Il partigiano nero

Storie
La Storia di Giorgio Marincola

“Sento la patria come una cultura e un sentimento di libertà, non come un colore qualsiasi sulla carta geografica […] Per questo combatto gli oppressori…”

Non sappiamo cosa avrebbe continuato a dire Giorgio Marincola, giovanissimo partigiano, perché mentre parlava fu brutalmente interrotto, massacrato di botte, tanto da finire in ospedale. Ma andiamo con ordine.

Giorgio Marincola nacque nel 1923 a Mahaday, un piccolo villaggio a nord di Mogadiscio. Suo padre, Giuseppe Marincola, aveva avuto una relazione con Ashkiro Hassan, una giovanissima ragazza somala. A differenza di tanti soldati italiani che normalmente non riconoscevano i figli nati dall’unione con le donne somale, Giuseppe non solo riconobbe sia Giorgio che Isabella, la figlia minore, ma poi decise di portare i bambini in Italia, dove furono cresciuti dalla famiglia paterna, lontano dalla madre e dalle loro radici. Nel 1941 Giorgio si iscrisse alla facoltà di medicina alla Sapienza, a Roma. Voleva specializzarsi in malattie tropicali, per poi tornare in Somalia, da medico, e rivedere sua madre, dalla quale era stato separato in tenera età. Ma i suoi progetti non erano destinati a realizzarsi a causa dell’occupazione nazista.

Il coraggio di ribellarsi

Gli orrori quotidiani della guerra spingono Giorgio Marincola a lasciare gli studi per unirsi a un gruppo di partigiani, prima a Roma e poi nel Viterbese. In seguito, arruolatosi con le forze alleate, Marincola sarà paracadutato in Piemonte. È sempre in prima linea, e proprio per questo corre rischi altissimi. E infatti nel 1945 viene catturato dalle SS, arrestato, deriso e umiliato. I tedeschi lo deportano a Villa Schneider a Biella, e lo costringono a parlare alla radio, strumento della propaganda nazista. Ma Giorgio ha un’altra idea in mente, e davanti ai microfoni di “Radio Baita” pronuncia quel suo discorso, antifascista, coraggioso e temerario, di cui non sapremo mai la conclusione. Perché la trasmissione viene interrotta e lui massacrato di botte. Sarà portato in ospedale a Biella, e poi inviato al campo di concentramento di Bolzano, in attesa della deportazione in Germania.

La lotta continua

Invece il 30 aprile 1945, per fortuna, arrivano gli alleati. Sembrerebbe la fine di un incubo, Giorgio però, una volta libero, decide di continuare a combattere con i partigiani della Val di Fiemme. C’è ancora bisogno di lui. Ma il 4 maggio 1945 viene ucciso da un reparto di SS in ritirata, una delle ultime stragi perpetrate dai nazisti a guerra ormai conclusa, dove saranno assassinati ben 27 civili. Uno dei tanti eccidi, dei tanti episodi di brutalità della Seconda guerra mondiale. Per questo non possiamo e non dobbiamo dimenticare il sacrificio di un giovane uomo, chiamato “il partigiano nero”, Giorgio Marincola.

[Tratto dal Blog – La farfalla della gentilezza]

Per approfondire la sua storia: Carlo Costa e Jacopo Teodonio, Razza partigiana. Storia di Giorgio Marincola, Iacobelli 2008