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Nei campi rom si va avanti grazie alla solidarietà

Convivenza e inclusione

L’emergenza coronavirus è esplosa sopratutto sugli ultimi, su chi già viveva precariamente e senza una stabilità. Anche le storie che vengono dai campi rom, luogo di esclusione per eccellenza, hanno confermato questa dinamica.

Nei campi rom “tollerati” della Capitale vivono circa 6.080 persone, mentre ce ne sono altre 1.300 che abitano in insediamenti informali. È stato però solo grazie alla solidarietà dal basso se molte famiglie hanno potuto andare avanti in questi due mesi.

La solidarietà nei campi rom

Fin dall’inizio della quarantena, infatti, l’associazione Cittadinanza e Minoranze, da sempre attiva nei campi rom, ha lanciato una raccolta fondi per sostenere le spese delle famiglie in difficoltà. Che sono molte.

La maggior parte delle persone che vive lì si mantiene con lavori alla giornata, con l’elemosina, la raccolta e i mercatini: tutte condizioni che sono state drasticamente tolte da un giorno all’altro.

Il bilancio della raccolta fondi in data 17 aprile era di 14.925 euro, usati per la spesa, ma anche per altre necessità (come il gas per sostenere il gruppo elettrogeno di una famiglia). Un risultato straordinario.

Le istituzioni non avevano pensato, infatti, ad un piano specifico per chi era in condizioni particolarmente svantaggiate. Né tanto meno alle difficoltà che molte di queste persone avrebbero potuto avere nel compilare dei moduli online.

E così la solidarietà si è dipanata anche su questo binario, come denunciato sul sito dell’associazione Cittadinanza e Minoranze:

“Il 29 marzo l’annuncio del governo: ci saranno i buoni spesa per i più bisognosi, basta riempire un semplice modulo online e il gioco è fatto. Salvo che il modulo non è affatto semplice (tre pagine di domande tipo questionario) e che la stragrande maggioranza dei rom non sa nulla dell’online. Allora noi e molti altri riempiamo moduli che cominciano a ballare vorticosamente nei computer dei municipi senza mai placarsi: una volta perché se non sei residente non puoi mandarlo qui ma devi mandarlo lì; una volta perché devi inviare anche il retro del documento di identità romeno anche se in Romania il retro non è previsto; una volta perché la fototessera è illeggibile anche se noi la leggiamo benissimo.”

Dal punto di vista dei giovani dei campi rom

Ma anche i provvedimenti istituzionali in tema scolastico si sono rivelati inadeguati per i bambini e i ragazzi che vivono nei campi rom. Non tutti infatti possiedono tablet o smartphone o un luogo adeguato dove poter studiare con tranquillità. La necessità di stare chiusi in casa ha costretto le famiglie, numerose, a stringersi dentro container di pochi metri quadrati.

Per questo un’importante azione di supporto da questo punto di vista è arrivata dall’Associazione 21 Luglio, nata ormai dieci anni fa e attiva a Roma. Oltre ad una raccolta di beni di prima necessità per bambini dagli 0 ai 3 anni, l’associazione ha lanciato alcuni servizi specifici focalizzati su bambini e adolescenti.

Alcuni sono dei progetti legati di più al tempo libero, come “Fiabe al telefono”: quattro pomeriggi a settimana, una voce racconta delle fiabe in lingua italiana e romanes. Basta chiamare per ascoltarla.

Mentre c’è anche un supporto a livello scolastico, come avviene anche da parte di altre cooperative o associazioni, che coinvolge chi vive nei campi rom ma in generale tutti i ragazzi che si trovano in condizioni di esclusione e marginalità sociale.

“Forniamo supporto scolastico individualizzato a bambini che vivono condizioni di disagio. I nostri operatori creano un ponte tra famiglia e scuola per garantire un lavoro diretto e dare assistenza anche tecnologica ed economica grazie alla fruizione di schede internet necessarie al collegamento in rete.”

Sembra che questa emergenza non abbia fatto aprire gli occhi alle istituzioni sul sistema di disuguaglianze ed esclusioni che c’è nella Capitale. Il rischio è che quando tutto questo finirà gli ultimi continueranno ad essere ultimi.

Per fortuna, la solidarietà esiste e non è carità: è costruzione di relazioni e reti di mutuo aiuto, che in questi mesi hanno dimostrato la loro forza. E lo fanno ancor di più se contrapposte a ciò che le istituzioni (non) stanno facendo.