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La moschea di Centocelle verso il Ramadan in quarantena

Convivenza e inclusione

Per chi fa parte del mondo islamico un Ramadan in quarantena sarebbe stato impensabile prima di questa epidemia. Eppure, quest’anno ci si è ritrovati costretti a farlo. Ma come le comunità islamiche vivono questo momento?

Ce ne parla l’imam della moschea di Centocelle, Mohamed Ben Mohamed. La moschea al-Houda di via dei Frassini, presente sul territorio dal 1994 e gestita dall’associazione “Cultura islamica in Italia”, è un punto di riferimento per i fedeli musulmani ma anche un importante luogo di socialità, dove la comunità straniera si incontra e si sostiene.

Il Ramadan in quarantena

È nella sera di oggi, 23 aprile, che avrà inizio il Ramadan e che durerà fino al 23 maggio. Sarà un Ramadan diverso, un Ramadan in quarantena: “Noi siamo abituati ad organizzare tutti insieme l’iftar, e cioè la rottura del digiuno: ogni giorno si prepara e si mangia insieme il cibo in moschea quando cala il sole”, ci spiega l’imam della moschea di Centocelle. “Normalmente si parla di 250-300 persone che fanno insieme l’iftar e pregano.”

Un importante rito comunitario che si ripete ogni giorno, ma che quest’anno non sarà possibile. Per questo, la moschea di Centocelle si è organizzata diversamente per via della quarantena.

“Nel rispetto dell’emergenza, facciamo una campagna di raccolta di viveri, che poi distribuiamo per sostenere le famiglie in difficoltà e per dar loro la possibilità di fare comunque la rottura del digiuno”, continua Mohamed Ben Mohamed. I pacchi alimentari saranno disponibili nella moschea, che diventa un punto di ritiro; in alcuni casi, verranno portati alle famiglie più lontane direttamente dai volontari.

La comunità islamica a cui la moschea fa riferimento, infatti, non è soltanto quella territoriale di Centocelle, ma arriva anche fuori Roma. Mohamed ci spiega che ne fanno parte persone provenienti da tutti i continenti, ma che la comunità più folta è quella formata da fedeli del Nord Africa.

“Quello che stiamo facendo è un modo per sostenere economicamente le famiglie che hanno bisogno, ma anche per far sentire loro la nostra vicinanza. Inoltre, ogni giorno di questo Ramadan faremo una diretta video per la comunità, per supportare durante il digiuno.”

La moschea di Centocelle come punto di riferimento e supporto

Al di là delle questioni legate a questo Ramadan in quarantena, la moschea di Centocelle ha comunque dovuto affrontare un periodo difficile dovuto al lockdown. E per questo si è attivata su più fronti, riaffermando il suo importante ruolo sociale.

“Prima ancora della quarantena, quando tutte le scuole sono state chiuse, anche noi abbiamo sospeso le lezioni della nostra scuola, che si tenevano nel fine settimana, e le abbiamo organizzate online”, ci spiega Mohamed.

Lo stesso però non si può fare per le preghiere, che pure erano un momento importante di incontro: “Nella nostra religione è necessaria la presenza fisica per pregare, per questo non abbiamo fatto nulla che fosse online da questo punto di vista; ma i contatti fra noi dell’associazione sono proseguiti e ogni settimana ci sentiamo anche più volte per capire come muoverci.”

La solidarietà, infatti, era partita ben prima del Ramadan. Grazie ai suoi contatti con la comunità, la moschea è stata in grado di raggiungere le famiglie che più avevano bisogno e di supportarle. Lavorando dal basso, grazie ai suoi contatti, così come altre associazioni e comunità straniere hanno fatto in questi giorni.

Abbiamo stabilito un punto di distribuzione di viveri sul territorio, un negozio dove la gente sapeva di poter andare per chiedere: è stato bello vedere che spesso anche gli stessi negozianti hanno collaborato donando anche loro qualcosa.” Per chi invece è lontano, la moschea raccoglie delle offerte che poi invia direttamente alle singole famiglie.

Allo stesso modo, l’associazione si è attivata verso il resto della società. Da un lato ha promosso le campagne di sensibilizzazione e di informazione sull’emergenza in corso: i fedeli sono stati invitati a donare il sangue e a contribuire economicamente alle raccolte per le costruzioni di nuove strutture ospedaliere, ad esempio.

E proprio in questi giorni si sta preparando per una donazione di mascherine, che verranno date a tutti quegli enti – Protezione Civile, Croce Rossa, Comuni – che stanno gestendo l’emergenza sul territorio e che potrebbero averne bisogno.

Anche questa è una conferma di come le moschee facciano parte del territorio in cui sono inserite e interagiscano positivamente con la società. Sono sì importanti punti di riferimento per la comunità islamica, ma sono anche soggetti attivi, che contribuiscono ad uno scambio.