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Accordi Italia Libia rinnovati: vergogna della democrazia

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Ci sono stata solo tre mesi, ma durante questi tre mesi ogni donna ha avuto il suo giorno per essere violentata” oppure “ci davano scosse elettriche, ci picchiavano a sangue e noi dovevamo sopravvivere”. Questo è quello che succede ogni giorno nei lager libici dove vengono bloccati i migranti e che il nostro paese, con gli accordi Italia Libia, sta finanziando.

Lo scorso 16 luglio, infatti, la Camera ha confermato i finanziamenti alla Libia secondo il Memorandum d’intesa firmato nel febbraio 2017, già confermati in data 7 luglio dal Senato.

Cosa sono gli accordi Italia Libia?

Facciamo un passo indietro. Nel febbraio 2017 l’Italia, allora governo Gentiloni con Minniti Ministro dell’Interno, firma il Memorandum d’intesa con la Libia.

Con questi accordi, l’Italia si impegna a sostenere economicamente e logisticamente le autorità libiche nel respingimento dei migranti che tentano la traversata del Mediterraneo. In particolare, molti dei fondi vanno a finanziare la Guardia Costiera libica in modo diretto e attraverso un supporto tecnico.

Dall’altra parte, la Libia si sarebbe impegnata nell’adeguamento di quelli che il Memorandum chiama “centri d’accoglienza” – ma che altro non sono che centri di detenzione e luoghi di tortura – e nella formazione del personale di questi centri.

Inoltre, entrambe le parti si sarebbero dovute impegnare nell’avvio di programmi di sviluppo sul territorio e nel sostegno alle ONG locali.

Le critiche agli accordi Italia Libia

Inutile dire che le parole del Memorandum non rispecchiano la realtà dei fatti, che è stata smentita dalle numerose inchieste su quello che accade nei centri di detenzione e sulla Guardia Costiera libica.

Da un lato, sono tantissime le testimonianze di uomini e donne che descrivono le torture e i trattamenti disumani cui sono sottoposti all’interno di questi centri, che non sono cambiati dal 2017 in poi.

Dall’altro, proprio la Guardia Costiera libica è accusata di essere formata dalle milizie che speculano sul traffico di esseri umani e che sono proprio coloro che alimentano il fenomeno migratorio e ne traggono guadagno.

In poche parole, gli oltre 58 milioni del rinnovato Memorandum d’Intesa vengono spesi in questo modo.

Per questo numerose associazioni, collettivi e anche parlamentari si sono dichiarati contrari alla firma degli accordi Italia Libia e continuano a fare opposizione, a protestare contro qualcosa che in una democrazia vera non dovrebbe esistere.

La gestione securitaria dei flussi migratori iniziata negli ultimi anni – ben prima di Salvini – cozza fortemente con i principi democratici di cui il paese Italia e in generale le democrazie occidentali si vantano. Di fronte a quello che viene visto unicamente come un pericolo – e cioè lo straniero, l’altro – cede qualsiasi principio di solidarietà e mutuo appoggio in virtù di una stretta securitaria ed escludente.

Ne sono ben consapevoli molti cittadini e cittadine che invece oggi spingono per una gestione diversa dei flussi migratori, che consideri la libertà di movimento un pilastro a cui una democrazia non può rinunciare.

Proprio per questo, oggi A Buon Diritto, Ero Straniero e Mediterranea Saving Humans hanno organizzato un presidio in piazza San Silvestro a Roma: si chiede non soltanto il blocco dei finanziamenti alla Libia, ma anche una gestione diversa dei flussi migratori e la possibilità di aprire corridoi umanitari. Affinché la parola democrazia riacquisti significato. E non vi siano più sommersi e salvati, ma soltanto i secondi.