cooperativa Nelson Mandela

Cooperativa Nelson Mandela, dignità e lavoro a Sud

Convivenza e inclusione

Bisogna percorrere una strada soleggiata e immersa in una natura mediterranea per arrivare nella sede della Cooperativa Nelson Mandela a Gioiosa Ionica, in Calabria. Una cooperativa nata nel 2017 con l’intento di costruire percorsi di riscatto sociale attraverso il lavoro e favorire l’accoglienza di richiedenti asilo.

La Cooperativa Nelson Mandela, infatti, nasce in una terra martoriata dalla ‘ndrangheta, dove le possibilità lavorative sono minime e spesso legate allo sfruttamento nei campi. Ma arrivando nella sua sede, che è la Villa Santa Maria, l’impressione che si ha è che qui si stia davvero tentando di costruire qualcosa di diverso, dove i percorsi – lavoro e accoglienza – si intersecano e non escludono nessuno.

La Cooperativa Nelson Mandela fra agricoltura e turismo

Partendo dalla necessità di un lavoro degno come unico strumento di inclusione e riscatto, la cooperativa ha puntato su due settori: turismo e agricoltura.

La Villa Santa Maria, infatti, è una struttura ricettiva immersa nel verde e a pochi chilometri dal mare. Nei primi due anni di vita, grazie ad un protocollo d’intesa fra Sant’Egidio, la Chiesa Valdese e il Ministero dell’Interno, è stata anche parte attiva di percorsi di accoglienza, ospitando famiglie di richiedenti asilo in attesa dell’esito della commissione. L’ultima una famiglia somala, composta da una madre e quattro figli, arrivati in Italia grazie ai corridoi umanitari e ora trasferitisi in Svezia.

La famiglia somala a Villa Santa Maria (foto scattata nel febbraio 2019 – @Elisa Elia)

«La ritengo un’esperienza assolutamente positiva per loro», commenta Maurizio Zavaglia, presidente della Cooperativa Nelson Mandela, spiegando ad esempio che durante quei mesi le famiglie avevano la possibilità di vivere nel paesino, studiare, apprendere la lingua. «Purtroppo adesso questo progetto si è fermato: con i Decreti Salvini il protocollo non è stato rinnovato e non abbiamo più potuto accogliere». Così come lo Sprar di Gioiosa Ionica, che dopo i decreti è stato fortemente ridimensionato, dando supporto solo ad una quindicina di migranti.

Sprar di Gioiosa Ionica (foto scattata nel febbraio 2019 – @Elisa Elia)

Nel frattempo, invece, l’attività agricola è cresciuta ed è riuscita a far fronte ad alcune sfide iniziali, come quella di garantire un lavoro con un contratto equo per dodici mesi all’anno e non soltanto in base alla stagionalità. La cooperativa ad oggi produce agrumi, oli, ortaggi e prodotti confezionati come marmellate e prodotti sottolio per poi distribuirli attraverso una rete di mercati e GAS (Gruppi di Acquisto Solidale) in tutta Italia.

«Siamo concentrati in modo particolare sul lavoro: qui ci sono giovani migranti che vengono da Rosarno o dallo Sprar così come ex detenuti e persone del territorio», continua Maurizio, che ci tiene a sottolineare l’importanza di un percorso del genere. Al momento, vi sono 10 dipendenti della cooperativa, tutti regolarmente contrattualizzati. «Quello che facciamo noi è pensare al progetto di vita, che possiamo costruire solo attraverso il lavoro e percorsi virtuosi che dicano no allo sfruttamento e al caporalato».

A muovere la Cooperativa Nelson Mandela, infatti, sono degli ideali trasversali a tutta una serie di realtà calabresi, come la stessa Riace.

Vale a dire che inclusione e riscatto sociale riguardano tutti: dai giovani calabresi disoccupati ai migranti che lavorano nella piana di Gioia Tauro. Non esiste un percorso davvero virtuoso se c’è una parte esclusa.

Nei prossimi mesi la cooperativa inaugurerà un punto vendita a Roma, nel quartiere Alessandrino, dando spazio anche ai prodotti artigianali di Riace, che ancora oggi, sotto altre forme, resiste. Sarà una buona occasione per chi vive nella Capitale per conoscerli e sostenerli. Sapendo che questa non è la lotta di singole individualità, ma di una collettività che mette in pratica ideali e alternative concrete.