La vita di migliaia di migranti appesa a un … braccialetto…

Nel Mondo
Il “problema”

In molti paesi, la “gestione” dei migranti mostra enormi lacune. Anche negli USA, dove le stazioni di frontiera sono sovraffollate (un po’ come avviene a Lesbo e Mykonos, in Grecia, o a Lampedusa, in Italia). Alcune di queste strutture ospitano un numero di migranti quasi 6 volte la propria capacità. Nella Valle del Rio Grande, ad esempio, sono 6.671 i migranti rinchiusi in strutture create per ospitare meno di mille persone (965). Questo ha tante conseguenze: mancanza di servizi idonei, condizioni igieniche terrificanti (le epidemie di pidocchi sono la normalità) e la diffusione del Covid-19. Per questo, secondo quanto riferito da funzionari del Dipartimento della Sicurezza Interna DHS, da qualche tempo si è deciso di affidare queste famiglie alla custodia degli uffici dell’immigrazione e delle dogane. Ai migranti viene comunicata una data per presentarsi in tribunale con la propria richiesta di asilo. E poi vengono lasciati “liberi” (si fa per dire). Per evitare che possano far perdere le proprie tracce, viene loro affibbiata una cavigliera munita di localizzatore. Recentemente più 50.000 migranti sono stati rilasciati in questo modo. Una decisione discutibile e di sicuro poco funzionale: di circa 15.000 si sono perse le tracce, secondo i funzionari del DHS.

La “soluzione”

Questa pratica non è nuova: già alcuni anni fa, negli USA, le autorità avevano deciso di adottare quella che, seconda molti, sarebbe una palese violazione dei diritti civili. Già a metà degli anni 2000, l’ICE aveva utilizzato i monitor alla caviglia come alternativa economica alla detenzione degli immigrati. Tra il 2005 e il 2015, le forze dell’ordine di tutto il paese hanno aumentato drasticamente l’uso di questi sistemi, secondo una ricerca pubblicata su Pew Charitable Trusts. Nell’ultimo periodo, era stato il presidente Trump ad adottare una misura (nota come Titolo 42) che prevedeva la separazione dei minori dalle loro famiglie e l’espulsione dei migranti in Messico (anche a seguito di pressioni da parte di chi, come il procuratore generale del Texas, Ken Paxton, chiedeva ai tribunali di estendere il ricorso del Titolo 42 ad un più ampio numero di soggetti). Già nel 2016, però, una coalizione di avvocati aveva presentato una denuncia per violazione dei diritti civili citando una vasta gamma di problemi medici causati dai monitor della caviglia, tra cui anche problemi fisici come sanguinamenti, scosse elettriche e disagi vari. Dal canto suo, il nuovo presidente Joe Biden non sembra aver preso ancora una decisione chiara sull’argomento: sin dal primo momento, infatti, il nuovo inquilino della Casa Bianca è stato attaccato da entrambe le parti sui temi dell’immigrazione.

Già prima di varcare la frontiera però…

Quelli affibbiati ai migranti dopo aver varcato la frontiera con gli USA non sono però gli unici braccialetti che sono costretti a portare. Recentemente, lungo le rive del Rio Grande, nelle praterie vicino a Penitas, nel sud-est del Texas, sono stati trovati migliaia di braccialetti di plastica colorati. Secondo i funzionari di frontiera statunitensi si tratta di un modo adottato dai cartelli della droga e dai contrabbandieri per tracciare e rintracciare le persone che pagano per attraversare illegalmente la frontiera con gli USA. A confermarlo Matthew Dyman, portavoce di US Customs and Border Protection (CBP). Le “informazioni sui braccialetti rappresentano una moltitudine di dati che vengono utilizzati dalle organizzazioni di contrabbando, come lo stato di pagamento o l’affiliazione con gruppi di contrabbando”, ha detto Dyman alla Reuters. U.S. Customs and Border Protection | Securing America’s Borders (cbp.gov) Un sistema che confermerebbe un livello di professionalità finora impensabile per i gruppi criminali che trasportano i migranti attraverso il confine, ha affermato Theresa Cardinal Brown, direttrice dell’immigrazione e della politica transfrontaliera presso il centro politico bipartisan con sede a Washington DC. Theresa Cardinal Brown | Bipartisan Policy Center.

Fonte: OIP

Giunti alla frontiera, i migranti si liberano di questi sistemi di tracciamento. Ma solo per essere costretti, poco dopo, ad indossarne altri. Moderne palle al piede che finiscono per influenzare quasi ogni aspetto della loro vita quotidiana. Dal dormire, all’acquisto di generi alimentari fino alla ricerca di un lavoro. Jose Santos Garcia è un richiedente asilo di 27 anni che viene da El Salvador. Ha attraversato il confine con la figlia di 8 anni, Brenda. Appena entrato negli USA gli è stato legato un monitor alla caviglia e gli è stato dato un carica-batterie. Poi è stato rilasciato a McAllen, in Texas. “Per me, è umiliante portarlo – proprio come alcuni prigionieri agli arresti domiciliari”, ha detto Garcia. “Solo per chiedere di entrare in un altro paese, in cerca di opportunità, devo portare questo”. Eppure sono molti i migranti che preferiscono questi sistemi piuttosto che restare rinchiusi in una struttura di detenzione. Sperano forse di potersene liberare presto e di tornare ad essere liberi. Si illudono. Per migliaia di migranti non è finita qui. Molti di loro non possono permettersi le spese di un legale che li assista nella pratica di accoglienza meglio di quanto possa fare il legale d’ufficio. Per potersi permettere un bravo avvocato sono costretti ad affidarsi a delle società appositamente specializzate nel concedere prestiti agli immigrati. I migranti che ricevono il prestito (da restituire con interessi altissimi: di solito dal 10 al 15 percento del valore nominale del prestito), in attesa che le loro pratiche vadano avanti attraverso i tribunali per l’immigrazione (colme di arretrati), sono costretti a portare un dispositivo GPS – l’ennesimo – che permette di rintracciarli!

Nel 2017, il governo federale avviò un’inchiesta: il Consumer Financial Protection Bureau chiese ad alcune società di produrre i files su circa 15.000 clienti per capire se sono stati commessi “atti ingiusti, ingannevoli o offensivi”, “commercializzando o vendendo tali prodotti o servizi ai consumatori o applicando i loro termini e condizioni”. Tutto inutile: ancora oggi, nel 2021, per migliaia di migranti che sperano in una sistemazione (migliore) negli USA, la vita resta appesa ad un braccialetto…