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A Trieste c’è chi sostiene i migranti mentre le autorità li respingono

Nel Mondo

Lampedusa, la Sicilia, le coste della Puglia e della Calabria. Sono tanti i luoghi di arrivo e transito in Italia di quei migranti che decidono di partire alla volta dell’Europa. Ma non tutti sono raccontati allo stesso modo.

Nell’immaginario comune che dipinge oggi il viaggio del migrante c’è sempre uno sbarco. Ma in centinaia arrivano in Italia in altri modi. Molti, ad esempio, seguono la rotta balcanica, che li porta a passare da Trieste, città al confine con la Slovenia e punto di snodo verso il nord-Europa.

Proprio qui c’è un’organizzazione che sostiene le persone migranti in transito e che si chiama Linea d’ombra.

Si tratta di un’organizzazione di volontariato, nata grazie a Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi, col «fine di raccogliere fondi per sostenere le popolazioni migranti lungo la rotta balcanica e ovunque potrà esserci bisogno».

Ma l’esperienza di chi questa associazione la porta avanti ha radici più antiche. I due, infatti, hanno iniziato a praticare la cura di strada nel 2015 a Pordenone: «Vedevamo arrivare i ragazzi della prima rotta balcanica in condizioni terribili, con i segni delle torture, i morsi dei cani, le piaghe per il viaggio», ci spiega Lorena Fornasir, presidente di Linea d’ombra, «Non potevamo andare a casa come se nulla fosse».

Lorena e Gian Andrea decidono così di andare in Bosnia, lì dove ha inizio la parte più difficile della rotta, fatta di violenze, torture, respingimenti. Ci vanno per capire e per solidarizzare, per non rimanere indifferenti. In Bosnia ci tornano spesso e portano avanti le prime collaborazioni con diverse organizzazioni e con le volontarie bosniache in loco, mentre pian piano si attivano in Italia dove si forma una comunità solidale con le persone in transito.

Nel 2018 si spostano da Pordenone a Trieste e ricominciano a pratica la cura di strada, perché anche nel capoluogo friulano arrivano ogni giorno persone migranti dirette verso il nord-Europa. La risposta della città è buona e si crea pian piano una rete di persone che ogni pomeriggio si ritrova in piazza della Libertà e che nel 2019 decide di diventare l’associazione Linea d’ombra.

Qui gli attivisti, fra cui vi sono anche le mediche di Strada Si.Cura, forniscono assistenza sotto più punti di vista: cure delle piaghe su piedi e gambe, visite mediche, cibo e vestiti puliti, scarpe nuove. Perché spesso quelle con cui i migranti arrivano sono ridotte in brandelli.

«Il nostro è un gesto soprattutto politico, la nostra pratica di cura e di accoglienza significa ridare dignità a queste persone, significa dire “tu esisti”», commenta Lorena, che fin dall’inizio si è impegnata nel curare le piaghe dei piedi dei migranti, uno di quei segni visibili delle sofferenze vissute. «La cura riguarda tutto, non soltanto il corpo, ma anche la psiche: cerchiamo dunque di avere un contatto anche psicologico con queste persone, del riconoscimento dei loro diritti, del legame di fiducia che cerchiamo di instaurare con loro, della raccolta delle loro storie».

L’impegno dei solidali, infatti, sta anche nel monitorare ciò che succede e denunciare quando necessario, come nel caso dei respingimenti illegali.

Intensificatisi quest’estate ma iniziati già da tempo, i respingimenti illegali al confine fra Friuli e Slovenia sono stati denunciati anche dall’Asgi e costituiscono una palese violazione del diritto internazionale. Numerosi migranti – anche alcuni fra coloro che vorrebbero fare richiesta d’asilo – vengono intercettati dalle forze dell’ordine e riportati in Slovenia, da dove a loro volta vengono rispediti in Croazia e poi in Bosnia. Alcuni ci riprovano, altri rimangono bloccati nei campi in Bosnia, impossibilitati a ripartire ma anche a tornare indietro.

Per questo Linea d’ombra e altre organizzazioni stanno creando una rete di solidarietà interconfinaria, che va dal Nord-est al Nord-ovest dell’Italia e che cerchi di dare quella risposta che le istituzioni non danno. «Qui le amministrazioni oscillano fra il far finta che i migranti non esistano e il contrastare chi offre aiuto e solidarietà», ci spiega Paola Spinelli, attivista di Linea d’ombra. Che ci racconta di come lo scorso 24 ottobre la prefettura abbia autorizzato una manifestazione di estrema destra proprio in piazza della Libertà, per poi caricare i solidali che pacificamente si stavano opponendo.

Inoltre, «il covid è stato il pretesto per far peggiorare la situazione: prima la comunità di San Martino al Campo gestiva un centro diurno per senzatetto qui a Trieste, molto importante per tutti quei migranti transitanti che avevano così la possibilità di lavarsi e trovare un riparo durante il giorno prima di ricominciare il viaggio», continua Paola, «Adesso l’amministrazione comunale lo ha fatto chiudere ed è diventato un dormitorio per senzatetto, che però non è abbastanza, anche perché è stato chiuso anche l’Help Center – che smistava le richieste – dal momento che il Comune non lo ha rifinanziato».

A sostenere, curare, ridare umanità e speranza rimangono dunque le realtà dal basso, fatte da tutte quelle persone che non si fanno abbindolare dalla retorica populista anti-immigrazione e decidono quindi di fare la differenza con le parole e con i corpi.

La solidarietà qui non è solo teoria: è pratica politica, è lotta quotidiana, è cura. È capacità di riconoscersi nell’altro che si trasforma in azione.