isole canarie

Isole Canarie, la porta poco nota d’Europa

Notizie

Nel 2020 la rotta atlantica è stata una delle vie privilegiate per raggiungere l’Europa. Le Isole Canarie, infatti, non sono solo luogo di turismo, ma anche di approdo dei migranti che, partendo dai paesi dell’Africa occidentale, tentano di raggiungere la Spagna.

Stando ai dati preliminari di Frontex, l’Agenzia europea per il controllo delle frontiere esterne, nel 2020 le migrazioni irregolari nel Mediterraneo sono diminuite. Una decrescita dovuta alla pandemia da coronavirus, che ha portato gli Stati membri ad adottare misure restrittive. Ma anche agli accordi degli ultimi anni tra l’Europa e i paesi dell’Africa settentrionale volti ad arginare, con pattugliamenti congiunti, l’approdo verso le coste europee.

A fronte della diminuzione degli arrivi dalle rotte del Mediterraneo orientale e centrale, si è assistito a un numero record di arrivi nelle isole Canarie, specie negli ultimi quattro mesi dell’anno. Frontex ha intercettato 22.600 attraversamenti illegali dalla rotta dell’Africa occidentale; un numero otto volte superiore a quello del 2019 e il più alto da quando l’agenzia ha iniziato il monitoraggio (2009). Per quanto riguarda il numero di persone approdate sull’arcipelago spagnolo, nel 2020 sono state 19mila. Molte, se paragonate alle 2.500 del 2019.

I paesi di partenza dei migranti della rotta atlantica sono principalmente Mauritania, Senegal e Gambia. Ma stando ai dati Unhcr, tra gennaio e agosto 2020 il 40% delle persone proveniva dal Mali. Un paese in guerra e segnato, lo scorso agosto, da un colpo di Stato.

La Spagna, che è la destinazione finale del viaggio, nel corso degli ultimi anni ha stipulato diversi accordi con i paesi dell’Africa occidentale per arginare le migrazioni irregolari. In particolare il Marocco, che ha anche ricevuto finanziamenti dall’Ue nel 2019 per bloccare i migranti e impedirgli di raggiungere il sud della penisola iberica. A fronte però di una diminuzione del 50% degli arrivi in Spagna tramite l’Africa continentale, gli approdi sulle Isole Canarie sono aumentati del 550% nel 2020.

Le Isole Canarie e i paesi dell’Africa occidentale. Fonte: Google maps.

Il viaggio dei migranti per raggiungere queste isole ha una durata variabile: il punto di partenza più vicino è il Marocco, mentre quello più lontano è il Gambia, a sud del Senegal. La traversata può durare da uno a dieci giorni ed è molto più pericolosa, a causa delle forti correnti oceaniche. L’Oim (Organizzazione internazionale per la migrazione) dava conto a settembre di 250 persone morte o scomparse nella rotta per le Isole Canarie, salito a 568 a dicembre; numeri che rappresentano una sottostima.

L’arcipelago è impreparato a un afflusso così significativo di persone. La struttura di accoglienza più conosciuta è quella di Arguineguín, a sud ovest di Gran Canaria. Con una capienza massima di 500 migranti, nel novembre scorso ne ha ospitato 2500.

Il campo è stato rinominato the dock of shame (il porto della vergogna) per le condizioni estremamente precarie in cui versano i migranti. Ci vogliono almeno sei mesi perché le domande d’asilo siano prese in considerazione; ciò porta a trattenimenti ingiustificati. Proprio per l’emergenza sbarchi, nel novembre scorso il governo spagnolo ha deciso di allestire nuovi campi nell’arcipelago: quattro a Gran Canaria, due a Tenerife e uno a Fuerteventura.

I finanziamenti che il Marocco ha ricevuto dalla Spagna e dall’Ue per gestire i flussi migratori avevano l’obiettivo di trasferire i migranti che avevano raggiunto le coste settentrionali verso il sud. Ma questa strategia non ha fatto altro che indurre i trafficanti a preferire la rotta meridionale delle Canarie.

Le politiche securitarie messe in atto dall’Unione europea e dai paesi membri non sembrano dunque ostacolare il fenomeno migratorio. Il minor afflusso di migranti dal Mediterraneo non significa che le partenze siano diminuite; semplicemente vengono intrapresi percorsi diversi e, purtroppo, più pericolosi. Le Isole Canarie rappresentano plasticamente le difficoltà dell’Europa nella gestione delle migrazioni. A testimonianza del fatto che al chiudersi di porte se ne trovano altre. Anche a costo della vita.