Migranti in Libia: “Nessuno li cercherà”

Nel Mondo

Ad Aprile, a Tripoli, in Libia, hanno destato sorpresa le parole pronunciate da Draghi durante la sua prima missione estera da premier.

“Sull’immigrazione c’è soddisfazione per quel che la Libia fa nei salvataggi e nello stesso tempo aiutiamo e assistiamo la Libia. Il problema dell’immigrazione per la Libia non nasce solo sulle coste libiche ma si sviluppa sui confini meridionali della Libia e c’è un dialogo per aiutare il governo libico anche in quella sede”.

Appena tornato in Italia (dopo aver pianificato nuovi accordi di cooperazione economica con questo paese), furono molti a criticare certe dichiarazioni: da Elena Grandi e Luana Zanella dei Verdi alla all’ex presidente della Camera, Laura Boldrini, a Matteo Orfini, entrambi parlamentari del PD. Proteste che non andarono oltre qualche blanda critica su Twitter.

La realtà

Nei giorni scorsi, a denunciare qual è realmente il trattamento riservato a migranti e rifugiati dalla Libia è stato il rapporto di Amnesty International. Invece che di “soddisfazione”, il rapporto parla di “violazioni strazianti” dei migranti detenuti e di quelli rimpatriati in Libia, a volte con la “complicità” degli Stati europei. Il rapporto “Nessuno ti cercherà” di Amnesty International parla di migranti trattenuti in questi campi e soggetti a orribili violenze sessuali da parte delle guardie. Report (amnesty.at). Secondo Amnesty International già alla fine del 2020, la Direzione libica per la lotta contro la migrazione illegale avrebbe “legittimato” alcuni abusi. Una situazione più volte denunciata che, in alcuni centri di detenzione, avrebbe raggiunto livelli inaccettabili. Centri gestiti da gruppi armati dai quali centinaia di rifugiati e migranti sarebbero scomparsi senza lasciare traccia (come il centro Shara al-Zawiya di Tripoli). Alcuni sarebbero stati costretti a fare sesso in cambio di acqua pulita, cibo e accesso ai servizi igienico-sanitari. Libya: Horrific violations in detention highlight Europe’s shameful role in forced returns | Amnesty International.

Alcuni di questi centri avrebbero dovuto essere chiusi nel 2012. A Settembre 2020, l’attuale direttore del DCIM Mabrouk Abdelhafid ha riferito ad un gruppo di esperti delle Nazioni Unite sulla Libia che il suo ufficio stava portando avanti una “politica di riorganizzazione”. Per questo erano stati chiusi i centri di Tajoura, Misurata e Al-Khums. Altri centri (Souq al-Khamis e Western Zawiya) erano stati “provvisoriamente sospesi” perché i “dirigenti erano sospettati di corruzione e indagati”. Nonostante ciò, rifugiati e migranti continuano a essere rinchiusi in molti centri. Il rapporto di Amnesty International riferisce che “la chiusura di singoli centri ha fatto ben poco per frenare l’impunità e le violazioni dei diritti umani”, “in particolare non è stato compiuto alcuno sforzo per indagare su denunce di gravi violazioni dei diritti umani e procedere nei confronti dei colpevoli”. Nel 2021, Al-Mabani è diventato il più grande centro funzionale per l’ “accoglienza” di rifugiati e migranti nella Libia occidentale. Nei primi sei mesi del 2021, sarebbero oltre 7.000 le persone finite in questo centro, molte dopo essere state intercettate in mare e “restituite” alla Libia.

Fonte: a-dif.org

Secondo i rapporti del capo del DCIM, Abdelhafid, alla fine del 2020, si era pensato di istituire un “Centro per i gruppi vulnerabili” nella struttura chiamata Shara’ al-Zawiya. Un centro riservato a “donne, bambini e i più vulnerabili”. Ma pare che dietro questi programmi ci sia la Revolutionaries Brigade (TRB), una milizia guidata da Haitham al-Tajouri (formalmente sotto il controllo del Ministero dell’Interno). Un gruppo, secondo Amnesty International, in passato coinvolto in “detenzioni arbitrarie, sparizioni forzate e tortura”.

Il rapporto di Amnesty International riporta anche diverse testimonianze di “abusi dilaganti” commessi dai vertici di molti centri. Un rifugiato sudanese di 23 anni ha dichiarato di essere stato rinchiuso in quella che ha descritto una “stanza di isolamento” per circa un mese solo per essersi rifiutato di obbedire all’ordine di lavorare. Parla anche di un altro rifugiato colpito ad una gamba per non aver lavorato (la mancanza di cure mediche adeguate, avrebbero successivamente richiesto l’amputazione dell’arto).

Una situazione già nota

Condizioni di “detenzione” (e non di “accoglienza”) note da tempo. Un rapporto congiunto della Missione di supporto delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL) e del funzionario delle Nazioni Unite UN dell’Alto Commissario per i diritti umani (OHCHR), aveva raccolto le testimonianze di rifugiati e migranti sottoposti a lavori forzati, torture e altri maltrattamenti a Tajoura. Anche Papa Francesco e il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, avevano chiesto la chiusura di queste strutture.

fonte UNHCR

Condizioni di accoglienza che, spesso, spingono i rifugiati e i migranti a fuggire da questi centri per raggiungere l’Europa attraversando il Mar Mediterraneo centrale. Tra Gennaio e Giugno 2021, l’IOM ha registrato circa 33.000 tentativi di traversata verso l’Europa attraverso il Mar Mediterraneo centrale. Il doppio rispetto allo stesso periodo nel 2020 (ma minore rispetto a quelli tra il 2014 e il 2016). Viaggi sempre più pericolosi: nel 2021, secondo l’IOM, 955 persone hanno perso la vita cercando di attraversare il Mar Mediterraneo (782 lungo la rotta centrale), un numero nettamente maggiore rispetto ai 249 decessi dello stesso periodo del 2020.

Missing Migrants Project (iom.int) Amnesty International parla di “impatto mortale delle politiche dell’UE messo a nudo in un naufragio in acque internazionali il 22 Aprile 2021”. In quell’occasione, i morti furono 130 tra uomini, donne e bambini. E questo “nonostante le autorità marittime italiane, maltesi e libiche erano state allertate per la prima volta sulla barca di migranti in difficoltà e sulla sua posizione” per un’intera giornata prima dell’affondamento (secondo la documentazione di Alarm Phone). Un membro dell’equipaggio di una delle navi di soccorso ha descritto la scena come un “mare di cadaveri”. Coordinating a maritime disaster: Up to 130 people drown off Libya – Alarm Phone | Alarm Phone

fonte: IOM

Secondo l’UNHCR, nei primi mesi del 2021, il 21% di quanti hanno raggiunto l’Europa attraverso il Mar Mediterraneo centrale erano minori, la maggior parte dei quali non accompagnati. E molti di loro hanno riferito essere stati vittime di tratta o di aver subito violenze in Libia. Tutto questo, alcuni politici sembrano non saperlo. Pur di firmare contratti milionari, a volte miliardari, preferiscono non vedere come vengono trattati in Libia i migranti, i rifugiati e i MSNA. Anzi, per accattivarsi il leader di turno, sarebbero pronti a anche a lodare il modo di gestire i migranti chiusi in cella. Come se un contratto (miliardario) valesse la vita di migliaia di migranti.