comunità curda in italia

La comunità curda in Italia continua la lotta

Convivenza e inclusione

Sono circa 2.500 i membri della comunità curda in Italia o forse anche di più, dal momento che i curdi non hanno mai avuto un proprio Stato e quando arrivano nel nostro paese vengono censiti come siriani, turchi, iracheni o iraniani.

In questo periodo di lockdown, la comunità curda in Italia ha continuato a lottare e a impegnarsi politicamente, soprattutto in rapporto a quello che succede in questi giorni nelle terre di origine.

Contemporaneamente, come molte altre comunità straniere in Italia, si è attivata contribuendo a reti di solidarietà dal basso, ognuna a modo suo in base al territorio.

La comunità curda in Italia tra solidarietà e politica

Per parlare della comunità curda in Italia, bisogna prima di tutto premettere una cosa: è molto differenziata al suo interno, socialmente ma anche politicamente. La maggior parte è sparsa fra Toscana, Lombardia ed Emilia Romagna, ma vi sono anche alcuni nuclei a Roma e nel Sud Italia.

«Bisogna tenere conto del fatto che la comunità milanese è già alla seconda o terza generazione, con famiglie che vivono qui da tempo e stanno bene economicamente», ci spiega Hazal Koyuncuer, rappresentante della comunità curda milanese. È con lei che parliamo delle iniziative che la comunità ha portato avanti in questo periodo, sia a livello politico che sociale.

Fin dall’inizio dell’epidemia, a Milano hanno attivato una rete di solidarietà interna fra per supportare chi era più in difficoltà fra le famiglie curde.

Allo stesso tempo, però, hanno rivolto lo sguardo anche al di fuori dell’Italia: «Abbiamo aderito alla campagna dell’HDP (Partito Democratico dei Popoli) “Twin Family”: 22 famiglie curde hanno “adottato” un’altra famiglia in Turchia – che può essere curda o non curda – sostenendola economicamente a distanza».

Da Livorno l’associazione Mezzaluna Rossa Kurdistan Italia si è impegnata con altri attori della società civile: oltre ad essere punto di raccolta dei beni alimentari, ha donato 400 mascherine e 2500 euro all’ospedale di Livorno.

Qualcosa di simile succede anche con la comunità curda di Grosseto: qui i membri della comunità sono stati chiamati dal comune per collaborare nella raccolta e distribuzione dei pacchi alimentari.

Mentre a Roma i membri della comunità curda hanno aiutato alcune famiglie più in difficoltà ad accedere ai beni del banco alimentare, facendo da intermediari e supportandoli in modo pratico.

Il lavoro politico della comunità curda in Italia

Nel frattempo il lavoro politico non si è fermato. Se da una parte costante è il lavoro di informazione su quello che succede nelle quattro aree del Kurdistan, dall’altra ci sono piccoli gruppi che lavorano concretamente e hanno continuato a farlo anche durante il lockdown.

Alcuni membri della comunità curda milanese, ad esempio, si confrontano insieme agli attivisti della rete Defend Rojava per capire come portare avanti le iniziative di solidarietà per il popolo curdo.

«Nei nostri incontri online abbiamo parlato ad esempio di come sostenere lo sciopero della fame dei membri di Group Yorum (ora terminato) e di cosa fare per quanto riguarda l’embargo a Maxmur» aggiunge Hazal.

In questo momento infatti ci sono diversi fronti critici nelle varie aree di origine, aggravatisi a causa dell’emergenza covid19.

Maxmur, ad esempio, è un campo di rifugiati curdi in Iraq, sotto embargo da circa 9 mesi e sistematicamente attaccato dai droni da combattimento della Turchia.

In Turchia la repressione si è inasprita e il governo usa questa emergenza come un’arma per sedare il dissenso politico, contro la popolazione curda in particolar modo.

Nella Siria del Nord e dell’Est, dove ha preso vita l’esperimento del confederalismo democratico di curdi, arabi e altre popolazioni, continuano gli attacchi dei mercenari jihadisti per conto della Turchia. Come l’esplosione di un camion bomba ad Afrin che lo scorso 30 aprile ha ucciso 46 persone.

Per la comunità curda in Italia, dunque, restare a casa non ha voluto dire chiudere gli occhi e dimenticarsi di tutto quello che succede al di fuori della penisola. La domanda a cui si è cercato di rispondere è rimasta la stessa: come possiamo sostenere la lotta del popolo curdo, anche in questo periodo di emergenza?