girardi, operatrice di comunità del Centro Astalli Trento.

Il Centro Astalli Trento, infatti, si occupa dal 2005 di rifugiati e richiedenti asilo, lavorando sul territorio per la loro inclusione e autonomia. La Combouniversitaria si inserisce in questo percorso, aggiungendo però elementi di contaminazione tra gruppi molto diversi fra loro in un continuo «laboratorio di integrazione».

Nella Combouniversitaria ogni gruppo ha la propria autonomia: ci sono tre aree (ognuna con stanze singole e cucina) e poi ci sono gli spazi comuni, come la sala, il giardino e l’orto. I tre gruppi, dunque, hanno delle vite indipendenti le una dalle altre, sono come dei vicini di casa, ma condividono diversi momenti di aggregazione durante la settimana.

«Ci sono degli incontri periodici con gli operatori e all’inizio dell’anno viene fatto un calendario con le iniziative, ma è stato bello vedere che le comunità sono diventate sempre più autonome nell’organizzarsi e gli stessi studenti hanno proposto molto di più rispetto a quanto era stato previsto», aggiunge Elisabetta.

Attività di gruppo alla Combouniversitaria – Foto presa dalla pagina Facebook Centro Astalli Trento

Jam session, cene, partite di calcetto, laboratori: sono tanti e diversi i momenti che uniscono gli abitanti della comunità. Adesso, durante la quarantena, è nato anche un progetto legato all’orto: «Questo aspetto ha un ruolo molto importante ed è nato dalla sensibilità di alcuni studenti per l’argomento: tutto è partito da alcune studentesse già impegnate nell’autoproduzione (di cosmetici, pane, yogurt), che poi ha portato all’idea di coltivare un orto, che nei prossimi mesi darà i primi frutti».

È questa contaminazione continua che garantisce la crescita personale e collettiva. E lo fa in maniera trasversale, viaggiando da un gruppo all’altro ma anche all’interno del gruppo stesso. Non stupisce, infatti, sentire che il bilancio di questo esperimento è positivo: i padri sono soddisfatti dell’uso della struttura, i richiedenti asilo sentono finalmente di vivere in una casa – e non in un ghetto – e gli studenti hanno sperimentato qualcosa di nuovo e formativo.

Dalla crisi un’opportunità

Un altro spazio importante della Combouniversitaria è quello del confronto con la cittadinanza. In questi due anni, infatti, la comunità ha organizzato numerose iniziative di apertura al pubblico e sensibilizzazione, sia sul progetto stesso ma anche sulle migrazioni forzate.

Un’attività ancor più importante se si pensa che il progetto prende vita nello stesso anno del primo Decreto Sicurezza e Immigrazione, che ha avuto le sue ripercussioni anche sul sistema di accoglienza della provincia di Trento.

«Dal 2019 ci sono stati dei tagli al sistema di accoglienza da parte della giunta provinciale: se prima i richiedenti asilo potevano usufruire gratuitamente dei mezzi pubblici, in seguito ai tagli questa possibilità veniva ridotta ad una sola corsa a settimana», spiega Elisabetta.

Questo è stato un momento di forte attivazione sul territorio: la comunità della Combouniversitaria ha organizzato dei cineforum per sostenere le spese dei trasporti dei richiedenti asilo.

Allo stesso tempo è sorta la necessità di reinventarsi e trovare altri modi per sostenersi. È così nata una nuova rete nella provincia, “Una comunità intera”, che coinvolge il Centro Astalli Trento, l’Arcidiocesi di Trento, la Fondazione Comunità Solidale, la Cooperativa Villa Sant’Ignazio, la Casa Accoglienza alla Vita Padre Angelo, ATAS Onlus e il Villaggio del Fanciullo SOS di Trento.

«Dalla crisi è nata un’opportunità», aggiunge Elisabetta, «una comunità deve saper prendersi cura di chi è più fragile». Questo è quello che fanno ogni giorno le associazioni che lavorano sul territorio (a Trento ma non solo) e che nel suo piccolo anche Combouniversitaria riproduce.

Questa vita di comunità, infatti, si è rivelata una salvezza durante il lockdown: gli studenti hanno fatto la spesa per i padri comboniani e i richiedenti asilo hanno ricevuto sostegno e informazioni in un periodo così complicato. Lo spazio all’aperto ha permesso di evitare l’isolamento completo e di godere della natura.

Nonostante il dispiacere e le iniziative saltate, ciò che resta è un’idea forte e cioè che «abbiamo superato un periodo difficile e lo abbiamo fatto insieme». Questo significa sentirsi parte di una comunità, dove ogni differenza ha un suo valore.