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MaTeMù: uno spazio giovanile dove la diversità innesca circoli virtuosi

Convivenza e inclusione

Cosa succede quando all’interno di uno stesso spazio si mescolano energie giovani ma diverse, provenienti da contesti sociali e culturali diversi? Questo è quello che ci siamo chiesti quando abbiamo deciso di parlare di MaTeMù, Centro Giovani e Scuola d’Arte a Roma.

MaTeMù è contemporaneamente un centro di aggregazione giovanile e uno spazio dove l’arte e la cultura sono accessibili a tutti i giovani che, dai 10 ai 25 anni, decidano di prendere parte alle attività.

Nato dalla collaborazione fra CIES Onlus e il municipio I di Roma, di cui usa i locali, e finanziato oggi dal progetto “Doors” dell’impresa sociale “Con i bambini”, da dieci anni MaTeMù crea comunità e interazione nel quartiere Esquilino, uno dei più multiculturali di Roma.

MaTeMù come spazio aperto e virtuoso

«Lo sforzo che abbiamo fatto è stato evitare la formazione di un ghetto, per creare uno spazio aperto a tutti», ci spiega Dina Giuseppetti, coordinatrice di MaTeMù.

Un processo che non è stato immediato e che ha richiesto un grande impegno da parte di chi lavora all’interno di MaTeMù, che oggi conta 23 membri del personale, diviso fra educatori e artisti.

Da un lato, infatti, c’è tutta una serie di servizi pensati per il supporto di alcune fasce di giovani: la scuola di italiano, uno sportello di orientamento al lavoro, un’aula studio (dove vengono volte anche ripetizioni) e uno sportello psicologico.

«A tutto questo abbiamo affiancato lezioni di alta qualità svolte da professionisti, in modo da incentivare l’accesso al centro anche a giovani provenienti da un diverso contesto». È così infatti che nascono i laboratori di chitarra, batteria, sax, canto, rap, break dance, teatro, orchestra e fumetto.

La sala comune di MaTeMù diventa il luogo dove i vari gruppi si incontrano, giocano e interagiscono, supportati dagli operatori sociali. «Molti, infatti, vengono qui anche solo per chiacchierare». Si parla di una media di 40 ragazzi e ragazze che giornalmente frequentano il centro.

Ma questa mescolanza esiste anche all’interno degli stessi laboratori: «Diciamo che la composizione dei laboratori varia di anno in anno, ma possiamo dire che molti ragazzi stranieri frequentano i laboratori e che le seconde e le terze generazioni sono il nucleo forte di MaTeMù». Quest’anno, ad esempio, i corsi di rap e break dance hanno una forte componente straniera e molti italo-cinesi seguono il laboratorio teatrale, che va a formare una vera e propria compagnia teatrale.

C’è poi anche una band musicale, la MaTeMusik band & crew, che ogni anno cambia i suoi componenti e si modifica, ma garantisce un continuo scambio fra vecchi e nuovi, favorendo appunto la condivisione.

MaTeMù durante il lockdown

Il lavoro di MaTeMù è proseguito, come quello di altri centri giovanili, anche durante il lockdown spostandosi online.

C’è tutto un palinsesto di lezioni, su Facebook e Instagram, dove ogni insegnante posta la propria video-lezione.

Anche tutta la parte relativa agli sportelli e ai servizi è organizzata telematicamente, ma in via privata attraverso incontri condivisi unicamente con i giovani.

«La risposta dei ragazzi è stata molto alta, ma crediamo che non possa sostituire quelle interazioni e quel senso di comunità che cerchiamo di creare dal vivo», aggiunge Dina. Le relazioni e l’incontro dal vivo rimangono un aspetto fondamentale del lavoro di MaTeMù, a cui non si può rinunciare.

«Anche nell’ideazione del luogo abbiamo voluto pensare alla parte estetica come ad una parte fondamentale: creare un luogo bello per i giovani, che li invogliasse a starci dentro e a partecipare, un luogo figo», nato dal confronto di tante idee diverse ma che oggi rappresenta senza dubbio un punto di riferimento per molti.

In attesa di ritornarci, l’impegno di MaTeMù continua, all’insegna dello slogan “Così lontano, così vicino”.