Nel 2021 i migranti sono aumentati (nonostante le barriere alle frontiere)

Editoriale
I numeri

Come sempre, a fine anno si fa un bilancio di cosa è accaduto. Anche per i migranti. Secondo i dati dell’UNHCR il numero dei migranti registrati nel 2021 sono stati più di 84 milioni. Un numero maggiore rispetto al 2020. Ma anche rispetto al 2019, ovvero prima della pandemia. Ma il loro numero potrebbe essere molto maggiore. Quasi cento milioni di persone sono state costrette a lasciare le proprie case, il proprio paese. Ai migranti degli anni passati si sono aggiunti “nuovi” migranti. Questo nonostante le limitazioni imposte a causa del COVID-19. Secondo il direttore generale dell’Agenzia delle Nazioni Unite per le migrazioni (IOM), Antonio Vitorino, il mondo sta “assistendo a un paradosso mai visto prima nella storia umana”. “Miliardi di persone sono state effettivamente bloccate dal COVID-19, ma decine di milioni sono state costrette a migrare all’interno del proprio paese”, ha detto presentando il Rapporto sulla migrazione mondiale dell’IOM.

fonte: Statista – The Armed conflict location
Guerre

Tra le principali cause che hanno portato le persone a migrare ci sono le guerre. Il 2021 ha visto il mondo in guerra. Si combatte in tutti e cinque i continenti, ma soprattutto in Africa. A dirlo è l’ultimo rapporto dell’International Crisis Group. C’è guerra in Libia, nel Mali, nella Costa d’Avorio, in Guinea. E poi nella regione etiope del Tigray, dove gli scontri, nel 2021, hanno causato massicci spostamenti, come ha dichiarato l’UNHCR che ha parlato di persone fuggite che hanno cercato di attraversare il Sudan portando con se solo i vestiti che indossavano. Molti i migranti fuggiti dai campi eritrei che sono stati bruciati. E poi in Medio Oriente: in Siria, in Libano, nello Yemen e in Iran.

In Afghanistan: anche prima che i talebani prendessero il controllo del paese, la situazione era peggiorata. E un quarto di milione di persone erano state costrette a fuggire altrove (portando il totale degli sfollati interni a 3,5 milioni). Critica la situazione anche in America. L’UNHCR ha parlato di una situazione “senza precedenti”. Quasi un milione di persone hanno lasciato le proprie case a causa della mancanza di opportunità, della criminalità organizzata, delle devastazioni della pandemia di COVID-19 e dei cambiamenti climatici. Le promesse degli USA di essere compassionevoli non sono state mantenute: i porti di ingresso sono stati chiusi e le autorità di frontiera hanno espulso centinaia di migliaia di persone in Messico e in altri paesi di origine. A volte ricorrendo a metodi che violavano i diritti umani dei migranti.

Come la Libia, in Africa, e la Turchia, in Europa, anche il Messico è diventato un paese di transito. Nel 2021, sono state registrate circa 100.000 richieste di asilo. Un nuovo record. Molti i migranti provenienti dal Venezuela, sempre sull’orlo del collasso socio-economico nonostante sia il paese con le maggiori riserve di petrolio del pianeta.

Il numero dei morti nel tentativo di raggiungere una nuova patria ha raggiunto nuovi record. Nel Mar Mediterraneo, da sempre rotta privilegiata per migranti diretti in Europa, solo nei primi sei mesi del 2021 sono stati almeno 1.140 i migranti morti. A questi si sono aggiunte le persone annegate nel Canale della Manica. Secondo le autorità francesi, nel 2021, sono state oltre 31.000 le persone che hanno tentato la traversata tra Francia e Regno Unito (7.800 sono state salvate in mare).

fonte: Middleeastmonitor
I migranti come strumento geopolitico

In tutto il mondo, nel 2021 si sono aperti nuovi “focolai” di migranti. Come quello tra Bielorussia e Polonia. E anche in questo caso, i migranti sono diventati merce di scambio politica. L’UE ha accusato la Bielorussia di aver deliberatamente aiutato i migranti ad attraversare illegalmente il confine con la Polonia – accusa che la Bielorussia ha negato – in rappresaglia contro le sanzioni imposte dal blocco sulla base di presunte violazioni dei diritti umani tra le enormi proteste a seguito delle contestate elezioni presidenziali del 2020.

…o manodopera a basso costo

Anche lo sfruttamento e la tratta di esseri umani sono causa di migrazioni. La schiavitù moderna è più diffusa che mai: secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), decine di milioni di persone nel mondo sono vittime di lavoro forzato, lavoro coatto, lavoro minorile forzato, schiavitù sessuale e schiavitù involontaria. Si tratta di una minaccia “multidimensionale” diffusa anche nell’Europa sudorientale, nell’Eurasia e in Africa. Nonostante gli sforzi per eliminare questo problema, ancora oggi sono quasi settanta i paesi che non rispettano gli standard minimi per l’eliminazione della tratta di esseri umani (Algeria, Bielorussia, Belize, Burundi, Repubblica Centrafricana, Comore, Guinea Equatoriale, Eritrea, Gambia, Guinea-Bissau, Iran, Corea del Nord, Kuwait, Libia, Isole Marshall, Mauritania, Russia, Sud Sudan, Siria, Tailandia, Venezuela, Yemen, Zimbabwe, ma anche Antigua e Barbuda, Bolivia, Botswana, Bulgaria, Burkina Faso, Birmania, Cambogia, Cina, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica del Congo, Costa Rica, Cuba, Gibuti, Egitto, Gabon, Gabon, Ghana, Guinea, Guyana, Haiti, Giamaica, Laos, Libano, Lesotho, Malesia, Maldive, Mali, Mauritius, Namibia, Pakistan, Papua Nuova Guinea, Qatar, Arabia Saudita, Saint Vincent e Grenadine, Isole Salomone, Sri Lanka, Sudan, Suriname, Tanzania, Timor Est, Trinidad e Tobago, Tunisia, Turkmenistan, Ucraina, Uzbekistan).

Ma di questo problema non parla nessuno: si preferisce parlare di olimpiadi, di petrolio, di risorse minerari importanti (come il coltan).

I migranti climatici

Nel 2021, è stato registrato anche un notevole aumento dei migranti climatici. I dati dell’UNHCR mostrano che, nell’ultimo decennio, le crisi legate al clima hanno innescato più del doppio degli sfollamenti rispetto ai conflitti e alla violenza. Anche da paesi dove si pensava che la causa delle migrazioni fosse la guerra. Oggi circa un quarto della popolazione mondiale deve far fronte a un’estrema carenza d’acqua.

In Yemen, in India, nell’America centrale, nel Sahel africano e in molte altre aree del pianeta. Questo causa conflitti, disordini sociali e scontri violenti. E migrazioni. “Se non c’è acqua, la gente comincerà a muoversi. Se non c’è acqua, i politici cercheranno di metterci le mani sopra e potrebbero iniziare a combattere”, ha detto Kitty van der Heijden, responsabile della cooperazione internazionale del ministero degli Esteri olandese. Secondo il World Resources Institute (WRI), almeno 17 paesi al mondo affrontano livelli di stress idrico “estremamente elevati”. E più di due miliardi di persone vivono in paesi che soffrono di stress idrico “elevato”. Una situazione che, in assenza di misure adeguate, non potrà che peggiorare. E far aumentare il numero dei migranti.