Diversity leadership a Milano. Il talento che parte dall’identità

Convivenza e inclusione
Tornano i workshop dedicati alla Diversity leadership. Iniziamo a raccontare i protagonisti con il regista sinoitaliano Xin Alessandro Zheng, che ci ricorda come tutto cominci con l’accettazione di sé.

Chi sono i nuovi leader nella società multiculturale in Italia? Dopo l’edizione pilota del 2020, Nuove Radici World torna a raccontare la leadership delle nuove generazioni di italiani e italiane di origine straniera nel corso del ciclo di workshop Diversity leadership, sostenuti dal Consolato Generale degli Stati Uniti d’America di Milano.

Quest’anno il focus degli appuntamenti sulla Diversity leadership sarà accompagnato dalle ispirazioni che arrivano da entrambi i versanti dell’Atlantico e sarà esplorato nel corso di cinque giornate tematiche che coinvolgeranno altrettante città. Si parte da Milano il 29 ottobre, per approdare poi a Parma, Genova, Vicenza/Padova e Torino

Non è scontato avere le idee chiare su come valorizzare il proprio talento. Per questo Nuove Radici ha invitato gli stessi protagonisti della società multiculturale a testimoniare le loro storie di successo di Diversity leadership da imprenditori, artisti, scrittori, medici, attivisti e a guidare dei workshop interattivi. Le loro esperienze possono essere di ispirazione per le nuove generazioni e di incoraggiamento a chi si sta avviando verso la realizzazione dei propri sogni. Iniziamo a raccontarvi le storie di questi protagonisti  dell’appuntamento del 29 ottobre a Milano, alla Fondazione Riccardo Catella, che punterà i riflettori sulla scena artistica e social contemporanea e sarà trasmesso in streaming dalle 9,30 sui canali di Nuove Radici World.

Xin Alessandro Zheng, regista e sceneggiatore

Nato a Milano da genitori cinesi arrivati in Italia negli anni Ottanta dalla regione Zhejiang, il giovane regista si è fatto notare alla Settimana internazionale della critica di Venezia 2020 per il suo racconto di formazione nel cortometraggio Where the leaves fall. Il film segue la ricerca identitaria di Giacomo, un ragazzo italiano di origini cinesi che torna in Cina per portare le ceneri del padre scomparso prematuramente. Nel corso del workshop presenterà il suo personale approccio al mondo del cinema e parlerà del modo in cui la sua visione artistica è intrecciata al suo background migratorio.

«Come molti cinesi in Italia i miei genitori sono arrivati attraverso un ricongiungimento familiare, in questo caso con mio nonno che ha girato l’Europa prima di stabilirsi qui» racconta il giovane regista a Nuove Radici, ripercorrendo la strada verso l’accettazione delle proprie radici, iniziato tra i corridoi della Naba, l’Accademia di belle arti a Milano. «Prima dell’università ho un ripudiato le mie radici, forse anche per il fatto di non conoscere la lingua. Il cinese lo parlavo da piccolo ma l’ho dimenticato strada facendo». La valorizzazione del proprio talento passa necessariamente dall’accettazione della propria identità. «Ho passato un periodo in cui volevo presentarmi come italiano quasi negando la mia parte cinese», ammette Xin Alessandro Zheng. «Poi, durante l’università c’è stato il confronto con altri coetanei venuti dalla Cina e quei rapporti mi hanno fatto riavvicinare alle mie origini e mi hanno fatto cambiare idea sul mio passato. Da quell’esperienza è nata la voglia di scrivere questo corto».

Diversity leadership nel cinema italiano

Xin Alessandro Zheng si è affacciato nel mondo del cinema ispirandosi anche a cineasti cinesi. «Sono aperto a varie influenze cinematografiche ma per Where the leaves fall il mio riferimento è stato il regista cinese Jia Zhangke. Nel corto parlavo di me e della mia storia, quindi mi sono rifatto al cinema asiatico perché mi riportava alla Cina dei racconti dei miei nonni». Chissà se stiamo assistendo alla nascita di un filone di seconda generazione, per usare un’etichetta forse un po’ anacronistica. Secondo Xin Alessandro Zheng «Di seconda generazione si vedono ancora poche cose. Finora le modalità sono state che alcuni registi italiani proponevano delle testimonianze di origine straniera, ma sempre attraverso un filtro, un velo artificiale che non permetteva a ragazzi come me di immedesimarsi. Solo ultimamente si sta cercando di esplorare nuovi racconti, anche attraverso piattaforme come Netflix che sta puntando molto sui punti di vista diversi».

[Tratto da NuoveRadici.World]