Costruire un centro culturale in Burkina Faso…

Nel Mondo
Circular Music…

Tutelare il patrimonio culturale, musicale e spirituale dell’Africa dell’Ovest e connetterlo, tramite il Mediterraneo, al resto del mondo.
Nasce in Salento nel 2018, Circular Music:
un progetto assegnatario di un bando PIN (Progetti Imprenditoriali Innovativi) ma soprattutto investito da una visione e passione peculiari…

…quella di Giovanni Martella e Luigi Colella per le percussioni, melodie del ritmo ancestrale
e le sue profonde vibrazioni nel cuore del West Africa.
Le orme dell’incalcolabile heritage artistico di questo cono di Mondo, portano i due musicisti Salentini ad approfondire linguaggi, conoscenze etniche ed interpersonali in particolare in Mali (e la sua tradizione del Djembé) ed in Burkina Faso, (e la sua tradizione di Balafon).

Circular Music Afro Festival ph. by Daniele Met

E’ proprio da qui, precisamente da Bobo-Dioulasso, che riceviamo l’eco di un processo che sta trasformando ed ampliando le iniziali esperienze di Circular Music, che fino ad ora riesce ad organizzare, nelle sue terre natie, incontri di approfondimento, studio, condivisione e celebrazioni di arti ed artisti West-Africani…

Persone, Ritmi, Mondo… la prima lettera di Circular Music!

Sono Giovanni Martella, musicista ed imprenditore del comparto creativo. Nel 2018 ho fondato Circular Music, insieme al mio compagno di avventure Luigi Colella.

Sono Salentino di nascita e Burkinabé d’adozione.

Circular Music Afro Festival ph. by Daniele Met

Dal 2016 non posso fare a meno di tornare in questo luogo magico, esotico/esoterico e ricco di cultura che è il Burkina Faso, Africa dell’Ovest. E’ stato il mio amore per la musica a portarmi qui, come luogo d’arrivo alla ricerca delle radici profonde della musica rituale africana.

Nel tempo, le relazioni con i miei amici Burkinabé sono diventate sempre più sincere e profonde, fino ad essere stato accolto e proclamato, proprio qualche giorno fa, nel cerchio ristretto della famiglia Diabaté, importante famiglia di suonatori di balafon. Posso dire, non senza un minimo senso di orgoglio, di essere stato il primo bianco ad aver assistito ad una cerimonia rituale che si svolge una volta ogni tre anni, da tempo immemorabile, in un remoto villaggio dell’entroterra Burkinabé.

Tutti qui mi chiamano “Nino”

Da qualche settimana, insieme a coloro che considero ormai la mia famiglia qui, abbiamo dato il via ad una raccolta fondi per costruire un centro culturale nel bel mezzo del villaggio di Bana, un luogo affascinante abitato da un’etnia la cui antica cultura rischia di perdersi per sempre: l’etnia Samblà.

Giovanni Martella

Il Burkina è un paese che conta più di 70 etnie differenti, ognuna con il suo patrimonio tradizionale dal valore inestimabile. Ma è anche un paese che avanza verso il modello sociale occidentale: le città si ingrandiscono, le multinazionali attecchiscono e le culture tradizionali del Paese resistono eroicamente sull’orlo del baratro dell’oblio.

Questo processo è ormai globale e sembra irreversibile. Pensiamo al patrimonio culturale delle tribù della foresta amazzonica, o alla cultura dei nativi americani, pensiamo a quello che è stato della musica tradizionale del sud italia prima del processo di riscoperta degli ultimi 50 anni. Stiamo avanzando verso un mondo tutto uguale: basta farsi un giro nelle principali capitali europee per notare che tutti i centro città si assomigliano, infestati delle stesse catene commerciali. Il cibo si sta uniformando, gli abiti si stanno uniformando, la musica si sta uniformando. Con la mia associazione Circular Music, ci occupiamo di musica e arte del West Africa, con particolare attenzione per il Burkina Faso e il Mali.

Siamo convinti che la bellezza possa cambiare le cose e che essa vada ricercata nella diversità: pensiamo allo scrigno prezioso che è ancora il Mondo oggi, con le sue differenze linguistiche, stilistiche, fisionomiche, artistiche. Ecco perché stiamo costruendo un centro culturale nel villaggio di Bana: da qui vogliamo iniziare a produrre materiale audio/video, cercare collaborazioni, registrare dischi, produrre artigianato e farci sentire nel mondo, aumentare il raggio d’azione del nostro “tam tam” utilizzando in maniera utile e consapevole le piattaforme digitali. Ma soprattutto vogliamo salvare la cultura samblà dalla scomparsa.

Circular Music Instagram

Il processo che ci ha portato a questo punto è una storia meravigliosa di relazioni sincere e di reciproca fiducia. Da parte mia, mi sono ritrovato molte volte a guidare motorini sgangherati, di giorno come di notte, nel bel mezzo della foresta o della savana del Burkina, trasportando o facendomi trasportare da sconosciuti, guidando verso luoghi sconosciuti.

Dall’altra parte ho incontrato persone che mi accoglievano all’interno di rituali antichissimi, gelosamente custoditi, che mi aprivano le porte di casa, che condividevano con me segreti, festività, arti, mestieri e che si sono davvero prese cura di me.

Tutto gratuitamente, spassionatamente, nella gioia.

La loro voglia di condividere con me quanto di meglio avessero da offrirmi mi ha spinto in maniera naturale a cercare di fare lo stesso con loro e di offrire, dunque, la parte di me sulla quale ho più intensamente lavorato nella vita fino ad ora: la mia professione.

Abbiamo una visione chiara: insieme possiamo farlo.

“Insieme” non è più la gente del villaggio.

“Insieme” non è più io europeo con i miei amici Burkinabé.

Oggi “Insieme” significa: “noi del villaggio di Bana con il resto del Mondo”.

Dal 22 aprile abbiamo dato il via ad una campagna di raccolta fondi che sta andando niente male. Per la prima volta, nel villaggio di Bana, ci siamo sentiti in contatto con il Mondo. E’ stata una sensazione nuova, nutriente, completamente diversa dal senso di isolamento che il villaggio può restituire.

Oggi siamo qui che guardiamo gli operai mentre creano i mattoni per costruire le mura del centro. Il sole cocente sembra non scalfire la loro pelle scura, a differenza del sottoscritto, brutalmente messo in ginocchio dalla calura del mese di Aprile.

Siamo sicuramente un’equipe bizzarra: una dozzina di Samblà ed un Salentino. Loro, i migliori balafonisti del mondo; io un appassionato viaggiatore alla ricerca di emozioni forti e di legami sinceri, con qualche competenza nel mondo della musica e dell’arte.

Foto dai luoghi in cui ci scrive Giovanni di Circular Music.

Le nostre conversazioni si svolgono tramite funambolici passaggi dal Dioulà al Francese, dal francese alla lingua Samblà: ogni frase è un puzzle di queste tre lingue.

Bimbi scalzi sorvegliano attentamente i lavori. Non manca mai il buon umore, la birra di miglio abbonda nelle ciotole, le donne ci portano l’acqua, il riso, i succosissimi manghi freschi.

Ogni volta che arriva una buona notizia (molto spesso negli ultimi giorni), l’anziano papà di tutti i balafonisti si tocca la fronte per tre volte e ringrazia guardando il cielo, invocando il suo dio: “Sàmbri!” – dice – “Amina, amina amina…”. E’ tenerissimo.

Poi allarga le braccia con i palmi rivolti verso l’altro, mi guarda e dice “Nino, Aw nitié” (Grazie Nino).

Ph. by Daniele Met.

In realtà sono io che ringrazio lui, per l’immensa fiducia,  per ogni volta che mi ha scarrozzato in giro per i villaggi, per avermi professato come figlio. Quando mi si è rotto un dente, qualche mese fa, mi ha infilato 10mila franchi nel taschino della camicia. Non lo dimenticherò mai.

E poi ci sono i nostri meravigliosi donatori: al momento tutti italiani, una cara amica ci segue dalla Norvegia. Ora stiamo lavorando per internazionalizzare il messaggio e farci sentire piano piano in altri luoghi del mondo.

E’ l’inizio di un’avventura un po’ bizzarra e del tutto inaspettata, ma che nasce sotto la buona stella dell’amicizia, dell’accoglienza, del rispetto. Nasce al di là delle diversità, del limite imposto dal colore della pelle.

E’ una storia di cui continuerò a raccontarvi, con il cuore ricolmo di gioia.

Oggi, tu, puoi cliccare sull link per sostenere il nostro progetto e per seguire in diretta i lavori del centro: te ne saremmo grati.

A presto! Nino.