Un ponte di corpi

Un ponte di corpi per dire no alle violenze sulla rotta balcanica

Convivenza e inclusione, Notizie

«Noi siamo coloro che maledicono i confini perché quelle strisce di terra o di mare sono bagnate di sangue, selezionano chi può passare e chi no, chi può vivere e chi può morire, chi può essere torturato e chi può essere deportato…costruiamo un movimento di donne per aprire tutti i confini…!».

L’appello è di Lorena Fornasir, presidentessa dell’odv Linea d’Ombra, che invita ad aprire le frontiere e a fermare i respingimenti violenti in Serbia e in Bosnia. Un Ponte di Corpi è il manifesto poi diventato evento che il 6 marzo, a partire dal confine croato-bosniaco di Maljevac, ha coinvolto 35 piazze di diverse città italiane ed europee.

Forte è il legame tra le donne e l’iniziativa: Un ponte di corpi rimanda anzitutto al corpo femminile, definito da Fornasir come «l’anticonfine per eccellenza» perché «naturalmente aperto attraverso l’atto più intenso del generare, del portare alla luce l’ALTRO DA SÉ».

A Trieste, sede di Linea d’Ombra e “capolinea” della rotta balcanica, i migranti hanno partecipato a un sit-in. Eventi collegati si sono tenuti a Milano, Roma, Claviere, Ventimiglia, Siracusa, ma anche ad Atene e a Berlino.

«Lorena ha scritto il manifesto Un ponte di corpi, lo ha condiviso su Facebook e l’iniziativa ha raccolto adesioni spontaneamente», dice Francesco Cibati, attivista di Linea d’Ombra. «Ha preso piede una cosa gigantesca. In partenza si doveva fare un’azione simbolica: andare a Maljevac per fare delle letture. Non c’è stato alcun tipo di coordinamento. In alcune città abbiamo lasciato dei cartelli in piazza e i gruppi e le associazioni erano assolutamente libere di partecipare». A sorprendere anche Francesco sono le presenze: «in alcune piazze si sono riunite più di 250 persone. A Claviere francesi e piemontesi si sono incontrati, arrivando a 400».

Cinque ore di viaggio per arrivare a Maljevac. Oltre a Lorena Fornasir c’era anche il marito Gian Andrea Franchi, indagato – secondo molti ingiustamente – per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina dalla procura di Trieste. Francesco racconta: «alla frontiera ci hanno fermati, consapevoli di avere il coltello dalla parte del manico; ovviamente ci hanno lasciato proseguire».

Nella cittadina croata Fornasir ha letto una sua lettera e «un elenco di nomi di persone scomparse negli ultimi due anni lungo la rotta balcanica, in particolare nel Cpr di Gradisca d’Isonzo». E poi poesie, racconti: ciascuno ha portato il suo contributo.

Un ponte di corpi è un’iniziativa per mobilitare le coscienze, in un’Europa che sulla rotta balcanica non fa il proprio dovere. «L’Ue foraggia Frontex con almeno un miliardo l’anno. Ma è un’agenzia che esiste solo per violare le carte dei diritti umani e le leggi sull’immigrazione che la stessa Unione adotta. Esiste il diritto di tutte le persone che vivono di soprusi nei loro paesi di chiedere asilo, eppure nella pratica si spendono soldi solo per essere complici di violenze. Quante cose costruttive per i migranti si potrebbero fare in un anno con un miliardo e mezzo?».

Bisogna smetterla di percepire il fenomeno migratorio come pericoloso per la “sopravvivenza” dell’Europa. «Ogni anno riescono ad arrivare meno di 50 mila migranti, e il continente conta 515 milioni di persone. Di cosa stiamo parlando?». Per questo Linea d’Ombra continua sulla propria linea di apertura dei confini: «Finché le istituzioni non faranno il loro dovere, noi continueremo a essere una goccia nell’oceano che vuole farsi sentire, per quanto sia irrazionale credere di poter cambiare questo stato di cose».

Il prossimo appuntamento è per il 17 aprile, data in cui Lesvos calling ha organizzato una carovana di macchine che da Trieste arriverà in Bosnia. Un ponte di corpi che continua, nel tentativo di unire le frontiere. Anzi, di annullarle.