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ASGI: bandi illegittimi se escludono medici e sanitari stranieri

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La carenza di personale medico e sanitario negli ospedali italiani è una criticità che persiste in piena emergenza Covid-19. L’assenza di risorse umane sufficienti a fronteggiare la pandemia ha spinto il governo, a fine aprile, ad emanare il decreto Cura Italia. Fra le misure è stato previsto il reclutamento straordinario di personale medico e sanitario per tutta la durata dell’emergenza.

L’articolo 13 del decreto ha aperto alla possibilità di accesso alla sanità di «tutti i cittadini di Paesi non appartenenti all’Unione europea, titolari di un permesso di soggiorno» che consenta di lavorare. La disposizione deroga al testo unico sul pubblico impiego (il d.lgs. 165/2001), che esclude l’accesso nella pubblica amministrazione ai cittadini non europei, a meno che questi non abbiano un permesso di soggiorno di lungo periodo.

Ad oggi però le aziende sanitarie e gli ospedali di diverse regioni italiane continuano a bandire concorsi il cui requisito per i medici è la cittadinanza italiana o di un paese membro dell’UE. Per gli altri operatori sanitari, si richiede che il cittadino straniero abbia un permesso di lungo periodo. Di fatto violando quanto contenuto nel decreto Cura Italia.

A registrare la violazione è stata l’Associazione di studi giuridici sull’immigrazione (ASGI), promotrice, peraltro, dell’emendamento che ha portato alla formulazione dell’art. 13, la norma violata. Proprio l’ASGI insieme a Lunaria e al movimento degli italiani senza cittadinanza ha recentemente lanciato un appello a diverse istituzioni italiane.

Fra le richieste c’è, paradossalmente, quella di garantire l’applicazione di un articolo del decreto Cura Italia che, secondo l’AMSI, consentirebbe a 77.500 cittadini stranieri che hanno un titolo riconosciuto in Italia, di cui 22 mila sono solo medici, di entrare nella pubblica amministrazione ed aiutare durante l’emergenza pandemica in corso.

Dopo l’appello, in Piemonte ci sono stati dei segnali positivi. «Noi dell’ASGI abbiamo fatto questo comunicato, che è stato ripreso dai media regionali, ed abbiamo avuto problemi anche con la giunta piemontese; ma abbiamo semplicemente chiesto l’applicazione della normativa» dice Paola Fierro, avvocata e referente del servizio antidiscriminazione dell’associazione. «Attualmente siamo in contatto con la dirigenza del settore sanitario regionale e stiamo lavorando ad un nuovo modello di bando che tenga conto della modifica del decreto Cura italia nel reclutare nuovi medici e sanitari».

Un obiettivo dell’ASGI per il lungo periodo è quello di eliminare definitivamente i requisiti di accesso alla pubblica amministrazione che hanno un’evidente portata discriminatoria. La condizione dettata dall’art. 38 del testo unico sul pubblico impiego, ad esempio, è proibitiva. Infatti, secondo l’avvocata Fierro, «pochissimi cittadini extra UE sono lungo soggiornanti in Italia, mentre la maggioranza ha un permesso per motivi di lavoro o di famiglia o per casi speciali».

Un’ulteriore stortura del sistema è che è possibile che un cittadino straniero abbia rapporti di collaborazione autonoma con la p.a. anche con un permesso di soggiorno di durata normale. Tuttavia non può essere assunto a tempo indeterminato (tramite concorso). Col risultato che – spiega Paola Fierro – «a parità di mansione tra cittadino italiano e straniero, cambiano i rapporti di lavoro con la p.a.: il primo ha l’ulteriore possibilità di essere assunto mediante concorso, il secondo può al massimo aspirare ad un incarico con partita IVA».

Per quanto riguarda la violazione del decreto cura Italia «ASGI insieme ad altre associazioni invierà una lettera ai ministri Speranza e Dadone affinché garantiscano che gli ospedali e le aziende sanitarie applichino il decreto Cura Italia nel periodo emergenziale». Anche perché l’articolo 13 è un banco di prova per il futuro, in quanto potrebbe aprire un varco nella normativa ed, auspicabilmente, portare all’eliminazione delle discriminazioni contenute nel testo unico sul pubblico impiego.