La nascita di un vocabolario universale

Convivenza e inclusione, Pubblicazioni
Il termine “Flusso”…

…usato per descrivere tecnicamente e divulgare dati circa le trasmigrazioni di determinate etnie o della totalità di migranti, in particolar modo riguardo agli “ingressi” in territorio comunitario: quante volte capita di sentirlo nominare?

Finanche la denominazione della normativa annuale, emanata per decreto dagli uffici del Ministero dell’Interno, se ne avvale.

Esso racchiude significati profondi in seno al fenomeno della multiculturalità, che da 30 anni a questa parte, in Italia, rappresenta non più una manifestazione temporanea ed emergenziale, ma trasforma e scolpisce in maniera significativa il modo di vivere al quotidiano, il senso di comunità, la condivisione:

nell’estremo Occidente, gli Stati Uniti d’America, il “Flusso” e le “Energie” per la maggiorparte delle manifestazioni urbane, aggregazionistiche e culturali, negli ultimi 40 anni in particolare, rappresentano concetti a cui ci si riferisce quotidianamente.

Storie di “Flow”

Le interpretazioni sociali di tale concetto, che vanno dal modo di comunicare al vestiario, dal ritmo musicale alla danza, derivano da una storia comune:

nei primi anni ’70, scelte politiche e stategiche, ghettizzarono di fatto alcuni quartieri di New York, in particolare Bronx e Queens, in seguito alla costruzione di superstrade e linee di trasporto interinale a grande velocità.

Ciò segnò un distacco di tali località dall’epicentro degli affari e della speculazione finanziaria,

svalutando a tal punto gli immobili in zona tanto da concentrarvi quelle etnie presenti in società da poco più di una generazione.

La nascita di un movimento…

Genti Africane e Sudamericane, costrette ad un decadimento del vivere comune, a causa di dipendenze, espedienti ed aumento della violenza, portarono il disordine in strada,

in quella che fu l’epoca delle gangs.

Fu a quel punto che discendenti di artisti ed atleti inaugurarono le prime feste di strada, dando vita a quello che è uno dei fenomeni culturali-chiave del nostro secolo:

le Jams, come tali eventi furono poi denominati, i Dj’s e le danze urbane, videro in quei contesti il loro nascere,

racchiusi dal concetto di HipHop, termine pensato per riferirsi al suono del battito cardiaco,

che altro non voleva ispirare che un ritorno alla vita ed alla semplicità della condivisione, una trasformazione dei sentimenti di isolamento e discriminazione degli albori delle moderne società Occidentali,

diffondendo spirito di adattamento, di resilienza ed autostima

ed un invito all’abbandono dell’uso della violenza come strumento offensivo di risposta alle ingiustizie ed alle disuguaglianze sociali.

…il suo sviluppo…

Il termine “Flow” cominciò quindi a diffondersi nel tentativo di definire e differenziare le atmosfere, le peculiarità e le discipline caratterizzanti ogni “Jam”

(Jamu della lingua Youruba dell’Africa Occidentale, che si traduce letteralmente con “insieme in concerto”).

I dischi in vinile Jazz e Funky, divennero strumenti musicali, antenati delle moderne tecniche di sintetizzazione musicale,

ognuno caratterizzato dal Flow del Dj che donava un nuovo ritmo alle melodie che avevano contrassegnato l’epoca d’oro della commistione multiculturale in America Settentrionale;

i celebratori e gli incitatori delle folle, i cosiddetti MC’s, maestri di cerimonie facevano uso della rima, della preghiera e delle vicende del quotidiano in misura del Flow, del flusso vocale, della capacità di trasmissione ed influenza parlata

(nel CentrAfrica pre-coloniale, il Griot, era il cantore, il poeta, il musicista della tradizione orale Subsahariana, in particolare delle etnie “Mankè”, “Fula”, “Wolof”, “Serer”, che viaggiava in altre terre diffondendo la propria lingua, adattandola e trasformandola: si conservano ancora, in minima parte, queste manifestazioni originali di poesia del flusso).

…e la sua diffusione

Discipline e manifestazioni aggregazionistiche hanno caratterizzato finora anche i nostri quartieri e molti paesi e comunità rurali Italiane:

danze latino-americane, breakdance e danze urbane, murales e graffiti art, il rap e la poesia di strada

sono discipline derivanti dallo stesso macro-insieme, accomunate dalle loro capacità di rivalsa identitaria e di protesta creativa agli schemi conformanti,

radicandosi alle manifestazioni generali di molti aspetti della società civile, fino alla contemporanea trasformazione delle esigenze comunicative e relazionali basiche delle nuove generazioni:

dal corteggiamento alla violenza, dal sesso, alla disciplina interiore, alla emancipazione delle identità di genere.

E’ stato istituito, di fatto, un nuovo vocabolario universale

nel non sempre facile approccio delle nostre comunità al migrante ed ai migranti ai loro “flussi” ed al loro “Flusso”:

è questa la linea di congiunzione tra la resistenza sociale degli ultimi decenni e la digitalizzazione massificante del suo linguaggio,

argomento di cui ci occuperemo prossimamente, riflettendo sui fenomeni musicali e digitali della nostra era.

Per approfondire la storia della diffusione dell’Hiphop in Italia, si consiglia la lettura di “Strade Strappate, storia rappata dell’Hiphop Italiano” di A.Cegna e M.Villaci.