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Liberi Nantes: quando lo sport è inclusione

Convivenza e inclusione

Nasce tredici anni fa dalla passione per lo sport e dalla voglia di contrastare il razzismo: la Liberi Nantes è una squadra di calcio composta da rifugiati, richiedenti asilo e italiani con base a Roma al Campo XXV aprile a Pietralata.

Ormai dal 2010, infatti, il campo è anche sede dell’associazione ed è diventato un punto di riferimento per i migranti che lì si allenano e un luogo simbolo di inclusione attraverso lo sport. Accanto alla squadra Liberi Nantes, infatti, è nata una serie di attività collaterali ispirate sempre ai principi dell’inclusione.

La storia della Liberi Nantes

«La Liberi Nantes nasce un po’ per gioco, da un gruppo di ragazzi appassionati che decide di proporre questo progetto ai centri di accoglienza», spiega Paola Varricchio, vicepresidente dell’associazione.

Il progetto funziona bene. Lo sport, si sa, è un potentissimo veicolo di inclusione, conoscenza e scambio, un mezzo che abbatte le barriere. Le uniche, di barriere, sono quelle burocratiche, che non permettono alla Liberi Nantes di partecipare con punteggio al campionato.

«Abbiamo giocato per dodici anni in campionato senza essere in classifica, ma quest’anno finalmente ci siamo riusciti grazie ad un’attività di advocacy». Adesso, infatti, la squadra gioca in terza categoria e questo rappresenta una vittoria importante per una squadra che è riconosciuta a livello nazionale al pari delle altre.

I trenta ragazzi che ora formano la Liberi Nantes provengono per lo più da Italia, Mali, Costa D’Avorio e Nigeria. Ma ogni anno cambiano (a volte anche dopo qualche mese): magari per motivi di lavoro, a volte perché si trasferiscono in un’altra città.

Le loro vite in equilibrio precario non sono fatte per giocare con una squadra per tanti anni: «In un anno si forma una squadra molto soggetta a mutamenti, ma anche chi se ne va spesso poi torna a trovarci», spiega Paola, «Noi siamo come dei facilitatori verso una vita nuova: se il calcio rappresenta un momento di gioia ed evasione dai loro problemi, il nostro campo è un punto di riferimento per loro, un po’ come il Colosseo o altri luoghi simbolo di Roma».

Anche perché nel corso degli anni le attività della Liberi Nantes si sono ampliate.

Infatti, sempre su base volontaria e grazie a finanziamenti tramite bandi e progetti, la Liberi Nantes ha portato avanti negli anni altre attività: un corso di lingua italiana, escursionismo, rugby, calcio a cinque femminile e altro.

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Le Libere Nantes, squadra di calcio a 5 femminile

«Adesso siamo in un momento di forte crescita», continua Paola Varricchio. «C’è un progetto – momentaneamente rimandato a causa della pandemia – con la UEFA Foundation legato a inclusione e sensibilizzazione attraverso lo sport; abbiamo poi un progetto che si chiama Paideia e che consiste nell’insegnamento della lingua italiana attraverso il calcio con delle metodologie sperimentali; e poi il progetto “Giovani in campo” che riguarda il calcio e minori stranieri non accompagnati».

Non a caso, la Liberi Nantes oggi è un esempio concreto nel mondo dello sport, dove altre esperienze simili stanno andando avanti. Nella sola Roma, ad esempio, vi sono la Pineto United – squadra di calcio – e la Lokomotiv Prenestino Basket, una squadra fatta da persone di quattro continenti che si allenano in uno spazio liberato dal basso, il Csoa Ex Snia.

Le buone pratiche di inclusione che fioriscono nel mondo dello sport, così come quelle legate al cibo, sono tante e aggiungono, giorno dopo giorno, un tassello a favore di quella convivenza che vogliono farci credere sia impossibile. Esperienze come quella di Liberi Nantes lo dimostrano: basta scendere in campo e mettersi in gioco.