Salernitana e Cosenza, acerrime rivali sugli spalti, unite per la Tanzania

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Il cuore “ultràsolidale” delle due tifoserie per i bambini di Iringa

Nello Stivale diviso a zone colorate, rosse, arancioni e gialle, rischio più o meno alto di contagio da covid-19, è nata una nuova grande area geografica dove, per fortuna, a essere elevato è solo un altro indice, quello della “ultrasolidarietà”. Una zona a fasce granata-rossoblù-nero-giallo-verde che parte dal sud Italia e si spinge ben oltre i confini nazional-europei fino al East Africa, in Tanzania. Per la precisione a Tosamaganga, piccolo centro rurale nel distretto di Iringa, dove circa vent’anni fa, nell’orfanotrofio gestito dalle Suore Teresine, sono iniziati i lavori di costruzione dell’Asilo Salerno.  

In questo periodo storico drammatico, mentre gli stadi sono chiusi da mesi – e resteranno vuoti ancora a lungo – due pezzi importanti, ma storicamente acerrimi e storici rivali del tifo organizzato della Serie B, Salernitana e Cosenza, formano un unico cuore (dai colori sopra menzionati) per una raccolta fondi promossa con la vendita di calendari natalizi a tinte granata, per aiutare 85 watoto (bambini) orfani tanzaniani, 25 dei quali malati di Aids.

Un delle aule dell’Asilo Chekecheua Salerno

Il Nucleo Storico Salerno sempre vicino ai bambini sfortunati

Tutto inizia una ventina di anni fa, appunto. Un gruppo di tifosi salernitani dell’NSS, Nucleo Storico Salerno – nato sulla scia dei Panthers Granata, poi GSF Granata South Force insieme ad altri 5 gruppi organizzati – incontra un prete tanzaniano, don Metodio che li sensibilizza su questo villaggio nell’Africa dell’Est dove c’era urgente bisogno di costruire un asilo.

“Col nostro gruppo – ci racconta uno dei referenti ultrà, che chiameremo ‘signor Nss’, dato che ci ha chiesto di non riportare il suo nome ma di dare risalto al lavoro di squadra “vecchia maniera” – eravamo già sensibili a molte cause sociali nel nostro territorio”. Questi granata dal cuore d’oro, infatti, si occupano da tempo di Casa Betania, portano doni natalizi, uova di Pasqua e qualche sorriso ai bambini di questo luogo di accoglienza nella loro città, che ospita ragazze madri e donne in difficoltà. Altra struttura attenzionata dagli Nss era una casa di Salerno dove abitavano minorenni con piccole condanne, affidati lì dal tribunale per la rieducazione. Inoltre, dopo il terremoto che nell’agosto 2016 ha distrutto Amatrice e l’Ascolano, dall’Arechi promossero una raccolta di generi di prima necessità, “e da lì – precisa mr. Nss – nacque anche una solida amicizia con gli ultrà ascolani”. 

Un ponte tra Salerno e Iringa

Ma negli ultimi anni, la maggior parte degli sforzi sono stati destinati all’edificazione e apertura dell’Asilo Salerno di Tosamaganga. Servivano quasi 20 mila euro, un’impresa complicata per dei semplici ultras, ammette mr Nss. Che però, con gli altri supporters dell’ippocampo, aveva già inventato una formula allegra, oltre che solidale. “Per 35 anni abbiamo promosso spettacoli di teatro amatoriale a Salerno, e siamo riusciti a coinvolgere, a titolo gratuito, anche personaggi importanti come Bruno Venturini, ambasciatore della musica napoletana nel mondo”. Con i fondi raccolti in 15 anni, grazie a queste iniziative, circa 17 mila euro, tolte i costi di affitto dei teatri, è stato finalmente completato l’Asilo Chekechea Salerno.

I “watoto” nel cortile davanti all’asilo con Suore Elena

Certo, senza essere riusciti ad andare mai personalmente sul posto. Anche perché uno dei periodi più indicati per andare in quella parte di Africa è la primavera, prima che arrivi la stagione delle piogge. Periodo però complicato per prendere ferie e andare a verificare un progetto così importante, spiegano i tifosi. Per questo, tramite don Metodio, sono entrati in contatto con Suor Elena, tra le consorelle responsabili dell’orfanotrofio. “A lei abbiamo mandato i fondi raccolti, aspettando con trepidazione di vedere presto l’opera compiuta, e quando abbiamo ricevuto le prime foto è stata una grande emozione, non ci potevamo credere”.

Dagli anni ’80 l’insolita amicizia con i rivali cosentini

Uno di quegli scatti, dalla rossa e fangosa terra di Tanzania agli ultras Nss, l’ha mandato proprio l’ultrà cosentino Sergio Crocco durante una delle sue tante missioni con “La Terra di Piero”, associazione da lui fondata nel 2010 insieme ai suoi più stretti amici e compagni della curva dei “lupi”. Realtà solidale bruzia intitolata a Piero Romeo, cuoco dei poveri e storico leader sugli spalti rossoblù, stroncato 10 anni fa da un’ischemia. Crocco, Romeo, insieme a pochi altri supporters erano stati in Madagascar e Repubblica Centrafricana insieme a Padre Fedele Bisceglia, monaco cosentino da sempre in prima linea sulle gradinate del San Vito-Gigi Marulla. Grazie a lui, quei ragazzi si sono innamorati del continente nero e ci sono tornati più e più volte, per costruire pozzi in villaggi remoti e isolati, scuole di cucito e parchi giochi inclusivi, senza barriere per favorire la socialità di bambini diversamente abili con quelli normodotati. Perché purtroppo in Africa, i malati sono spesso emarginati a causa di antichi retaggi culturali e scarsa, o assente, scolarizzazione.

Un incontro recente a Cosenza tra Nucleo Storico Salerno e Anni 80

Anche La Terra di Piero, così come quei gruppi ultras granata, usa da anni il teatro amatoriale come mezzo per promuovere la solidarietà, con rappresentazioni in dialetto cosentino che hanno fatto registrare diversi sold out anche fuori i confini calabri, fino in Canada, davanti a platee di calabresi emigrati altrove.

Nella complessa galassia ultrà organizzata vi sono numerosi gruppi, anche tra le stesse tifoserie. Un universo appassionato e ribelle in cui, già dall’81, Crocco all’epoca nei Nuclei Sconvolti e questo pezzo di fedelissimi granata hanno stretto una via via sempre più solida amicizia, nonostante l’aspra rivalità tra le tifoserie. “Una delle più dure nel mondo del tifo organizzato in Italia” specificano entrambi. Che però sono andati oltre, e hanno costruito un bel legame, grazie ai primi raduni ultras a Fuscaldo e Tortora, sul tirreno Cosentino, e alle corrispondenze.

All’epoca, infatti, molte tifoserie in tutta Italia avevano la buona abitudine di tenersi in contatto inviandosi lettere, foto, gadget, ammennicoli vari come sciarpe, striscioni. Si scambiavano idee e via dicendo, usando come tramite anche la rubrica “Mercatifo” della altrettanto storica rivista “Guerin Sportivo”. “Oggi tramite i social è tutto più immediato – racconta il tifoso – ma un tempo se, per esempio, venivano esposti striscioni offensivi tra tifoserie, o si verificavano scontri, noi venivamo a saperlo grazie alle corrispondenze che avevamo con determinati ultrà, rivali o meno”.

“Voci Ribelli” che si uniscono a stadi chiusi

Quindi, grazie a quelle “ultra corrispondenze”, prosegue il signor Nss – ho conosciuto personalmente Sergio Crocco, e con lui ho stretto un rapporto fraterno negli anni, consapevoli della forte rivalità che proprio in quel periodo stava nascendo tra le due tifoserie”. Amicizia rinvigorita più recentemente, durante il primo lockdown, quando gli Anni 80 (uno degli attuali gruppi organizzati rossoblù) hanno dedicato l’ultima edizione della fanzine da stadio “Voce Ribelle” alle testimonianze delle tifoserie “in quarantena” da più parti d’Italia, e hanno pubblicato anche il contributo degli amici del Nucleo Storico Salerno.

Negli anni Crocco e il resto del “branco” cosentino è diventato un punto di riferimento, a Cosenza e non solo, con La Terra di Piero per queste missioni solidali, pagate da ogni volontario di tasca propria. E la Tanzania è diventata, a sua volta, quartier generale dell’associazione con la nascita, proprio a Iringa, del parco inclusivo Piero Romeo 2 (il primo è stato realizzato nel centro di Cosenza), di una scuola primaria nella campagna di Mapogoro, in collaborazione con l’associazione Sauti Asilia. Lì una delle aule porta il nome di Gigi Marulla, storica bandiera e bomber rossoblù, prematuramente scomparso nell’estate 2015. Tra le ultime iniziative in Tanzania, ad aprile 2019 per il progetto Pamoja (“insieme” in swahili) sempre nel nome di Piero Romeo è stato bonificato un lebbrosario, luogo dimenticato dal mondo nelle campagne di Sukamahela, regione di Manyoni.

Qualche anno fa dunque sono stati gli ultras granata a suggerire a Crocco di fare tappa all’orfanotrofio di Tosamaganga. Dove, infatti, i volontari cosentini hanno costruito alcune giostre per i bambini e hanno continuato a portare diversi generi alimentari di prima necessità nelle 7 missioni tanzaniane portate a termine negli anni. “Quando abbiamo visto la foto di Sergio Crocco davanti alla targa del nostro asilo, tre anni fa, è stato molto emozionante per noi. Ci rendevamo conto che tutti gli sforzi profusi, seppure a distanza erano davvero realtà”.

La solidarietà, un’unica squadra

Adesso, andando ben oltre le rivalità calcistiche, Anni 80 e Terra di Piero hanno comprato 30 calendari dei circa 800 fatti stampare dal Nucleo Storico Granata, con le foto dei watoto di Tosamaganga e hanno devoluto la somma direttamente alle suore teresine che gestiscono la struttura. I calendari messi in vendita al prezzo di 5 euro, stanno andando a ruba. “Stiamo ricevendo donazioni da tanta gente, anche non tifosi della Salernitana o comunque non per forza appassionati di calcio. Una signora ci ha inviato 150 euro e abbiamo superato il migliaio di euro, perché i nostri bambini di Tosamaganga hanno bisogno di continuo supporto”.

Non è da escludere, precisa il nostro mr. Nss, che a causa della crescente povertà che costringe molti bambini in mezzo alla strada, bisognerà trovare il modo di ampliare la struttura con nuove aule. Così come non è da escludere che il cuore “ultrasolidale” di lupi e ippocampi torni a unirsi presto in nome di Mamma Africa.