Migranti, rifugiati e politiche made in UK

Nel Mondo
I numeri

Seimila migranti sbarcati dall’inizio del 2021. Un numero notevole . Che non riguarda però, come si potrebbe pensare, l’Italia, la Grecia o la Spagna: sono le persone che hanno attraversato la Manica su piccole imbarcazioni per entrare nel Regno Unito scavalcando i controlli alla frontiera. Si tratta di un cambiamento radicale dei fenomeni migratori nel corso degli ultimi anni: nel 2018, secondo i dati del Ministero degli Interni, solo 299 persone avrebbero effettuato questa traversata. Nel 2019, gli arrivi furono circa 2000. Nel 2020, in dodici mesi, arrivarono 8.417 migranti. Quest’anno, solo nel mese di Giugno, gli sbarchi sono stati quasi 2.200: un numero record (in precedenza il massimo numero di arrivi era 1.951 risalente a Settembre 2020).

All’inizio del 2020, il ministro dell’Interno Patel aveva promesso che gli attraversamenti sarebbero stati un “fenomeno raro” entro la primavera del 2020.

“Questi attraversamenti sono del tutto inaccettabili e abbiamo raddoppiato gli sforzi con le autorità francesi aumentando le pattuglie sulla spiaggia, la condivisione dell’intelligence e gli investimenti nella sorveglianza mentre entriamo nei mesi estivi”.

Ma gli sbarchi erano aumentati lo stesso. Nel 2021, la situazione è diventata ancora più difficile da gestire.

Il Ministero degli Interni britannico ha definito questi attraversamenti “del tutto inaccettabili” e ha detto di aver “raddoppiato” gli sforzi con le autorità francesi per limitare l’aumento degli arrivi in estate. Il ministro Priti Patel ha parlato di nuove leggi (peraltro molto controverse) per trasferire richiedenti asilo all’estero. Ciò violerebbe molti degli accordi vigenti sull’accoglienza dei rifugiati ratificati dal Regno Unito. Il nuovo piano prevedeva anche misure per contrastare le bande di trafficanti. Tra queste concedere nuovi poteri alla UK Border Force, sequestrare barche in mare e sbarcare forzatamente i migranti dalle barche quando necessario. Misure per “fermare e reindirizzare le navi fuori dai mari territoriali del Regno Unito”.

“Se entri illegalmente nel Regno Unito attraverso un paese sicuro in cui avresti potuto chiedere asilo, non stai cercando rifugio da un pericolo imminente – come è lo scopo previsto del sistema – ma scegli il Regno Unito come destinazione preferita rispetto ad altre”

aveva dichiarato la Patel in una intervista.

Riconoscimento made in UK

La norma prevedeva anche un modo nuovo di riconoscere lo status di rifugiati. Un sistema di asilo basato su “due livelli”: a coloro i quali entrano illegalmente in UK ma hanno diritto ad essere riconosciuti rifugiati viene concesso il permesso di soggiorno ma solo temporaneo (per un massimo di 30 mesi). Inoltre, non possono rivendicare molti dei benefici sociali previsti per i rifugiati dagli accordi internazionali e la loro capacità di ricongiungersi con parenti è ridotta. Al contrario, ai richiedenti asilo che entrano nel Regno Unito attraverso vie legali (ad esempio, attraverso l’agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite) e che vengono riconosciuti come “rifugiati” potrebbe essere concesso di rimanere a tempo indeterminato (potrebbero beneficiare anche di uno snellimento dell’iter di valutazione di tale status).

“L’accesso al sistema di asilo del Regno Unito dovrebbe essere basato sulla necessità, non sulla capacità di pagare i trafficanti di persone. Mentre le persone muoiono e le famiglie soffrono per mano delle bande, dobbiamo agire e agire rapidamente”,

ha dichiarato la Patel.

fonte: middle east monitor

La realtà.

Tutte dichiarazioni che dimostrano per lo meno una scarsa conoscenza del fenomeno: nonostante l’aumento degli arrivi, le domande di asilo nel Regno Unito continuano a diminuire: nel 2020, sono scese a 29.456. Il loro numero, inoltre, è molto inferiore a quello di altri paesi europei: in Francia sono state presentate 93.475 domande di asilo, in Germania oltre 121mila.

Secondo alcuni, queste misure potrebbero avere effetto controproducente. Per Tim Naor Hilton, Chief Executive of Refugee Action,

“L’ossessione del governo di cercare di costruire la fortezza Britannica ha creato il sogno di un trafficante di esseri umani. E il loro progetto di legge sui rifugiati sembra destinata a essere un disastro impraticabile, illegale e costoso che non farà nulla per impedire ai rifugiati di rischiare la vita sulla Manica”.

“Se i ministri vogliono distruggere le bande criminali, devono creare più vie verso la sicurezza, tra cui programmi di ricongiungimento familiare, visti umanitari e un programma di reinsediamento a lungo termine che accoglie 10.000 rifugiati all’anno”

ha aggiunto Hilton.

Anche Bella Sankey ha sottolineato che l’impegno della Patel per rendere il Canale della Manica non praticabile ora “è in rovina”.

“Se fosse sincera nel porre fine al caos, creerebbe un visto umanitario che concederebbe un passaggio sicuro alla piccola percentuale di rifugiati che arrivano al confine britannico attraverso la Francia”, ha aggiunto.

“Tutto il resto è fantasia, illusione e negazione”.

Molti attivisti hanno ribadito che c’è grande “confusione nella mente dell’opinione pubblica britannica” anche solo su chi sono le persone che vivono male a Calais e perché vogliono raggiungere il Regno Unito: da tempo centinaia di migranti vivono lungo le coste francesi in attesa di attraversare la Manica nascosti nei camion o, sempre più spesso, a bordo di piccole imbarcazioni. Uomini, donne e bambini che vivono in miseria a causa delle disuguali politiche di sostegno adottate dai vari stati. Clare Moseley, fondatrice di Care4Calais, ha giudicato negativamente le politiche della Patel:

“La più grande confusione nella mente dell’opinione pubblica britannica riguarda chi sono le persone a Calais. Lavoriamo lì da anni e la nostra esperienza assolutamente travolgente è che sono persone provenienti dai paesi più pericolosi del pianeta che hanno subito orrori inimmaginabili ed essere assolutamente meritevoli della nostra compassione e del nostro rispetto. Sentirsi dire che sono qualsiasi altro [non rifugiati n.d.r.] è tremendo”.

Tia Bush, una volontaria per l’organizzazione umanitaria Care4Calais, ha dichiarato che la situazione per le comunità di migranti è “davvero difficile”: spesso, la gente viene allontanata con la forza dalle autorità locali (nei mesi scorsi le autorità francesi avevano fatto ricorso alle ruspe per rimuovere alcuni dei campi provvisori e abusivi in cui si erano rifugiate centinaia di persone; in un altro caso, avevano allagato l’area dove si erano accampati di i migranti costringendoli a fuggire).

“Uno dei due principali insediamenti non ha servizi igienici, non c’è accesso alle docce, niente acqua potabile o cibo se non quelli fornita da enti di beneficenza”, ha dichiarato la Bush. Con la pandemia, la situazione è peggiorata: “Penso che la gente se ne renda conto e ne abbia paura, ma non hanno scelta”, ha aggiunto.

“Eppure, nonostante i pericoli, queste persone sono determinate ad attraversare la Manica verso il Regno Unito”.

A sorprendere è anche un altro “numero”: i migranti che attraversano la Manica non sono che una piccola percentuale degli immigrati illegali del Regno Unito. La stragrande maggioranza è costituita da persone cui è scaduto il visto o la cui domanda di asilo politico non è stata accolta o con visti ottenuti illegalmente. Eppure, di loro si preferisce non parlare. Alcuni politici pensano sia più opportuno concentrare l’attenzione del Parlamento (e della gente) sui migranti che attraversano la Manica. Parlando di loro, un portavoce del Ministero degli Interni ha detto:

“Questi attraversamenti sono completamente inaccettabili e abbiamo raddoppiato gli sforzi con le autorità francesi aumentando le pattuglie sulle spiagge, la condivisione di informazioni e gli investimenti nella sorveglianza nei mesi estivi. Grazie a queste misure, quest’anno abbiamo ottenuto che oltre 5.000 persone venissero respinte dai francesi prima della traversata.”

L’ennesima dimostrazione – sempre che ce ne fosse bisogno – che di “migranti” o di “rifugiati” o di “sfollati” o altro, molti governi hanno capito ben poco. Preferiscono fare scelte assurde per far fronte a bisogni politici contingenti. E rilasciare dichiarazioni che poco hanno a che vedere con i reali spostamenti di migliaia di persone.

Migranti, rifugiati, sfollati, ma pur sempre e prima di ogni altra cosa, uomini, donne e bambini.