L’integrazione che funziona: tre piccoli paesi molisani come Riace. 13mila stranieri, quasi tutti lavorano

Convivenza e inclusione

In Molise vivono circa 13mila stranieri, di cui 3mila ospiti nelle varie strutture di accoglienza come emerso dalla presentazione del Dossier statistico 2018. “Quando le comunità sono più piccole e coese, è più facile che il rapporto tra migranti e la popolazione locale sia diretto, gomito a gomito. C’è un valore aggiunto dell’esperienza di integrazione molisana”, le parole degli esperti che hanno studiato il fenomeno in Molise.

Sono 13mila. La maggior parte (10mila) è composta da stranieri regolari: arrivano soprattutto da Romania, Albania e Marocco, lavorano in particolare come colf e braccianti in particolare. Gli altri 3mila sono ospiti nelle varie strutture di accoglienza. Ecco la fotografia degli stranieri che vivono in Molise.

Innanzitutto una conferma: la nostra è una regione che dimostra ancora una volta di sapere accogliere. La nostra cultura e le nostre piccole comunità fanno la differenza rispetto al resto del Paese. E poi una sorpresa: ci sono tre paesi che hanno fatto dell’accoglienza un modello da imitare: Castel Del Giudice, Ripalimosani e Ripabottoni.

Dati e caratteristiche dell’immigrazione sono stati evidenziati durante la presentazione del Dossier statistico 2018 che si è svolto nella sala ‘Fermi’ della Biblioteca dell’Università del Molise ieri mattina – 25 ottobre – poche

ore prima l’inizio della mobilitazione per conferire la cittadinanza onoraria a Mimmo Lucano, il sindaco di Riace.

Ecco Riace: forse il più famoso modello di accoglienza. Forse pochi immaginano che la ‘nostra Riace’ ce l’abbiamo dietro l’angolo: sono i nostri piccoli centri dove molisani e migranti convivono pacificamente.

“Ci sono dei contesti interni in cui le comunità sono più coese per alcuni motivi: l’isolamento, lo spopolamento e poi si tratta di centri numericamente ridotti”, spiega la professoressa Hilde Caroli Carasanova che ha illustrato il risultato dello studio con Norberto Lombardi e Chiara Cancellario. “In questi contesti è più agevole gestire l’integrazione dei migranti, è più facile che il rapporto tra migranti  e la popolazione locale sia diretto, gomito a gomito. E’ un rapporto quotidiano e di cooperazione anche dal punto di vista dell’inserimento lavorativo, della solidarietà, dell’inclusione delle comunità religiose“. Infatti diverse coppie di migranti in Molise si innamorano e poi si sposano oppure i loro figli frequentano le nostre scuole.

Se l’integrazione funziona è anche perchè i molisani hanno ‘ereditato’ storie a loro volta di migrazione. Fa parte di loro stessi, come se fosse una sorta di secondo dna. “I molisani hanno una ricchezza: vedono nei ragazzi che arrivano dall’Africa persone che, come è successo a loro in passato, devono gestire situazioni difficili come l’apprendimento della lingua, la ricerca di un lavoro per sostenere sè e le proprie famiglie. In questo c’è il valore aggiunto dell’esperienza di integrazione molisana“. Per gli studiosi quindi “questo è un modello esportabile in altri piccoli paesi in cui ci sono le stesse caratteristiche”.

Certo, a questa famiglia ‘allargata’ composta da molisani e stranieri non sempre corrisponde all’immagine felice tipo Mulino Bianco.

Spesso i migranti non hanno lavori adatti alla loro qualifica professionale, sono impegnati soprattutto nei servizi, nell’agricoltura e nell’industria”, evidenzia Chiara Cancellario. Un altro problema è il rilascio dei permessi di soggiorno: ci sono tempi ancora troppo lunghi. “Sono tra i più lunghi d’Europa”, denuncia Lombardi. E poi “i lavoratori stranieri sono sottopagati”, quindi “sarebbe necessario creare un ambiente non solo accogliente, ma anche rispettoso delle nostre leggi”. 

Nel dossier emergono difficoltà anche a gestire gli stranieri molto giovani e di minori non accompagnati che “rende necessaria una risposta politica, oltre che burocratico amministrativa”.

E’ proprio dalle politiche di integrazione messe a punto dalle varie amministrazioni che dipende anche la percezione dei migranti tra la cittadinanza: “Quando l’amministrazione riesce a porre le giuste politiche di accoglienza – esplicita la Cancellario – l’integrazione funziona meglio. A Castel del Giudice ad esempio si sta creando una cooperativa di comunità che impiega richiedenti asilo e ragazzi del posto. Quando poi vengono bruciate le strutture di accoglienza (il caso di Pescolanciano ad esempio, ndr) o si promuovono delle petizioni, ci sono ovviamente dei problemi”.

Una ricchezza che potrebbe essere distrutta dal decreto sicurezza che a dicembre dovrebbe essere approvato in Parlamento. “Senza questi stranieri le nostre comunità rischiano di perdere pure le scuole”, sottolinea ancora Lombardi. E per il Molise sarebbe un colpo: il nostro territorio potrebbe spopolarsi ancora di più.

[Fonte: Pimonumero – 26 ottobre 2018]

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