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Tam Tam Basketball: pallacanestro, inclusione e diritto al gioco a Castel Volturno

Convivenza e inclusione

Tam Tam Basketball: una squadra di basket, quattro anni di passione e impegno, il raggiungimento di tanti traguardi ma anche nuovi ostacoli, nuove sfide.

Tam Tam Basketball, infatti, non è una squadra come le altre: è fatta dai figli degli immigrati – prevalentemente africani – che si sono stabiliti a Castel Volturno, in un’area dove le opportunità sono poche e i problemi tanti.

L’area, infatti, è conosciuta per la sua alta percentuale di residenti di origine straniera (50% della popolazione) e per lo sfruttamento dei braccianti nelle campagne circostanti. Spesso le famiglie vivono in condizioni di grande povertà e i ragazzi che qui crescono non hanno le condizioni economiche per condurre una vita normale.

In questa situazione fiorisce l’esperienza di Tam Tam Basketball esattamente quattro anni fa, il 22 ottobre 2016.

«Eravamo in cinque: io, Antonella Cecatto – grande appassionata, interviene spesso per il sostegno economico del progetto -, mio fratello Rino e Guglielmo Ucciero e Pietro D’Orazio, altri due ex giocatori di pallacanestro», ci racconta Massimo Antonelli, ex cestista e fra gli ideatori e allenatori della squadra. «Avevamo voglia di fare e di restituire qualcosa a questa comunità».

Messe insieme la passione e la professionalità, iniziano i primi allenamenti all’interno della palestra di una scuola. Le difficoltà non mancano e Massimo non lo nasconde: «Alcuni arrivavano in ritardo, altri magari mangiavano una volta arrivati e questo non mi andava bene». Ma poi si scopre che tutto questo è collegato alle condizioni di vita dei ragazzi: non hanno soldi per prendere i mezzi e arrivare in orario già pronti per l’allenamento.

La voglia di allenarsi però non manca e questo è ciò che conta. Non è un caso che la squadra continui a crescere: se da un lato c’è l’impegno di chi si allena, dall’altro c’è tutta un’attenzione a qualcosa che è più di una squadra. «È un progetto sociale vero e proprio: i ragazzi non pagano niente (abbiamo provveduto noi all’abbigliamento, ad esempio), abbiamo anche un assistente psicologo e sosteniamo le famiglie», continua Massimo. «Soltanto adesso, a causa del covid, abbiamo chiesto loro di pagare il test sierologico per poter giocare».

C’è un impatto positivo sulle loro vite in modo integrale: «Oltre al benessere psicofisico, in questo modo i ragazzi hanno l’opportunità di vivere una gioventù come i loro coetanei, di fare esperienze fuori (alcuni di loro ad esempio non si erano mai spostati da Castel Volturno), di confrontarsi e maturare».

Nel corso degli anni, però, non tutto è andato liscio. E anche adesso Tam Tam Basketball ha delle battaglie da portare avanti.

Dopo il primo anno di allenamenti, infatti, Tam Tam Tam Basketball decide di iscriversi ai campionati FIP (Federazione Italiana Pallacanestro). Ma arriva il diniego: è permessa l’iscrizione soltanto a squadre con un numero massimo di due stranieri. E i ragazzi di Tam Tam, pur parlando dialetto casertano, per lo Stato italiano sono tutti stranieri, perché figli di immigrati.

Inizia la battaglia di «rivendicazione al gioco dei ragazzi: era un’atrocità non farli giocare soltanto per questo motivo». La FIP concede loro di giocare in deroga, per via della natura sociale del progetto. Dopo due mesi, un’ulteriore vittoria: la “norma Salva Tam Tam Basket” inserita nella legge di bilancio del dicembre 2017 stabilisce che i minori stranieri possono giocare nei campionati.

Dopo la vittoria nel torneo under15 regionale, però, il problema si ripresenta: per la FIP la norma vale unicamente per i campionati regionali e non per quelli nazionali a cui dovrebbero partecipare ora i ragazzi di Tam Tam.

L’allenatore Massimo Antonelli annuncia che anche quest’anno lotteranno per il diritto al gioco dei ragazzi così come per far crescere sempre di più il progetto. Adesso, ad esempio, riescono ad usufruire per alcune ore a settimana di un palazzetto che hanno aiutato a restaurare grazie ad un crowdfunding, ma non basta. Ci vogliono altri spazi, più ore, per far sì che «tutti quei ragazzi che vengono a chiedermi quando potranno giocare possano farlo perché c’è un posto anche per loro».

Tutto questo, infatti, è possibile grazie al lavoro volontario o semi-volontario di molti, alle raccolte fondi, ai 5×1000 e a tutti quei donatori che sostengono il progetto anche in modo sporadico. E serve a dare una possibilità a chi non ne ha. Per questo il progetto dovrebbe essere supportato dalle istituzioni, da cui la Tam Tam Basketball aspetta ancora una risposta per la concessione di una palestra non utilizzata.

Nel frattempo, allora, a dare un mano possiamo pensarci noi: sosteniamolo.

@Foto di copertina di Giovanni Izzo