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La denuncia della Cooperativa Esperanto: “Le istituzioni non ci supportano”

Convivenza e inclusione

«Alcune esperienze che nascono in Italia non vengono sostenute dallo Stato così come si dice», denuncia chiaramente Gennaro Ferrillo, socio della Cooperativa Sociale Esperanto che lavora nelle campagne di Cancello e Arnone.

La Cooperativa Esperanto si occupa di agricoltura biologica su un terreno confiscato alla camorra e lavora contro il caporalato, che in quelle zone sfrutta la numerosa manodopera migrante presente sul territorio, per garantire un lavoro in regola e con giusto compenso.

Eppure, nonostante l’impegno, i problemi quest’anno sono arrivati proprio dalle istituzioni: «Volevamo attivare i contratti agrari per poter assumere regolarmente alcuni lavoratori, ma l’INPS di Caserta ha rigettato la richiesta perché non ci riconosce come cooperativa sociale», continua a spiegare Gennaro.

In realtà, la Cooperativa Esperanto ha le carte in regola e non è chiaro il motivo del rigetto. Se non ci fosse stato questo inconveniente, ad esempio, a quest’ora la cooperativa conterebbe un lavoratore migrante fra i suoi soci. Invece deve continuare a utilizzare le prestazioni occasionali, che non danno garanzie contrattuali. «Sorge il sospetto che, in una terra di interessi, si voglia ostacolare chi si impegna davvero».

L’esperienza della Cooperativa Esperanto, infatti, nasce da anni di lotta sul territorio, dove lo sfruttamento dell’essere umano e della terra è una costante.

La cooperativa si forma ufficialmente nel 2018, grazie al convergere dell’associazione Altromodo Flegreo (di cui Gennaro è presidente), che si occupa di agricoltura solidale e fa parte della RIES (Rete Italiana per l’Economia Solidale), e dell’associazione Effetto Larsen-APS. Si tratta di persone che da anni si impegnano nella lotta al caporalato e che hanno esperienza di lavoro sui beni confiscati. Proprio nel 2017, infatti, ottengono 10 ettari che vengono intitolati a Michele Landa, vittima della camorra.

Nell’anno della fondazione, poi, parte subito un progetto di economia solidale che permette alla cooperativa di iniziare coi lavori. Avendo in concessione unicamente la terra (e nessuna struttura o strumentazione), la cooperativa produce pomodori, olio e grano affidandosi anche ad altri piccoli produttori e trasformatori, grazie ai quali quest’anno, ad esempio, ha prodotto 12.000 bottiglie di salsa.

«Questa rete di collaborazioni con piccole realtà del territorio è un valore aggiunto», dice Gennaro, spiegando come il cerchio si chiuda con la distribuzione attraverso i GAS (Gruppi di Acquisto Solidale). Tutto questo processo fa sì che la filiera di produzione possa dirsi etica e trasparente.

Del resto, l’impegno della cooperativa non si esaurisce nel lavoro agricolo in sé e per sé, ma è fatto anche di anni di relazione e impegno sociale sul territorio per sensibilizzare sul tema. È associata a Libera e negli anni ha costruito rapporti di fiducia che la rendono un’interlocutrice valida per chi la conosce.

Solo le istituzioni sembrano non valorizzarla adeguatamente.

Un altro problema che Gennaro porta alla luce, infatti, riguarda la Regione Campania: «Il nostro bene confiscato si trova accanto ad un bene demaniale regionale in parte inutilizzato: noi abbiamo chiesto l’assegnazione, ma la Regione ci ha risposto che è già in concessione, nonostante lo sia soltanto a metà (e di questo ne siamo sicuri perché abbiamo controllato al catasto)». Lì, dunque, c’è una vecchia masseria che non solo rimane inutilizzata, ma cade sempre più nell’abbandono, costituendo un danno per la collettività in quanto bene pubblico.

In questo senso, la denuncia della Cooperativa Esperanto parte dalla sua esperienza diretta e dagli ostacoli, soprattutto burocratici, che provengono proprio da quelle istituzioni che invece dovrebbero facilitare il lavoro di imprese di questo tipo.

«Malgrado tutto questo, noi andiamo avanti, perché abbiamo un forte senso politico di ciò che facciamo», conclude Gennaro. La Cooperativa Esperanto, infatti, non è nata per caso e sa che il territorio in cui lavora non è un luogo facile. La lotta, l’amore per la terra e il bisogno di giustizia sociale costituiscono, in casi come questi, un motore molto più potente di altri per andare avanti. Anche quando c’è chi ti rema contro.

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