Lipa

La crisi di Lipa e un’Europa che sa ma sta a guardare

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In Bosnia Herzegovina è in atto una crisi umanitaria. Il 23 dicembre è divampato un incendio nel centro di accoglienza di Lipa, a nord-ovest del paese, quasi al confine con la Croazia. Secondo l’Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni), uno degli enti che ha gestito la struttura, sono stati gli stessi migranti ad appiccare il fuoco, estenuati dal fatto di doversi spostare dal campo senza avere una sistemazione stabile.

La struttura, che ospitava 1400 migranti, era stata allestita ad aprile ed era temporanea, anche perché inidonea per i mesi invernali: all’interno mancavano elettricità e riscaldamento.

Posizione di Lipa, in Bosnia Herzegovina. Fonte immagine: Google maps

Da giorni i migranti si trovano ad affrontare le forti nevicate. Secondo quanto riporta la Caritas Ambrosiana, 400 persone sfollate si sono sistemate in baracche di fortuna. Molte di loro dormono nei boschi vicino Lipa.

Nel campo allestito dall’esercito bosniaco all’indomani dell’incendio, in cui sono ospitati gli altri sfollati, mancano acqua, elettricità e servizi igienici. La stessa Caritas ha avviato una raccolta fondi per garantire ai rifugiati legna per riscaldarsi, scarpe termiche e beni di prima necessità.

Il clima rigido di questi giorni ha fatto registrare anche casi di assideramento lieve, e a preoccupare molto sono le condizioni igieniche in cui i migranti si trovano a vivere: ci sono stati anche casi di scabbia. A garantire almeno un pasto al giorno è la Croce Rossa.

Fonte immagine: account twitter @caritas_milano

L’Unione Europea pare preoccupata per la situazione in Bosnia Herzegovina. Stando al report della Commissione aggiornato ai primi di gennaio, sono 1700 i rifugiati e migranti che non hanno una sistemazione stabile e che, di conseguenza, sono costretti a dormire all’addiaccio. Una situazione che si fa discendere dalla chiusura dei campi di Lipa e di Bira, entrambi finanziati dall’Unione. Dal 2018 la Bosnia avrebbe ricevuto 89 milioni di euro dall’Ue in aiuti umanitari e per la gestione dei migranti della rotta balcanica in transito. Per la crisi attuale è stato previsto uno stanziamento di ulteriori 3,5 milioni di euro.

L’Unione lamenta l’inerzia del governo, che non ha dato seguito alla richiesta di ricollocare i residenti di Lipa, dopo la chiusura del campo, a Bira (nella città di Bihać, sempre a nord-ovest del paese), che avrebbe potuto accoglierli e che invece è stato chiuso. Un’ulteriore proposta che non ha avuto riscontri è stata l’apertura di un nuovo centro a Ciljuge, a nord-est, al confine con la Serbia. La crisi umanitaria a Lipa mette anche a repentaglio la possibile entrata del paese nell’Unione, secondo quanto sottolinea Peter Stano, portavoce della Commissione per la politica estera.

Il 13 gennaio a Bihac si è tenuto un vertice tra Johann Sattler, ambasciatore dell’Unione in Bosnia e gli omologhi della Germania e dell’Austria. Selmo Cikotic, ministro per la sicurezza, li ha accompagnati al campo di Lipa che, peraltro, dovrebbe essere riconvertito in un centro permanente. Ma ancora non si è fatto nulla e lo stesso ministro ha ammesso le difficoltà del governo nel fronteggiare la crisi, che non è solo umanitaria ma anche politica.

Infatti la Bosnia è divisa in due entità territoriali: la Repubblica serba e la federazione croato-musulmana. Entrambe hanno in comune il distretto di Brčko, che ha una sua autonomia amministrativa. Stando alle interlocuzioni intrattenute con l’Unione, nessuno dei due territori vuole farsi carico dei migranti.

Le due entità territoriali della Bosnia Herzegovina. Fonte immagine: Wikipedia

A margine dell’evidente incapacità del governo bosniaco di dare risposte all’attuale crisi umanitaria a Lipa, continua la doppia narrazione dell’Unione europea. Da un lato infatti essa ha ben chiara la situazione ai confini esterni, dall’altro non riesce a intervenire in modo efficace. I finanziamenti, che servono anche alle organizzazioni umanitarie per garantire i servizi essenziali ai migranti, vanno prevalentemente a nutrire una politica emergenziale che è ormai la normalità. Si tengono in vita centri di accoglienza inadatti a ospitare il flusso di persone all’arrivo.

Inoltre questi campi ospitano anche migranti respinti dall’Europa; è nota infatti la violenza che usa la polizia croata contro le persone che tentano di raggiungere la Germania e l’Italia. E la Croazia è un paese membro dell’Unione.

Ancora una volta, le istituzioni europee si rendono partecipi di una nuova crisi sull’uscio di casa, come in Libia e nelle Isole Canarie. E non si vede all’orizzonte alcuna strategia sostenibile di gestione dei fenomeni migratori, che eviti di dover assistere a immagini disumanizzanti di persone esposte al gelo invernale e senza i beni essenziali per sopravvivere.