Mipex integrazione

Mipex 2020, il punto sulla politica di integrazione in Italia

Convivenza e inclusione, Notizie

Il Mipex (Migrant integration policy index) classifica le politiche di integrazione dei migranti in 52 paesi del mondo. Il progetto è co-finanziato dall’Unione Europea e fra i suoi partner ci sono centri di ricerca. Gli scopi del Mipex sono diversi: fornire alla società civile dei dati dai quali partire per proporre modifiche delle politiche migratorie ai governi del proprio paese, ma anche stimolare il dibattito a livello mediatico.

Il progetto prende in considerazione la risposta che le politiche di integrazione di ciascuno Stato offrono a tre domande riguardanti il trattamento dei migranti. Anzitutto, gli stranieri godono degli stessi diritti dei cittadini (basic rights)? si parla di pari diritto al lavoro, alla formazione, alla salute, alla non discriminazione. Inoltre, essi ricevono supporto per avere pari opportunità di accesso ai servizi essenziali (scuola, sistema sanitario) e alla partecipazione politica (equal opportunities)? Infine, possono avere una prospettiva a lungo termine e progettare un futuro in quel paese, con le garanzie del ricongiungimento familiare, della residenza permanente e dell’accesso alla cittadinanza (secure future)?

Il grado di risposta determina quattro possibili livelli delle politiche di integrazione, con un massimo definito comprehensive integration ed un minimo che corrisponde a immigration without integration. Il punteggio è attribuito in centesimi, e il più alto nel 2020 è stato conquistato dalla Svezia con 86/100, dalla Finlandia con 85/100 e dal Portogallo con 81/100.

Mappa Mipex dei livelli delle politiche di integrazione dei paesi analizzati. Fonte immagine: https://www.mipex.eu/sites/default/files/downloads/pdf/files/a5/mipex-2020-book-a5.pdf

La recente pubblicazione del report Mipex 2020 permette di capire meglio a che punto è l’Italia, uno dei 52 paesi oggetto di analisi. Il punteggio totalizzato è di 58/100, pari a quello della Germania. Esso è più alto rispetto alla media dei paesi valutati (50/100). Inoltre è maggiore di quello della Francia e del Regno Unito (56/100) e dell’Olanda (57/100).

In questo gruppo di paesi, il livello delle politiche è definito temporary integration. Agli stranieri sono riconosciuti diritti di base e pari opportunità, ma non prospettive future di permanenza. Inoltre, i governi di questi Stati «incoraggiano i cittadini a vedere i migranti come loro pari», ma anche come «stranieri piuttosto che potenziali connazionali». In sostanza la politica di questo gruppo di Stati manda segnali ambigui in merito al trattamento e alle condizioni dei migranti sul proprio territorio.

Il report Mipex segnala che in Italia le politiche di integrazione hanno subito modifiche in senso restrittivo. Infatti il d.l. n. 113/2018, il primo dei due decreti Salvini, ha reso più difficile per i migranti acquisire la cittadinanza italiana ed entrare nei circuiti legali dell’accoglienza. Infatti, per quanto riguarda la naturalizzazione dei migranti, il decreto ha introdotto il requisito restrittivo della lingua italiana, che deve essere almeno pari al livello B1 del quadro europeo. Quanto al sistema della protezione internazionale, l’abrogazione della protezione umanitaria ha reso più difficile e discrezionale l’accesso al sistema sanitario per i richiedenti asilo e i rifugiati.

Per quanto riguarda le aree delle politiche di integrazione analizzate dal Mipex, l’Italia ha tre, fondamentali punti deboli: l’istruzione, la partecipazione politica e l’accesso alla cittadinanza.

Nel settore dell’istruzione il giudizio è “per metà favorevole” (halfway favourable), con un punteggio di 43/100. Infatti sebbene ai ragazzi stranieri infradiciottenni sia garantito l’ingresso al sistema educativo italiano, nel momento in cui entrano essi ricevono poco aiuto nell’accesso a tutti i gradi di istruzione (es. scuola superiore). Il report segnala inoltre che l’Italia «ha bisogno di investire nella crescente diversità degli alunni» e di «introdurre l’educazione interculturale in tutte le scuole».

In merito alla partecipazione politica, il giudizio è “leggermente sfavorevole” (slightly unfavourable), con un punteggio di 25/100. Infatti la maggioranza dei migranti continua ad essere esclusa sia dall’elettorato attivo che passivo.

Lo stesso giudizio è riservato all’accesso alla nazionalità, con un punteggio di 40/100. I migranti, per acquisire la cittadinanza italiana devono ancora affrontare «una procedura lunga e altamente discrezionale». Inoltre i bambini di genitori migranti, ancorché nati in Italia, «sono trattati come stranieri nel corso dell’infanzia». E i candidati che vogliano naturalizzarsi continuano a subire «una delle procedure più lunghe e burocratiche fra i paesi considerati dal Mipex».

Invece le aree in cui l’Italia è andata meglio sono l’antidiscriminazione, la salute, i diritti di soggiorno.

Stando al report, nel paese le vittime di discriminazione etnica, razziale, religiosa e basata sulla nazionalità sono «protette in tutti gli aspetti della vita». Ma a fronte di forti meccanismi di controllo, ci sono ancora organismi pubblici antidiscriminazione (c.d. equality bodies) deboli; il che si rivela una «sfida per le vittime». Il punteggio complessivo è di 78/100.

Sul fronte salute, la combinazione delle politiche nazionali e regionali rende generalmente accessibile la sanità ai pazienti stranieri. Questo anche perché, nonostante un’eccessiva richiesta di documenti all’accesso, tutti i migranti regolari e i richiedenti asilo hanno il diritto e l’obbligo di iscriversi al Ssn (Servizio sanitario nazionale). Il punteggio complessivo è di 79/100.

Infine per quanto riguarda i diritti di soggiorno le politiche hanno raggiunto un risultato accettabile. Specie i lungosoggiornanti sono «relativamente sicuri del loro status in Italia». Anche se essi possono ancora perdere il diritto di rimanere sul territorio se commettono un reato grave o se soggiornano per più di un anno all’estero. Il punteggio complessivo è di 67/100.

Le aree della politica di integrazione prese in considerazione in Italia e i relativi punteggi. Fonte immagine: https://www.mipex.eu/sites/default/files/downloads/pdf/files/a5/mipex-2020-book-a5.pdf

Il report Mipex svela diversi elementi in cui la politica di integrazione italiana può migliorare. A partire dai diritti di cittadinanza per i migranti: è tempo che le proposte di legge sull’introduzione dello ius culturae o dello ius soli approdino in parlamento. Inoltre, con il nuovo decreto sicurezza e immigrazione, la cui conversione in legge dovrà avvenire entro il 20 dicembre, vengono introdotti cambiamenti positivi nel sistema di accoglienza dei migranti.

Quanto alla scuola, le politiche governative, stando al Mipex, devono prendere atto di un multiculturalismo che è già realtà. E in effetti gli ultimi dati Miur, che si riferiscono all’anno scolastico 2017/2018, riportano la presenza di 841.719 alunni con cittadinanza non italiana, a fronte di 7.822.648 alunni con cittadinanza italiana. Quindi i ragazzi migranti costituiscono quasi il 10% degli studenti di tutte le scuole italiane di ordine e grado. Sembra una percentuale indicativa della necessità di rendere la scuola più aperta alla diversità, introducendo nella didattica materie che perseguano questo obiettivo.

Come ha rimarcato il report Mipex, favorire politiche maggiormente inclusive è in grado non solo di favorire l’accettazione e l’interazione dei cittadini nei confronti dei migranti, ma anche di rassicurare questi ultimi nel nuovo paese, accrescendo il loro senso di appartenenza e di partecipazione. E, volendo fare un calcolo costi-benefici, ci sarebbe tanto da guadagnare – in termini di arricchimento reciproco e di solidarietà – e nulla da perdere, se non pregiudizi.