LanguageAid

LanguageAid, una piattaforma per far uscire i migranti dall’isolamento comunicativo

Convivenza e inclusione

È una piattaforma che permette di tradurre testi da più di 40 lingue nel mondo e che è nata con il principale scopo di far uscire i migranti dall’isolamento comunicativo in cui spesso si ritrovano: si chiama LanguageAid.

Può essere usata sia su pc che su smartphone ed è collegata anche a dei traduttori (volontari) che verificano che la traduzione del testo (orale o scritto) sia corretta.

Come funziona esattamente LanguageAid?

«È una piattaforma semplice e completamente gratuita», spiega Guido Mandarino, presidente dell’associazione LanguageAid APS che ha lanciato l’idea e il prodotto. «Si possono scegliere tre modalità di traduzione: text to text (da un testo scritto ad un altro testo scritto), text to speech (da un testo scritto ad un audio o all’inverso) e speech to speech (audio-audio). Quando viene richiesta una traduzione, c’è sempre un traduttore o una traduttrice che verifica che la traduzione fatta in modo automatico sia corretta e, se necessario, la modifica prima che venga inviata».

Questo tipo di intervento è stato pensato principalmente per le situazioni di emergenza in cui molti migranti si trovano e non riescono a comunicare. Si parla di situazioni sanitarie, legali o sociali. Per questo motivo, infatti, LanguageAid può essere utile tanto alle associazioni del terzo settore quanto ad enti come i sindacati o le Asl.

L’idea nasce infatti dall’esperienza diretta di alcune persone dell’associazione che già lavoravano sul territorio con i migranti e che avevano notato questa difficoltà comunicativa.

Il lavoro dei traduttori è completamente volontario in questi casi. La piattaforma, però, può essere usata anche per traduzioni più complesse e a lungo termine dalle associazioni e in questo caso è prevista una retribuzione per chi traduce. In questo senso, LanguageAid mette facilmente in comunicazione le ONG e le figure dei traduttori.

In questi mesi, intanto, il team di LanguageAid si è speso molto per portare la piattaforma tra le varie realtà del settore.

Medu, Mediterranean Hope, A Buon Diritto sono solo alcuni dei nomi delle associazioni che già sono in questa rete e utilizzano la piattaforma. Più complessa è la situazione per quanto riguarda le istituzioni, che pure sarebbero facilitate dall’uso di questo strumento.

«La tecnologia, se ben utilizzata, può risolvere tanti problemi», spiega Guido, «Questo è quello che stiamo cercando di fare con LanguageAid, anche se dal punto di vista tecnologico e delle lingue presenti va ancora migliorata (stiamo lavorando a migliorare la funzionalità speech to speech e a inserire molte lingue africane – soprattutto subsahariane – che sono fondamentali vista la provenienza di molti dei braccianti che popolano il nostro territorio). Ad ogni modo, potrebbe essere usata trasversalmente e facilitare molta burocrazia».

Per il momento, tutto il lavoro per lanciare la piattaforma è stato autofinanziato da chi ha creduto nel progetto. Dal punto di vista informatico, la piattaforma è stata sviluppata da alcuni informatici della Algoritmo Associates, da cui pure provengono alcune persone del team di LanguageAid. Ma per il resto, il lavoro è stato volontario o quasi, dettato dall’obiettivo primario di costruire qualcosa che sia davvero utile ai migranti e che permetta loro di comunicare quando non hanno lingue in comune con i loro interlocutori.

«Quando c’è una percentuale così alta di popolazione migrante come si può continuare in questo modo e non pensare alla questione comunicativa?», aggiunge Guido, rimarcando lo scopo con cui LanguageAid è nata.

Per il momento, l’obiettivo è continuare a costruire rete e recuperare altri fondi con il fine ultimo, però, di garantire un servizio gratuito e completo a chi ne ha bisogno. Perché «nelle situazioni di emergenza sanitaria e sociale la parola acquisisce un valore fondamentale. L’assenza di parole crea silenzi drammatici e solitudini, emarginazione».


Per qualsiasi info, contattare: info@languageaid.org