italia che resiste

L’Italia che resiste c’è e va raccontata

Convivenza e inclusione

C’è un’Italia che resiste e che va raccontata. Un’Italia che lotta, a partire dai territori; un’Italia fatta di volti e storie che restituiscono significato concreto alla crisi sociale ed economica di cui spesso sentiamo parlare.

È proprio con il desiderio di raccontare questa parte di mondo che Martina Di Pirro, giornalista, ha scritto il libro “Geografia della speranza. Viaggio nell’Italia che resiste”, dopo un viaggio alla ricerca di queste realtà.

“Geografia della speranza. Viaggio nell’Italia che resiste” è innanzitutto un libro che parla di persone.

Persone che si mettono insieme per costruire delle alternative in quei luoghi dove le possibilità di una vita piena sono minime o inesistenti. Collettività che delle pratiche di solidarietà e mutualismo fanno parole d’ordine e si impegnano per renderle concrete nei territori in cui vivono.

Nel libro sono raccontate 15 esperienze diverse. Da cooperative ad associazioni, a centri sociali a fabbriche dismesse e recuperate, si tratta sempre di gruppi che rientrano nella Rete dei numeri pari, una rete informale nata nel 2017 che si occupa di disuguaglianza e povertà.

In Sicilia, Martina, è andata a trovare Emmaus Palermo, che grazie alla vendita di oggetti usati è riuscita a creare un sistema di lavoro e reddito per chi ne ha bisogno. A pochi passi, a Marsala, ha raccontato la storia del Centro sociale Sappusi, che in un quartiere della periferia organizza laboratori e attività per i giovani.

Marsala – Foto di Martina Di Pirro

Risalendo verso Nord ha raccontato i progetti di mutualismo del Camper della Speranza in Calabria, la lotta delle donne contro la violenza di genere nel Lazio grazie a Lucha y siesta e alla Casa internazionale delle donne. A Milano c’è poi la RiMaFlow, fabbrica recuperata e riconvertita in un’ottica ecosostenibile, aperta con laboratori e attività. A Castel Franco Veneto c’è una la “Famiglia in rete” che punta a creare un circolo virtuoso grazie alla comunicazione e cooperazione tra famiglie italiane e nuove famiglie meticce.

Una realtà particolarmente importante, anch’essa presente nel libro, è il Gruppo Abele. Nato nel ‘65 attorno al tema delle tossicodipendenze, oggi ha la sua sede in una fabbrica dismessa e recuperata a Torino, dove ruota tutta una serie di attività collaterali fra librerie, biblioteche e laboratori.

Fabbrica RiMaFlow a Milano – Foto di Martina Di Pirro
Queste sono solo alcune delle esperienze raccontate nel libro, ma anche una minima parte di quelle 300 realtà che formano la Rete dei numeri pari.

«L’idea era quella di raccontare le realtà della Rete dei numeri pari, vedere come reagiscono alla crisi (che ormai è diventata qualcosa di strutturale) e dare dei volti a queste storie», ci spiega Martina Di Pirro, che fa parte della rete fin dalla sua nascita. «Quello che si cerca di fare, infatti, quando si parla di povertà, è spersonalizzarla, renderla lontana da chi ne sente parlare, per questo ritenevamo importante raccontare l’Italia che resiste e restituire le storie di vita delle persone».

Un tema che è diventato fondamentale trattare ancor di più adesso, dopo che la crisi si è acuita a causa della pandemia. Il lavoro di studio e raccolta di queste storie, infatti, si è dipanato nell’arco di un anno: Martina ha visitato questi posti, li ha raccontati e li ha ritrovati anche dopo il lockdown, riportandone i cambiamenti.

«Questi posti mi hanno lasciato una sensazione contrastante», commenta dopo aver descritto il suo viaggio. «Da un lato ne sono uscita fuori con un’iniezione di fiducia, perché avevo visto realtà interessanti e persone con un cuore immenso; dall’altro mi sono resa conto che il problema, però, è sempre la mancanza di risposta dello Stato, che dovrebbe occuparsene ma non lo fa».

I dati sulla disuguaglianza in Italia, oggi, parlano chiaro: 5 milioni di persone non arrivano a 1,50 euro al giorno, 9 milioni vivono in condizioni di povertà relativa e 12 milioni non riescono a curarsi.

Cosa significa continuare a non voler affrontare il problema? «La risposta», secondo Martina, «arriva dai territori, che ci dicono che rimandare la soluzione significa continuare a sacrificare vite umane».

Un libro che parla chiaro. I territori lottano e resistono, ma serve un intervento strutturale, affinché l’Italia che resiste diventi la base fondante della nostra società. E serve anche raccontarli, questi territori, per capire che un’alternativa è possibile: basta volerlo.