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SIAMO Coop, migranti e italiani insieme per fare impresa sociale

Convivenza e inclusione

Fare impresa sociale, creare sinergie fra diversi settori e competenze, valorizzare i talenti di italiani e migranti. Potrebbero essere queste le tre linee guida di SIAMO Coop, un’impresa sociale di cui fanno parte italiani e rifugiati che cooperano per creare opportunità di lavoro.

Da quando è nata nel 2014, SIAMO Coop di strada ne ha fatta. Ha attivato numerosi progetti e da due anni è diventata promotrice di Siamo Umani Business Lab, un laboratorio di impresa sociale a cui partecipano sia italiani che migranti.

Perché proprio l’idea di “tirar fuori” e valorizzare i talenti delle persone migranti è un principio fondante di SIAMO Coop.

«L’idea è nata circa 8 anni fa, quando facevo volontariato con i rifugiati con i giovani del “Sacro Cuore” della comunità salesiana nella basilica alla stazione di Roma Termini», spiega Francesco Cursale, cofondatore di SIAMO Coop. «Qui facevo da tutor a molti giovani migranti e vedevo che sprecavano il loro tempo in tirocini che non li valorizzavano, per cui ho pensato: perché non fare qualcosa con loro?».

Quella di trovare un lavoro che valorizzi le proprie attitudini è però un’esigenza comune ed è per questo che la cooperativa è nata in sinergia fra persone migranti e italiane.

Questo intreccio di persone, relazioni e culture differenti ha fatto sì che anche le attività risentissero di queste diversità e ricchezza, come spesso avviene in progetti di questo tipo. Oggi, infatti, SIAMO Coop gestisce progetti diversi fra loro: da “Artigiane senza frontiere”, che valorizza i saperi artigianali di donne migranti, all’Alveare che dice Sì!, punto vendita di prodotti biologici e a km0 a due passi dalla stazione Termini.

L’Alveare che dice Sì! in via Magenta 25

Ogni attività è però un cammino. Prima di arrivare anche solo ad un’idea di business, «c’è un lavoro molto lento in cui si cerca di capire le attitudini delle persone e di testarle sul campo». Un percorso che non sempre è facile con migranti e rifugiati, che spesso vivono vite precarie, passando da un lavoro all’altro e con poco tempo da dedicare a sé stessi.

«Lo scopo è anche stimolare le forze interne dei ragazzi e delle ragazze, senza i paternalismi che a volte ci portano a sostituirci a loro quando ci sono dei problemi», continua Francesco. «Era una cosa che all’inizio succedeva con i migranti: risolvevamo il problema al loro posto. Ora invece li spingiamo a proporre delle soluzioni e a gestire le difficoltà in modo da renderli autonomi».

Tutto questo è parte anche di Siamo Umani Business Lab, la scuola di impresa sociale di SIAMO Coop che quest’anno è giunta alla sua seconda edizione.

Proprio in questi giorni, infatti, si stanno svolgendo online i corsi che vanno dalle nozioni basilari legate all’impresa sociale fino a workshop «di time management» interculturale a strategie di branding, comunicazione e networking.

Alla fine del corso, si formeranno delle squadre (di cui fanno sempre parte sia italiani che migranti) che porteranno avanti una loro idea di business da presentare a formatori e imprenditori.

«L’anno scorso due di queste idee sono state lanciate sul mercato», commenta Francesco per far capire la concretezza di un laboratorio che non è soltanto teorico. «Una donna guineana aveva ideato, assieme ad altre donne, un orecchino eccentrico che si indossa al contrario: questo progetto ha vinto, è stato lanciato sul mercato e ha anche partecipato ad una sfilata di moda».

Questo ha fatto sì che quella donna divenisse consapevole del proprio talento e della possibilità di trasformarlo in un lavoro, in qualcosa che avesse un impatto.

Anche questo percorso è in itinere e risente di ostacoli, soprattutto adesso dopo mesi di lockdown e pandemia. «Noi stiamo lavorando per far diventare tutto questo qualcosa di organico alla cooperativa: oltre alla valorizzazione di saperi e competenze, vogliamo riuscire ad accompagnare al lavoro attraverso un percorso strutturato».

Fino ad ora, però, i risultati positivi ci sono. Soheila, rifugiata iraniana con una passione per l’arte e la pittura, è una socia della cooperativa. Mohammed, videomaker, collabora occasionalmente mentre completa il suo percorso di studi. Lo stesso Francesco, che proprio otto anni fa aveva perso il lavoro, ha ricominciato e continua comunque a seguire la cooperativa da volontario. Perché uniti non si è mai soli e si crea bellezza.