In Kenya, la prima Scuola Internazionale gratuita del Continente

Convivenza e inclusione, Eventi, Nel Mondo, Notizie
Cambiamo il mondo, un bambino alla volta

E’ il motto di Still I Rise, una delle Organizzazioni Umanitarie più innovative di questi anni. E’ stata fondata solo nel 2018 da tre giovanissimi in piena ricerca di sè stessi, nel bel mezzo di progetti di solidarietà internazionale in cui le loro scelte e le loro intenzioni hanno creato una potente scintilla di luce:Nicolò Govoni, Giulia Cicoli, Sarah Ruzek, “ultraventenni”, conosciutisi in Grecia all’ombra di quello che è il triste scenario del campo profughi di Samos, una delle realtà più difficili e paradossali della accoglienza emergenziale in Grecia.

Tra scrittura, pedagogia e solidarietà, tra l’India e la Grecia, tra adesione ed innovazione si è gradualmente definita l’azione di quella che è prima stata una idea, un progetto in seno ad altre organizzazioni e poi una realtà autonoma: fornire, in contesti impoveriti e disgregati dai conflitti, luoghi di istruzione appassionata, di slancio internazionalista ma contestualizzata ed una presenza attiva e conviviale a quello che non vuole semplicemente essere un processo di scolarizzazione.

Dall’India alla Grecia

Fu durante la sua prima esperienza di volontariato in India che Nicolò, oggi presidente di Still I Rise e suo volto Internazionale, scrittore e candidato al premio Nobel per la pace 2020, volle dedicare i suoi studi e le sue ricerche a quella che si rivela spesso come una staticità inefficace in seno al volontariato Internazionale e può impedire il sorgere di azioni mirate e cambiamenti sostanziali.
Si laurea in giornalismo a Pune scegliendo di formarsi vicino all’orfanotrofio che ha acceso la sua scintilla, per cui riesce a costruire una biblioteca, grazie ai proventi della pubblicazione per Rizzoli del suo primo libro “Bianco come Dio”, arrivata dopo un grande successo sul web, molta speranza ed in un momento di paradossale difficoltà.

E’ in “Dayavu Boy’s Home”, il nome dell’orfanotrofio, che nasce il programma “Dreamers-Sognatori” ed una energia che porta Nicolò alla decisione di continuare il suo percorso a Samos, conosciuto come il buco nero d’Europa a causa delle condizioni del suo campo-profughi; qui, incontra Giulia Cicoli, che a quel lembo di Grecia che si affaccia sulla Turchia, dedicava la sua vita dal 2016, basita dal constatarne l’inumanità: una doccia ogni 200 persone, un medico ogni 2000, 4000 anime ammassate in un campo progettato per 650.

Ma è assieme che la scintilla di Still I Rise continua ad alimentarsi ed è “Mazì”, che è la traduzione greca di “Insieme”, il nome della loro prima scuola, pensata proprio per Samos che grazie all’adesione di Sarah Ruzek, altra anima cruciale per la nascita di Still I Rise ed alla sua dedizione al progetto, diventa realtà, fornendo 10 ore di educazione al giorno a 150 bambini sfollati dell’isola.

campo in Grecia, dalla pagina Facebook di Still I Rise.

Le Quattro Realtà di Still I Rise

E’ il 2018: appena due anni dopo l’inizio delle esperienze umanitarie dei tre fondatori di quella che è una filosofia che viene esportata nei due anni successivi in Siria (centro educativo “Ma’an” ossia “insieme”  in Arabo) a nord di Idlib, terra di guerra e disperazione, che nella macro-area di Al Dana accumula 565 campi profughi ed 840000 sfollati di cui il 60% sono bambini ed in Turchia (centro educativo “Beraber” ossia “insieme” in Turco) nel punto di incontro tra le baraccopoli ed il centro di Gaziantep,centro urbano vicino al confine con la Siria, ove prende piede il progetto di Scuola Internazionale di alto livello che, da qualche giorno, ha visto una sua ulteriore realizzazione in Kenya, a Nairobi. A Mathare, baraccopoli ad altissima densità di rifugiati, ha appena annunciato la sua apertura “Pamoja”, luogo che segna il consolidarsi effettivo di “Still I Rise – International School”.

cantiere di Pamoja, dalla pagina Facebook di Michele Senici.

Crescere insieme

“Mazì” e “Ma’an” hanno rappresentato il realizzarsi della educazione emergenziale prospettato da Still I rise ai suoi albori, inglobando nel modello del centro giovanile la empatia di una casa-famiglia ed affiancando una didattica del bisogno alle necessità contestuali (educazione alla alimentazione ed all’igiene, mirata a proteggere e ripristinare il diritto all’infanzia).


“Beraber” e “Pamoja” puntano ad un riconoscimento internazionale della carriera dei loro studenti, offrendo prospettive basate su di un curriculum ed un diploma avvalorati: 7 anni di formazione e di orientamento puntati a fornire, alle comunità inglobate ed al mondo, rappresentanti delle loro culture impegnati in ruoli nevralgici nel tessuto societario locale ed internazionale.

Quando si parla di educazione di qualità, “Still I Rise” intende focalizzarsi su di un format che canalizza il carico scolastico nei talenti e nelle necessità degli studenti, che organizza gli spazi ed il tempo di studio e di relazione in maniera fisiologica, che ingaggia docenti, mentori e volontari in maniera proattiva.

Sarà quindi comune in tutte le strutture di Still I Rise, la presenza di spazi di convivio a disposizione durante le quotidiane ore dedicate all’autogestione ed all’approfondimento assistiti, il contatto con esperti internazionali e rappresentanti delle Istituzioni, il Mentoring come interpretazione dell’azione dei docenti e degli adulti coinvolti in quello che è un percorso di facilitazione sostanziale alla crescita.

Lezioni di 45 minuti, strumenti diversificati, educazione personalizzata, strutture dedicate, arte e continuo stimolo alla comunicazione ed alla relazione: alcune delle peculiarità del modello educativo.

Ma’an, dalla pagina Facebook di Still I Rise

Da Nairobi, Michele Senici, direttore delle attività educative

‘Pamoja’ è “insieme” in lingua swahili. Nicolò, Michele e Giovanni nel pieno delle difficoltà legate al Covid, riescono in una difficile sfida: fondare la prima scuola Internazionale per bambini e ragazzi svantaggiati del continente Africano; Nicolò e Michele lo fanno in estate, sfidando dubbi ed ostacoli, atterrando in Kenya con un volo concesso a soli 30 diplomatici, rischiando di non venire ammessi; ma Giovanni, amico di vecchia data di Nicolò, si rivela fondamentale, lavorando alla struttura burocratica e legale del progetto, direttamente da Nairobi e già da qualche mese!

Dopo essersi ufficialmente trasferiti, in soli due mesi hanno sbrigato ogni impellenza per l’acquisto di un immobile in disuso, frutto di una furiosa ricerca strategica tramite la intricata rete delle periferie di Mathare.

Attraverso i nostri occhi

E’ stato, infine, inaugurato il cantiere ingaggiando imprese edili locali e finanziando il tutto autonomamente; efficacia comunicativa del progetto, sostanziale presenza sui social e, non ultimi, gli scritti di Nicolò (e di Riccardo Geminiani, che, tra gli altri, è Vicepresidente della organizzazione), alla base della riuscita di questa fase: come rappresenta “Attraverso i nostri occhi”, l’ultima pubblicazione “Still I Rise” tramite Rizzoli in collaborazione con Nicoletta Novara, essi inglobano sempre più la compartecipazione ed il coinvolgimento dei ragazzi e della didattica.

In questo caso, tramite fotografie affidate allo sguardo di ragazzi e bambini che vivono a Samos; in altri, raccogliendo i loro pensieri, le loro parole, la loro prematura Saggezza.

Ed è tramite un progetto di Volontariato educativo che Michele Senici, appassionato di teatro, scrittura, pedagogia, umanità, approda in Still I Rise e ne sposa gli obiettivi fino a diventarne Direttore delle attività educative. “Certo che puoi scriverlo” mi rassicura in diretta da quello che fino a qualche settimana era ancora il cantiere di Pamoja.

Il progetto ingloba, oltre che l’International Teaching e le collaborazioni professionali interne ed esterne anche un programma di adesione per Volontariato-ora in fase di rimodulazione a causa del Covid-puntato alla formazione, la sinergia e la cooperazione, garantite da un sistema di selezione e training specifici dall’ informativa e la responsabilità chiare e dirette.

Ed è proprio la trasparenza ciò che caratterizza la proposta di Still I Rise. Il tutto, improntato alla creazione di un nuovo modo di fare Volontariato, Scuola e Lavoro in ambiti emergenziali.

“Desideriamo fornire aspettative di realizzazione creando un corridoio tra le culture ed i bambini dimenticati ed un mondo che spesso non fornisce loro le adeguate possibilità per farlo. Il diploma che offriamo, fino ad ora, in Africa, richiedeva necessariamente una formazione che costa alle famiglie dei discenti circa 20.000€. Operiamo in maniera totalmente indipendente e non accettiamo aiuti o finanziamenti da corporazioni od organizzazioni Statali: le nostre Scuole saranno sempre gratuite”, ci spiega Senici e continua “si concentrano sulla comprensione della Fenomenologia mondiale tramite l’analisi dei fenomeni locali, coloniali, territoriali e cercano di tracciare una geometria comune all’Occidente per fornire al mondo una nuova classe di Dirigenti, Diplomatici, Intellettuali e Professionisti del Sociale”.

Un’altra prospettiva…

Gli chiedo se è dal cantiere della Scuola che ci sta parlando. Ci risponde con un sorriso carico di energia mentre si dirige ad una riunione dello staff.

Un suo post su Facebook racconta con un breve flusso di immagini l’emozionante apertura dei cancelli, avvenuta due settimane dopo  la nostra chiacchierata: in un brillante pomeriggio di Dicembre, bambini e famiglie attraversano, con le dovute cautele, i neonati giardini di Pamoja. Essa prende vita in un momento in cui la Scuola e L’Istruzione nel resto del mondo vivono nella distanza e nella paura.

I am the dream and the hope of the slave.
I rise
I rise
I rise. 
Recita la poesia di Maya Angelou, ai cui versi Still I Rise dedica la sua esistenza.

Natale a Pamoja, dalla pagina Facebook di Michele Senici.

Sostieni il progetto