In India le scuole restano chiuse a causa della pandemia

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In molti paesi, anche prima della pandemia, l’apprendimento dei bambini era un problema critico. Dopo la diffusione del COVID-19 queste difficoltà sono aumentate. E, come al solito, ad essere colpiti più duramente sono gli alunni più poveri dei paesi più poveri. Qui, molte scuole non dispongono di strumenti digitali o di risorse per l’educazione a distanza. Anche in quelle che potrebbero farlo non servirebbe a nulla: molti bambini provenienti da famiglie più povere non hanno neanche l’energia elettrica, figurarsi Internet o sistemi di videoconferenza.

Nei paesi europei (come in Italia), si sta cercando di tornare alla (quasi) normalità: niente più mascherina, almeno all’aperto, e riapertura di molte attività. Nel mondo, però, la pandemia non è affatto finita. In Brasile è stato registrato un nuovo record di contagi: oltre 115mila casi in 24 ore (il Brasile è il secondo paese più colpito al mondo come numero di decessi, oltre 500 mila). Anche in Cina, nonostante le poche notizie disponibili, la situazione non è affatto positiva: nuovi focolai sono stati registrati a Shenzhen, uno dei punti cruciali per gli scambi commerciali. Il porto è stato chiuso, generando un effetto a catena decine di volte più grave di quello del canale di Suez di qualche mese fa, e all’aeroporto sono stati ridotti quasi a zero i voli. In tutta l’Asia è forte il rischio di una nuova impennata dei contagi. Specie tra i più minori e tra le fasce più deboli della società.

Anche in India la situazione è grave. Il paese ha il secondo sistema scolastico più grande del mondo (dopo la Cina). Per mantenere il distanziamento sociale, qualche mese fa, le autorità avevano deciso di chiudere le scuole. Ma questo potrebbe avere un impatto negativo dal punto di vista economico e sociale. Il numero di studenti “vulnerabili” è altissimo e parlare di didattica a distanza in un paese dove spesso le lezioni scolastiche si tengono sui marciapiedi o per terra nei vicoli, appare anacronistico. Il risultato è che in India, la pandemia non solo ha ampliato le disuguaglianze educative, ha anche esacerbato le disparità esistenti. Sono circa 320 milioni gli alunni colpiti negativamente in una rete di 1,5 milioni di scuole. Già prima della pandemia la situazione era grave: nel 2014, un rapporto NSSO parlava di 32 milioni di bambini tagliati fuori da ogni forma di educazione. Da anni, il governo cerca di presentare l’India come polo mondiale della rivoluzione digitale, ma la realtà è che le piattaforme di e-learning non raggiungono le fasce più deboli della popolazione: milioni di bambini non hanno accesso all’educazione di base a causa di una carenza di infrastrutture e servizi ormai secolare (e della miriade di dialetti). Secondo un’indagine del 2017/18 del Ministero dello Sviluppo Rurale, meno della metà (47%) delle famiglie indiane riceve più di 12 ore di elettricità al giorno e in oltre il 36% delle scuole le lezioni si tengono senza alcun allacciamento alla corrente elettrica. E la situazione è peggiorata durante la pandemia.

A causa dell’elevato indice di contagio, il tentativo di far ripartire il sistema educativo nel paese e riaprire le scuole il primo Luglio è fallito. In molte regioni le scuole resteranno chiuse anche a causa della pressione dei genitori preoccupati per la salute dei propri ragazzi. A confermarlo, lunedì scorso, il primo ministro Shivraj Singh Chouhan, per le scuole del Madhya Pradesh. La decisione è stata presa dopo una riunione nella corso della quale i ministri hanno discusso le strategie da adottare per combattere il COVID-19. Al termine, Chouhan ha affermato che le lezioni continueranno attraverso la modalità online o trasmissioni televisive e in radio. Sarebbero allo studio anche nuovi sistemi per la valutazione degli studenti che devono sostenere esami per poter accedere a corsi universitari. Per i docenti è stato predisposto un piano per accelerare la vaccinazioni e formarli sulle nuove tecniche di educazione (molti insegnanti non sono qualificati e sono incapaci di utilizzare le tecnologie e le interfacce online).

Parlando della nuova chiusura delle scuole, il Dott. VK Paul, membro del NITI Aayog (Ministero della salute), ha detto che sono “molte le cose che devono essere prese in considerazione prima di decidere la riapertura delle scuole”. “Non bisogna dimenticare che in molti paesi le scuole hanno riaperto, poi sono stati segnalati focolai e hanno dovuto chiudere di nuovo” ha ribadito con un chiaro riferimento a quanto è avvenuto nei paesi europei.

Poche, invece, le misure previste per i minori e gli studenti. Specie quelli provenienti da famiglie meno abbienti: per loro, oltre al rischio di contagio, resta impossibile “studiare”. Una mancanza di strumenti e di infrastrutture che rischia si aumentare il gap che separa gli studenti indiani dai coetanei di altri paesi. Ma anche quello che, in India, divide le varie classi sociali.

Secondo l’UNICEF, il paese occupa solo la 133 posizione per livello di educazione primaria: in India, paese che vorrebbe diventare la nuova Silicon Valley, la capacità di lettura degli studenti è molto al di sotto della media mondiale (stessa cosa per le materie scientifiche): in entrambi i casi, si aggira intorno al 50%, (dati UNESCO UIS database). Già prima della pandemia, la percentuale di minori, sia maschi che femmine, che avevano la possibilità di frequentare scuole secondarie era circa del 50%, ma con una netta differenza tra ricchi e poveri.

E mentre in Europa si festeggia il “codice bianco”, in India, il peggio potrebbe non essere ancora arrivato. Il Direttore dell’AIIMS, Dr. Randeep Guleria ha dichiarato che la terza ondata è “inevitabile”: potrebbe colpire il paese nelle prossime sei-otto settimane. Secondo l’ultimo bollettino, nel paese, si registrano quasi 60mila (58.419) nuovi casi di corona-virus ogni 24 ore, con un tasso di positività nazionale che si attesta intorno al 3,22%.

L’unica speranza, in India come in altri paesi, potrebbero essere i vaccini. Ma anche in questo settore, per l’India, la strada da percorrere è ancora lunga: secondo Randeep Guleria, rendere disponibile il vaccino per tutti i minori sarà un traguardo per il paese e aprirà la strada alla riapertura delle scuole e alla ripresa delle attività all’aperto. Ma i dati degli studi delle fasi due e tre della Covaxin di Bharat Biotech sulla fascia di età da due a 18 anni non saranno pronti prima di Settembre 2021. Solo dopo si potrà passare alla produzione e, quindi, alla vaccinazione di massa.

Da quando è iniziata la pandemia, nel mondo, almeno uno scolaro su tre – 463 milioni di bambini in tutto il mondo – non ha potuto accedere all’apprendimento remoto. Ma il numero reale potrebbe essere significativamente superiore: spesso, nonostante la DAD e la presenza della tecnologia necessaria, i minori non sarebbero stati in grado di apprendere per diversi motivi (lacune di competenze tra i loro insegnanti o mancanza di strumenti idonei).

Nei paesi occidentali si sta facendo di tutto (forse più per motivi economici che reali) per convincersi che la pandemia appartiene al passato. Che è tutto finito. Ma per oltre metà della popolazione mondiale non è così. E per molti bambini e adolescenti la situazione è ancora difficile andare a scuola o “imparare”.