L’Europa, i muri e i migranti “qualificati”

Editoriale
Altri muri

Ormai non ci sono più dubbi: l’ “Unione” europea, quella che avrebbe dovuto essere “casa” comune, non è mai stata tale. É solo un grande mercato di beni e prodotti standardizzati.

Un mega supermercato dove vendere a tutti lo stesso bene.

Dal punto di vista umano, sociale e – perché no? – morale, non c’è e non c’è mai stata nessuna “unione”. Anche l’accordo di Schengen quello che doveva servire, sulla carta, ad aprire le frontiere, sembra finito nel dimenticatoio. Da anni, diversi paesi dell’ “Unione” europea lo hanno cancellato. Ma solo per ciò che riguarda le persone. Per le merci è tutta un’altra storia: anche nei periodi critici della pandemia, le merci hanno continuato a circolare liberamente. Anche quelle provenienti da paesi terzi.

L’ultima conferma che l’ “Unione” è sempre più disunita viene dai migranti. 12 paesi (su 27, quasi la metà) hanno chiesto all’Europa di utilizzare i fondi del PNRR per costruire muri e i fili spinati. Di utilizzare i fondi pensati per far fronte ai disagi causati dalla pandemia, per costruire muri per far fronte ai fenomeni migratori. Secondo Austria, Bulgaria, Cipro, Cecenia, Danimarca, Estonia, Grecia, Ungheria, Lituania, Lettonia, Polonia e Slovacchia, “le sanzioni fisiche sembrano essere un’efficace misura di sicurezza delle frontiere che serve gli interessi dell’intera UE, non solo degli Stati membri in prima linea”.

Per questo,“questa misura legittima deve essere finanziata in anticipo e adeguatamente dal bilancio dell’UE” si legge nella lettera inviata a ciascuno dei vicepresidenti della Commissione europea, a Margaritis Schinas e al Commissario per gli affari interni, Ylva Johansson.

Il portavoce della Commissione europea Eric Mammer ha detto di aver ricevuto la lettera e che “risponderemo a tempo debito”. Dal canto suo, Ylva Johansson, commissario europeo per gli affari interni, ha sottolineato che non è responsabilità dell’UE finanziare la sicurezza delle frontiere:

“Sono pienamente d’accordo sul fatto che dobbiamo fare molto di più per rafforzare la sicurezza delle nostre frontiere esterne. Non sono contraria alla costruzione di recinzioni da parte degli Stati membri, ma dico che non penso che sia una buona idea utilizzare i fondi europei per questo”.

Altri paesi, pur non avendo firmato la lettera, hanno dichiarato di condividerne i contenuti. Ales Hodges, ministro degli Interni della Slovenia (che attualmente presiede il Consiglio dell’UE), ha detto:

“Non abbiamo firmato la lettera, ma la sosteniamo. Dopo il disastro del 2015, la Slovenia ha deciso di istituire recinzioni e finanziare il nostro bilancio per loro come Stato membro senza frontiere esterne”.

La lettera sottoscritta dai 12 ministri è stata diffusa solo poche ore prima della riunione dei ministri dell’Interno dell’UE in cui si sarebbe dovuto trovare un “equilibrio” sulle politiche migratorie e si sarebbe dovuto parlare della riforma generale delle politiche d’asilo. Per questo motivo, secondo alcuni, questa lettera sarebbe una “strumentalizzazione” per fare pressione sull’Unione europea.

“Nessun paese terzo può utilizzare il nostro sistema di asilo per esercitare pressioni politiche e ricattare l’UE e i suoi Stati membri o per sfruttare l’attuale situazione in Afghanistan”

Per i governi europei l’emergenza non è quella causata dalla pandemia. E nemmeno quella legata ai cambiamenti climatici. Il “problema” sono poche migliaia di migranti. Sì perché i migranti che vorrebbero bloccare costruendo questi muri, in realtà sono solo una minima parte dei migranti che entrano in Europa ogni anno. Un numero peraltro in nettissimo calo.

Che fretta c’è?

Eppure, per alcuni paesi, quello dei migranti è un “problema” così grave che non hanno neanche atteso la risposta da parte della Commissione europea.

Il ministro dell’Interno lituano, Agne Bilotaida, ha dichiarato:

“Questo è un attacco ibrido e abbiamo bisogno di una risposta forte in questo tipo di situazioni. Comprendiamo che è impossibile difendere i confini lituani ed europei senza barriere fisiche. Per ora, possiamo finanziare un sistema di monitoraggio, ma non è efficiente”.

Il ministro lituano non ha detto che il suo paese, in realtà, ha già deciso di costruire una recinzione di 508 chilometri al confine con la Bielorussia. Lo stesso sta facendo la Lettonia: costruirà una recinzione di filo spinato lunga 134 chilometri al confine con la Bielorussia. Anche se nella lettera non lo si dice apertamente, secondo alcuni governi il problema sarebbe il governo bielorusso di Alexander Lukashenko, che permetterebbe agli immigrati di entrare nello spazio Schengen.

Le migrazioni selettive

La lettera dei 12 governi potrebbe apparire fuori luogo, ma in realtà è la conferma di qualcosa che in tutto il mondo è ormai diffuso. Da un lato si fa di tutto per fermare le migrazioni. Dall’altro, consci del bisogno crescente di manodopera qualificata si cercano di trovare politiche migratorie “selettive”. Nella stessa riunione dei ministri degli Interni è stato approvato un documento contenente le misure per attrarre le migrazioni di lavoratori altamente qualificati…

E su questo nessun ministro, nessun governo e nessun giornale ha avuto niente da dire. Hanno preferito protestare (e alzare muri) per fermare i migranti provenienti dalle guerre alle quali molti governi europei hanno partecipato e dai disastri ambientali causati dai paesi sviluppati. E accogliere a braccia aperte i migranti “qualificati”.