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Come può (e deve) migliorare il sistema di accoglienza dei msna

Convivenza e inclusione

Cosa succede quando un msna – ovvero un minore straniero non accompagnato – arriva in Italia ed entra nel circuito di accoglienza? E, ancora, cosa cambia nel momento in cui raggiunge la maggiore età?

In Italia il minore straniero non accompagnato gode di una tutela speciale, che fa sì che non possa essere espulso una volta arrivato in Italia e che lo inserisce fin da subito in un percorso di accoglienza e autonomia. Tutto questo grazie alla legge Zampa, approvata il 7 aprile 2017, che rende il sistema di accoglienza dei msna in Italia uno dei più avanzati.

Quale percorso intraprende dunque un msna che arriva in Italia?

Un msna, non appena identificato, viene collocato in un centro di accoglienza specifico per minori, tendenzialmente limitrofo al luogo di arrivo. Qui viene verificata la minore età e può rimanere massimo 30 giorni. Si tratta infatti solo di un momento di passaggio prima di andare verso la seconda accoglienza in altre strutture che aderiscono al sistema Siproimi, dove inizierà un percorso di inclusione e autonomia.

A tutto questo, si aggiunge la nomina di un tutore volontario, ovvero una persona che si è formata per seguire e sostenere volontariamente un msna nel suo percorso di vita (dalle cose più complicate – come i documenti – alla quotidianità). Una relazione di fiducia che spesso fa la differenza in modo concreto nella vita di questi ragazzi e ragazze quando si troveranno a dover affrontare il passaggio alla maggiore età.

Il percorso all’interno del sistema di accoglienza istituzionale, infatti, è garantito fino al compimento dei 18 anni, quando lo status formale che permette l’accoglienza dell’msna cessa di esistere.

A questo punto, in alcuni territori accade che si riesca a continuare un percorso di accoglienza attraverso case di semi-autonomia abitate da neomaggiorenni; altre volte che il neomaggiorenne venga trapiantato in centri di accoglienza per adulti che hanno posti disponibili. Solo in alcuni casi e con determinati requisiti è possibile richiedere un prosieguo di tre anni del percorso specifico per msna.

«Il passaggio alla maggiore età è soltanto un cambiamento convenzionale, che in realtà non corrisponde necessariamente ad una crescita o ad una raggiunta autonomia da parte del msna», ci spiega Rodolfo Mesaroli, direttore scientifico di CivicoZero Onlus, una cooperativa che gestisce interventi rivolti ad msna e un centro diurno per msna e neomaggiorenni a Roma. «Questo cambiamento improvviso può avere un impatto psicologico ed esistenziale violento e dirompente».

Qualora infatti non si riescano a trovare alternative all’interno del sistema di accoglienza istituzionale o fra le reti amicali e familiari, la vita del neomaggiorenne rimane appesa a un filo.

E, soprattutto, è piena di «preoccupazioni completamente nuove: la sua permanenza in Italia dipende dalla possibilità di trovare un lavoro, una casa e poter così rinnovare i documenti».

Per questo molti finiscono in strada e sono più a rischio di devianza. Il team di CivicoZero Onlus, infatti, fra le varie attività svolge anche azione di monitoraggio in strada grazie ad un’unità mobile. Un lavoro complesso, dove l’analisi cambia in base al contesto e ai momenti storici, ma che comunque rende l’idea delle conseguenze di questa falla del sistema: «Questi ragazzi vengono da percorsi di accoglienza fallimentari o bruscamente interrotti e dunque si sentono come sedotti e abbandonati da un sistema di cui fino a quel momento hanno seguito le regole», continua Rodolfo Mesaroli.

In questo senso, il principale lavoro di CivicoZero Onlus è la prevenzione: il centro diurno a San Lorenzo, infatti, è un punto di riferimento per molti msna e neomaggiorenni: «Il nostro essere al di fuori del sistema di accoglienza formale è un vantaggio: se conosciamo i ragazzi prima della deriva, in qualche modo riusciamo a mantenere il collegamento e loro continueranno a venire qui a Civico anche se non vivono più in un centro di accoglienza».

CivicoZero, infatti, garantisce i bisogni primari – dal cibo alla doccia – fino a tutta una serie di attività completamente libere e gratuite, che permettono di creare un ambiente confortevole e attento, anche grazie alla presenza di operatori ed educatori. Questi ultimi supportano i ragazzi attraverso molteplici azioni volte a favorire sia percorsi di protezione immediata, nei casi di vulnerabilità, sia lo sviluppo di competenze e processi di autonomia e inclusione sociale.

Un lavoro fondamentale, che però dovrebbe essere soltanto un’opzione in più rispetto ad un sistema di accoglienza istituzionale completo. Al momento, pare che «nuove forme di semi-autonomia per neomaggiorenni stiano prendendo piede a livello istituzionale, stiamo andando in quella direzione», ci spiega Rodolfo.

Le necessità è evidente e molte sono le organizzazioni di settore che spingono in questa direzione. Un percorso che voglia dirsi veramente inclusivo e che abbia intenzione di sostenere i giovani stranieri in Italia non può fermarsi per questioni meramente formali.