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Leah, la Greta d’Africa, sciopera da otto mesi in Uganda

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C’è una ragazzina combattiva e determinata come Greta anche in Africa. Si chiama Namugerwa Leah, ha 15 anni e vive in Uganda. Tutti i venerdì salta la scuola.

C’è una ragazza combattiva e determinata come Greta anche in Africa. Si chiama Namugerwa Leah, ha 15 anni, vive in Uganda, dove chiede al presidente Museveni di mettere al bando le buste di plastica. L’hashtag che ha creato è #BanPlasticUg. Leah, traendo ispirazione da Greta Thunberg, quasi otto mesi fa ha iniziato una campagna contro i combustibili fossili, i sacchetti di plastica, la deforestazione, il degrado delle zone umide, l’inquinamento dell’aria e ogni altra forma di ingiustizia contro il clima e abuso ambientale. «Un clima più sano è un bene per tutti» ha scritto in uno dei suoi ultimi tweet. È stata proprio Greta Thunberg a ritwittare un suo tweet in cui raccontava la sua battaglia per l’ambiente.

Sul cartello che Leah ha in mano c’è scritto: «30esima settimana di sciopero per il clima».

Lo sciopero, anche in questo caso, è lo sciopero dalla scuola, ogni venerdì. Anche in Uganda i cambiamenti climatici stanno cominciando a farsi vedere. Il nord del paese è interessato al flagello della fame a causa di una prolungata siccità e successiva desertificazione, mentre nella parte orientale del Paese ci sono state frane che hanno provocato alcune vittime. L’Uganda sta inoltre vivendo cambiamenti meteorologici imprevedibili e le zanzare si stanno diffondendo più velocemente di prima. Anche per tutto questo Leah scende in strada ogni venerdì con i suoi cartelli. Ma in Uganda non sempre è così semplice dare vita a scioperi e manifestazioni pubbliche.

Eppure la battaglia di Leah continua.

È iniziata in solitaria, proprio come è accaduto a Greta. Fanno quasi tenerezza alcune sue foto che la ritraggono da sola, con un semplice cartello, in mezzo a una strada polverosa dell’Uganda. Poi tanti coetanei hanno trovato il coraggio di unirsi a lei e adesso le sue manifestazioni sono molto più partecipate. E così anche Leah, in Africa, continua a chiedere un mondo migliore e più sostenibile.

Tantissime le richieste e le riflessioni nella sua petizione.

«Quando vengono bruciate, le materie plastiche creano diossina come materiali velenosi che causano il cancro, malattie della pelle, ipertensione e diabete» è scritto nel suo appello. E ancora: «Nei bassifondi dell’Uganda, i sacchetti di plastica sono stati citati come la principale causa di colera nella città di Kampala» poiché le persone li usano per pulirsi. Inoltre «sacchetti di plastica sono noti per l’intasamento di corsi d’acqua e canali che causano inondazioni». Poi le accuse: «Il parlamento dell’Uganda ha vietato l’importazione, la produzione e l’uso dei sacchetti di politene ma il divieto non è stato applicato. Desidero che il presidente Museveni bandisca i sacchetti di plastica nel mio paese».

[Fonte: CorrieredellaSera – 02 settembre 2019]