I bambini in Nigeria

Nel Mondo

Viviamo in un mondo in cui i mezzi di comunicazione sono potentissimi. Sembra che tutti sappiano tutto di tutti. Ovunque. Invece, basta guardare oltre la siepe e si scopre un mondo sconosciuto. Sono passati 30 anni dall’approvazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del Fanciullo. Oggi, tutti i paesi delle Nazioni Unite (tranne uno: gli USA) hanno ratificato questo documento. Eppure in quasi tutti i paesi del mondo i diritti dei minori vengono violati.

Nigeria

Emblematica la situazione della Nigeria. La Nigeria è una repubblica federale (simile agli Stati Uniti): il presidente esercita i poteri esecutivi ed è sia il capo dello stato, sia del governo federale. In questo paese esistono più “culture legali” e convivono oltre 250 gruppi etnici che parlano 500 lingue distinte. La Common Law è molto seguita in Nigeria, ma sono presenti anche il diritto civico, il diritto consuetudinario e la Sharia. La Nigeria è il paese più popoloso dell’Africa e si colloca al settimo posto nel mondo con oltre 210 milioni di abitanti. Ha anche la terza più grande popolazione giovanile del mondo, con quasi la metà delle persone di età inferiore ai diciotto anni, rendendo così la realizzazione dei diritti dei bambini un punto cruciale.

La Nigeria ha ratificato anche la Carta africana sui diritti e il benessere del bambino (ACRWC). African_Children_Charter_Website_Version_English_2015.pdf (acerwc.africa) Nel 2003, la Nigeria ha cercato di incorporare il CRC e l’ACRWC con il Child’s Right Act (CRA). Anche altre leggi (alcune non aventi come oggetto diretto i diritti dell’infanzia) dovrebbero proteggere i minori: la legge sul lavoro, ad esempio, o la legge sulla tratta. La Nigeria ha anche ratificato il Protocollo opzionale sulla vendita di bambini, la prostituzione infantile e la pornografia infantile (nel 2010) e il Protocollo opzionale sul coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati nel 2012).untitled (unicef-irc.org) Consapevole delle sfide affrontate dai bambini in tutto il paese, la Commissione nazionale per i diritti umani è incaricata, a livello federale, dell’attuazione della legge e intraprende “diverse procedure per promuovere i diritti dei bambini, perché sono vulnerabili”. Interessante notare che, a differenza di quanto avviene in molti paesi sviluppati, in Nigeria un bambino inizia ad essere considerato essere umano già in fase fetale (cosa che ha un impatto significativo sulle norme riguardanti l’aborto).

La realtà al di là delle leggi

Purtroppo l’attuazione di queste leggi e regolamenti a livello locale appaiono problematiche (per usare un eufemismo). Visto che la Nigeria è un sistema federale, le leggi non diventano immediatamente applicabili in tutti i 36 stati in cui è divisa. La Costituzione nigeriana prevede che le questioni relative ai bambini siano di competenza dei singoli stati. La conseguenza è che solo 24 stati hanno adottato, trascritto localmente e implementato la CRA. Ciò significa che, nei restanti dodici stati, situati principalmente nel nord del paese, la CRA non è applicabile, spesso perché gli articoli sarebbero in conflitto con abitudini religiose e culturali.

Ad esempio, il diritto all’identità (fondamento dei diritti di chiunque e influisce sulla crescita e sullo sviluppo degli esseri umani: senza, un bambino diventa una persona non giuridica a livello nazionale e un apolide a livello internazionale), pur previsto dalla CRC (art. 7, par.1), non è definito chiaramente nella CRA. É vero che la sezione 5 prevede il diritto dei bambini ad avere un nome, ma in Nigeria, la cittadinanza non è data dalla nascita (l’art. 25, paragrafo 1, della Costituzione condiziona la cittadinanza per nascita alla nazionalità nigeriana dei genitori o dei nonni del bambino). La conseguenza è che, ogni anno, sono circa 5 milioni i nuovi nati non registrati, soprattutto nelle aree rurali.

I diritti dei minori (e non solo)

La Costituzione nigeriana riconosce il diritto all’istruzione (sez. 18, cap. II). Questo diritto, però, deve fare i conti con quanto riportato nella sezione 6 che rende i diritti sanciti nel capitolo II “discrezionali”. La CRA garantisce anche il diritto per le minorenni in gravidanza di tornare alla loro istruzione dopo il parto.

I numeri mostrano una realtà diversa: secondo il Nigerian Demographic and Health Survey, quasi metà (48%) delle adolescenti che vivono nel nord della Nigeria si sono sposate all’età di 15 anni. Il 78% prima del 18esimo anno d’età Eppure di questi numeri non parla nessuno. Nemmeno le autorità: le ultime indagini demografiche pubblicate non includono questi dati.

Anche il diritto alla salute non è rispettato: secondo alcuni studi, in Nigeria, l’accesso alla medicina e all’assistenza sanitaria sarebbe “illusorio” (Oamen, 2020). La Nigeria ha il secondo più alto numero al mondo di morti tra i bambini sotto i cinque anni (circa 2.700 morti al giorno). Ma nessuno ne parla. Eppure l’UNICEF ha detto chiaramente che qui solo un bambino su tre nasce in una struttura sanitaria. Situazione ancora peggiore per la vaccinazione: solo il 25% dei bambini è completamente vaccinato, ma nelle aree rurali questa percentuale scende al 16%. Questo fa sì che si stiano tornando malattie che si pensava debellate: nel 2015, la Nigeria era stata dichiarata libera dalla polio, ma nel 2016 sono stati rilevati nuovi casi. E ancora.

La Nigeria è al quinto posto tra i 22 paesi più colpiti dalla tubercolosi. L’OMS considera la malaria il problema sanitario più significativo nel paese e una delle principali cause di insufficiente sviluppo infantile. Nel 2017, in Nigeria, sono stati oltre 190mila i casi confermati di infezione da HIV/AIDS (il secondo tasso più alto al mondo). Secondo l’UNICEF, in questo paese, tre milioni le persone vivono con l’HIV. E tra questi molti bambini (circa 260.000 minori di 14 anni sarebbero sieropositivi). Eppure secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, solo il 17% dei bambini sieropositivi hanno accesso a terapie antiretrovirali.

Altro tema critico la tratta di minori. Il traffico di minori avviene principalmente all’interno della Nigeria e assume varie forme. Le vittime vengono spesso reclutate in aree rurali e introdotte nel mercato della prostituzione (o nel lavoro forzato: ad esempio, per lavori domestici in città urbane come Lagos, Ibadan, Kaduna e Calabar). Molte ragazze vengono “inviate” in paesi stranieri, come Francia, Italia, Spagna e Russia. Nel 2018, la Nigeria era al 32° posto (su 167 paesi) con il maggior numero di schiavi.

Le bambine nigeriani schiave del sesso

Molte volte, le ragazze vengono prelevate dai campi profughi del nord con la promessa di un lavoro. Al loro arrivo, però, vengono rinchiuse e ripetutamente violentate, fino a quando non rimangono incinte e partoriscono. Quelle di loro più fortunate, dopo il parto, vengono cacciate da queste “fabbriche di bambini” e rimandate a casa. I neonati, invece, vengono venduti illegalmente a “famiglie adottive”. Il governo sta cercando di combattere questo ma l’omertà diffusa, la mancanza di dati e lo status delle vittime (ragazze, spesso orfane, nei campi profughi e nelle aree rurali) rende questo compito difficile. Di tutto questo, però, i media mondiali non parlano mai.

Così come raramente si parla del fatto che attualmente, in Nigeria, sono in atto due conflitti armati. Ed entrambi coinvolgono ragazzi e ragazze in modo diverso. Molti minori vengono “reclutati”. Secondo l’UNICEF, sono oltre 3500 gli adolescenti di età tra i 13 e i 17 anni utilizzati nel conflitto armato in atto nel nord-est della Nigeria. Molti di loro vengono mutilati o catturati dalle forze statali. Tuttavia, mancano dati ufficiali circa i minori detenuti nelle prigioni di stato. In un rapporto delle Nazioni Unite, il Segretario generale ha espresso preoccupazione e ha invitato il governo nigeriano a garantire il rispetto dei diritti dei bambini in detenzione (Segretario generale delle Nazioni Unite, 2020). In Nigeria, però, non sono infrequenti anche i rapimenti di giovani studentesse (soprattutto cristiane) da parte di Boko Haram e altri gruppi armati che poi le rilasciano dietro pagamento di un riscatto.

Anche il fenomeno delle spose bambine pare essere lontano dall’essere risolto. Una delle cause è la povertà (le famiglie povere concedono in sposa le figlie per ridurre il loro onere economico). L’80% delle ragazze nel quintile più povero si sposa come sposa bambina, rispetto al 10% nel quintile più ricco (UNICEF, Child Marriage in West and Central Africa, 2018). Esiste anche una correlazione tra il matrimonio infantile e i livelli di istruzione, (solo il 9% delle ragazze che hanno completato l’istruzione superiore sposate prima della maggiore età, rispetto al 73% delle donne senza istruzione formale).

Altri motivi sono i legami politici e l’impulso a creare alleanze politiche o sociali con o tra famiglie ricche. E poi pratiche culturali dannose e la religione (l’idea alla base del matrimonio di ragazze in giovane età è garantire che si sposino come vergini, per salvare l’onore della famiglia). A volte si tratta di abitudini così profondamente radicate nella pratica comune se non nella cultura che alcuni ricercatori hanno dichiarato che porre fine al matrimonio infantile in Nigeria “richiederebbe la cessazione del problema alla radice” (Itumoh, 2020). Ciò nonostante, la Nigeria si è impegnata a sradicare la piaga dei matrimoni con bambine entro il 2030 come parte del suo Obiettivo di Sviluppo Sostenibile.

Dispersione scolastica

Lo stesso dicasi per l’istruzione (altro tema legato alla CRC e agli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile): la Nigeria è il paese al mondo con il più alto numero di bambini fuori dalla scuola (dati GPE Media, 2018). Ancora una volta la differenza tra teoria e pratica è sorprendente. L’istruzione pubblica dovrebbe essere gratuita. Spesso, però, agli alunni è richiesto di dotarsi dei materiali didattici e non (a volte anche quelli necessari per il funzionamento della scuola – come carta igienica, scope, prodotti igienico-sanitari) o di pagare una sorta di iscrizione o le spese per gli esami e anche per la manutenzione degli edifici scolastici. Secondo alcuni ricercatori esisterebbero anche pratiche discriminatorie legate all’appartenenza a diversi gruppi etnici. Come se non bastasse, a questo si aggiunge che, nelle zone rurali, molte scuole sono lontane da raggiungere (con rischi che è facile immaginare per la sicurezza degli alunni).

Per i minori che non studiano e non combattono o vengono venduti come spose bambine, spesso l’unica strada è l’accattonaggio. In tutte le principali città nigeriane sono migliaia i bambini che vivono per strada, mendicando soldi e cibo. A Kano (nord della Nigeria), si stima che siano 2 milioni i bambini di strada. Per loro sembrano non esistere i diritti previsti dagli accordi internazionali e dalle leggi nazionali.

fonte: ilovekwater.tistory.com
La situazione dei minori

Per molti minori l’unica alternativa è cercare altrove un posto dove vivere: circa il 60% degli sfollati interni in Nigeria è rappresentato da minori. Molti vivono nei campi di “accoglienza” e uno su quattro ha meno di cinque anni. Ancora una volta si tratta di bambini vulnerabili agli abusi, alla violenza e alla malnutrizione, senza accesso a istruzione, assistenza sanitaria. Parole come “vivere in un ambiente sicuro” per questi bambini non hanno significato.

Ma non finisce qui. Molti minori finiscono in centri di accoglienza che somigliano a vere e proprie prigioni: secondo il rapporto sulle carceri dell’organizzazione non governativa Prisoners Rehabilitation and Welfare Action, nel 2016, a Enugu i bambini erano il 43,2% dei prigionieri, il 25,9% a Kano e il 30,9% nelle carceri di Lagos. In Nigeria, alcune case di accoglienza sono diverse dalle prigioni solo sulla carta: spesso mancano l’acqua potabile o i servizi igienici e i bambini vivono stipati in celle e costretti a dormire nella stesa posizione per tutta la notte. Non hanno accesso alle cure mediche, all’assistenza sanitaria mentale o all’istruzione. Non mancano gli abusi. Di ogni genere: fisici, mentali e sessuali.

Ancora una volta sono le leggi che non concordano con gli accordi internazionali sottoscritti. A questo si aggiunge che spesso le leggi sono influenzate dalla Sharia, la legge coranica. Ad esempio, la blasfemia non è riconosciuta nella costituzione nigeriana. Eppure un bambino di 10 anni è stato condannato per questo reato. Secondo Yakubu Jubril, Chief Social Welfare Officer presso il Ministero della Gioventù e dello Sviluppo Sociale dello Stato di Lagos, molti dei bambini prigionieri in Nigeria sarebbero detenuti ingiustamente: “Abbiamo scoperto che alcuni di questi bambini non hanno effettivamente commesso i reati di cui sono accusati”. Alcuni bambini sono stati arrestati per il semplice sospetto di far parte della setta Boko Haram.

Di tutto questo, sulle pagine dei giornali non c’è traccia. Neanche quando vengono riempite di allarmi a tre colonne sui flussi migratori provenienti dall’Africa e, in particolare, da paesi come la Nigeria.