baobab tour solidali

I tour solidali di Baobab Experience: staffette di resistenza

Convivenza e inclusione

A volte dalla paura possono nascere anche cose belle. E questo è quello che è successo con i tour solidali di Baobab Experience, che ogni sabato fanno il giro di Roma e raccolgono beni di prima necessità da portare ai migranti di piazzale Spadolini.

“Di fatto ero reduce da una doppia quarantena”, ci racconta Renato Ferrantini, volontario di Baobab. “Avevo una paura tremenda di uscire, ma ho deciso di fare leva sul mio stesso timore per attivarmi e fare qualcosa: ho fatto un post su Facebook, dicendo che se ci fosse stato qualcuno disponibile a donare un po’ di spesa, io avrei vinto la mia paura e sarei uscito per raccoglierla nelle varie case.”

E così è stato: Renato è uscito, quel 28 marzo, ha raccolto 12 kg di spesa da otto donatori. Il sabato successivo Renato non è più solo: accanto a lui c’è Francesca, un’altra volontaria di Baobab, e nuove famiglie da cui passare. La settimana dopo i numeri sono aumentati, ancora e ancora, fino ad arrivare a 10 volontari, più di 250 kg di spesa e 83 ritiri sparsi per tutta Roma.

Un risultato contagioso, che si è propagato da un appartamento all’altro, da un condominio a quello accanto. “Questa cosa è come esplosa e anche per questo è stata bellissima: non solo supportiamo concretamente, ma incontriamo anche altre persone, costruiamo delle relazioni”, aggiunge Francesca Canu, la volontaria del Baobab che dal secondo tour ha iniziato a collaborare attivamente. “È un po’ come una riscoperta dei rapporti umani”.

L’idea principale era quella di raccogliere beni alimentari per la prima colazione, di cui c’era carenza: latte, frutta, biscotti, succhi, tutto ciò che poteva essere utile per costruire delle monoporzioni da distribuire nel piazzale. Cibi che sono anche cambiati in base alle esigenze: ad esempio, ora che è iniziato il Ramadan, i datteri sono ufficialmente entrati nella lista.

I tour solidali, infatti, non sono che una parte di un processo più grande: dopo la raccolta, la spesa viene portata in un magazzino dove altri volontari si occupano di assemblarla in monoporzioni. Il passo finale è la distribuzione tra gli 80-100 migranti di piazzale Spadolini e fra le famiglie che Baobab Experience segue da tempo.

“Non mi aspettavo questa risposta dal primo post su Facebook”, spiega Renato. “Era evidente che ci fosse del timore fra le persone, ma che fosse necessaria una piccola scintilla: è come se dietro ai portoni di ogni condominio ci fosse una persona in attesa di qualcuno che venisse a recuperare le donazioni. Una disponibilità che aspettava solo di essere espressa”.

Ognuno dona in base alle proprie possibilità e, anche se non lo si può fare ogni settimana, la voce è girata talmente tanto – attraverso Facebook o il passaparola – che i tour solidali di Baobab Experience sono diventati una vera e propria staffetta che si arricchisce ogni sabato di più, raggiungendo anche luoghi fuori Roma, come Acilia ed Ostia.

La forza dei tour però non sta soltanto nella donazione, nel supporto pratico. È anche costruzione di relazioni nuove, trasformazione di alcune vecchie, creazione di più strette maglie di solidarietà durante questa emergenza.

“Alcuni donatori sono diventati volontari, ma ci sono stati anche alcuni donatori che si sono attivati per cercarne degli altri. Ad esempio, una signora che lavora in una grossa azienda ha esteso l’iniziativa anche ai suoi colleghi e grazie a lei abbiamo avuto 17 donatori in più”, spiega Renato, che ha potuto vedere questi tour trasformarsi a partire dal primo giorno.

Oltre ad essere un modo per riattivare i rapporti umani, i tour diventano mezzo di resistenza e riaffermazione dei diritti delle persone migranti. Un modo degno per ricordare la Resistenza e per combattere i mostri che si annidano nel sonno della ragione.